Quando RICKY MANTOAN trasportò la Storia valdostana a Nashville

mantoan-attachment-1In Valle d’Aosta aveva molti amici Ricky Mantoan, morto il 14 dicembre 2016, a causa dello scoppio di un aneurisma aortico. Pochi giorni prima, il 4 dicembre, aveva compiuto 71 anni, gran parte dei quali dedicati alla musica. Soprattutto quella popolare americana, sulla quale si era formato, ma, anche, al rock e alla musica antica (suonava l’arpa nel gruppo Canavisium moyen age).

branco-selvaggio .jpgIl suo nome è legato soprattutto al Branco Selvaggio, la band con la quale, a partire dal 1978, si è mosso, con coerenza e bravura, fra country rock e psichedelica. Considerato un caposcuola alla pedal steel guitar (per la quale ha scritto il primo manuale in lingua italiana), a cavallo tra gli anni ’80 e ’90 ha partecipato ai tour di famosi musicisti americani come Skip Battin, Sneaky Pete Kleinow, Gene Parsons e Roger McGuinn. L’ultima grande gioia gliel’ha data Zucchero, chiamandolo, il 7 giugno scorso, a suonare la pedal steel con lui all’Arena di Verona nel suo “Black cat” tour.

mantoanpaysNel 1996 Mantoan aveva realizzato il CD “Le pays natal” nel quale aveva rielaborato musicalmente testi di Valdo Azzoni e canzoni di Claudio Magnabosco che parlavano di personaggi della storia recente valdostana. «Sono una serie di canzoni nate per far meglio conoscere ai valdostani alcuni personaggi della storia recente della Valle.- aveva spiegato Magnabosco, ispiratore dell’operazione- Ho fatto sentire “Federico” a Ricky e lui l’ha arrangiata come l’avrebbero fatta i Byrds.» schermata-2016-12-14-alle-22-33-56Oltre che lo storico Federico Chabod, contestato per aver voluto un’autonomia troppo “italiana”, le canzoni hanno per protagonisti Lino Binel, che finì in un lager per le sue idee (“Quel chabod-fgiorno nascerà la nuova Europa”); Albert Deffeyes, che associò al suo impegno culturale un tenero affetto per la regima Maria Josè (“La scuola bianca come un quaderno”); Joseph Marie Trèves, che esortava tutti ad essere fieri della propria identità; Emile Chanoux, assassinato dai fascisti, e suo figlio (Emile anche lui), morto suicida alcuni anni fa (“Il volo”).

Tra i momenti migliori “Il y a des peuples”, il cui testo è costituito dalle parole di Emile Chanoux riprodotte nel pannello che si trova nella sala del Consiglio Regionale, le strumentali “Le pays natal” e “Montagnes valdôtaines” e “En memorie des salasses vaincus” che parla dei Salassi, gli antichi progenitori, sconfitti ma mai domati, deportati in terre lontane a consumarsi nella fatica e nei ricordi come i moderni emigranti.

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