C’ERA UNA VOLTA (3) 14 luglio 1996: nasce “AOSTA CLASSICA”

Farulli-Salomone-Faja9614lugfarulliJung avrebbe, forse, parlato di “coincidenza significativa”. E’, comunque, simbolico che l’avventura della Scuola di Musica di Fiesole in Valle sia iniziata il 14 luglio, lo stesso giorno in cui, nel 1789, con la presa della Bastiglia, era scoppiata la Rivoluzione Francese. Rivoluzionaria, nel suo piccolo (e per la Valle), si è, infatti, rivelata anche “Aosta Classica”, la rassegna legata per dieci anni allo stage estivo della Scuola e dell’Orchestra Giovanile Italiana che ha fatto il suo debutto  proprio il 14 luglio 1996, con l’esecuzione alle Porte Pretoriane di Aosta del Quintetto per clarinetto di Brahms. Non è, forse, un caso che anche quella volta tutto sia partito “dalla strada”: invece di rimanere asserragliata nei luoghi deputati alla musica, Fiesole cercò, infatti, di andare incontro alla città proponendo concerti anche nella Piazzetta des Franchises, a Piazza Roncas, sotto i portici di Piazza Chanoux, all’Ospedale Regionale. I puristi, all’epoca, storsero Ogi96il naso nel sentire la “loro” musica contaminata dalle voci e dai suoni della vita di tutti i giorni, molti aostani capirono invece- forse per la prima volta- che quella musica nella loro vita non poteva mancare. Da quel 1996 la dolce ala della giovinezza (e bravura) del centinaio di musicisti che per dieci estati sono arrivati in Valle per lo stage, è riuscita a risvegliare ad Aosta un interesse verso la musica classica ormai sopito da troppi concerti all’insegna della ritualità e della noia. Era stato il musicista aostano Paolo Salomone a fare da “ruffiano” tra Piero Farulli, fondatore della Scuola e per trentadue anni viola del mitico OGICattedrale96“Quartetto Italiano”, e l’allora Sindaco di Aosta Pierluigi Thiebat, divenuto un convinto sostenitore dell’iniziativa. Un  merito lo ebbi anch’io consigliando a Salomone di affidarsi per l’organizzazione alla società “Opere Buffe” di Francesco Battisti, il cui apporto è stato fondamentale per la crescita di una rassegna che ha continuato a svilupparsi anche dopo essersi staccata dalla Scuola di Fiesole e dalla sua Orchestra Giovanile Italiana, tanto che quest’anno, raggiunta  la quattordicesima edizione, ha in cartellone nomi come James Taylor, Chick Corea, Gary Burton, Roy Paci, Ivo Pogorelich e tanti altri. Rimane, comunque, ineguagliabile l’emozione che il 19 luglio 1996 diede l’esecuzione della stravinskiana “Sinfonia di Salmi” in una Cattedrale di Aosta stracolma  ad opera dei 97 giovani dell’Orchestra Giovanile Italiana, diretti da Vinko Globokar, con il supporto del “Coro Polifonico di Aosta” e del “Coro Filarmonico Ruggero Maghini” . «Mi sono venuti i brividi» confessò un sacerdote presente. Emozione, fortunatamente, catturata in una videocassetta realizzata dalla Sede Regionale RAI della Valle d’Aosta diretta da Carlo Romeo.

VINKO GLOBOKAR: musicista classico, ma non troppo

globokar-p4220102E’ un musicista classico, ma non troppo. E’ suo, per esempio, il trombone solista nella colonna sonora del film “Les parapluis de Chebourg”. Ma ha, anche, accompagnato Edith Piaf, Charles Aznavour e Maurice Chevalier. E nelle caves di Saint Germain des Pres ancora ricordano sue infuocate jam session con Lucky Thompson e Kenny Clarke. Chi è, dunque, lo sloveno Vinko Globokar? «Io suono il trombone, compongo, insegno, dirigo e scrivo libri.- risponde – Tutto ciò perché ho capito che i progressi in un campo aiutano anche negli altri. Per inventare musica bisognerebbe prendere un elicottero e salire in alto per vedere cosa c’è intorno al campo della musica: dalla filosofia alla letteratura. Gli stimoli creativi, più che dalla musica, vengono dalle cose che hanno a che fare con la vita. La cosa che non sopporto è essere catalogato come un uomo unidimensionale. Purtroppo, però, in una società, come quella attuale, che privilegia gli specialisti, chi fa tante cose non è apprezzato, e, perfino Leonardo da Vinci sarebbe considerato un dilettante». Qual’è la sua risposta ad Adorno che sosteneva che dopo Auschwitz non si potesse più fare musica? «Penso che oggi la musica non può prescindere dal sociale e deve avere sempre dietro una filosofia. La mia estetica è partita dal fatto che volevo far parlare il trombone. La cosa è ardua, ma l’intenzione è più importante del risultato, questo si potrà, pure, rivelare completamente diverso dall’idea ma sarà, in ogni caso, nuovo».