Il suono che (in)canta del trombone di MASSIMO LA ROSA

Per il giovane Massimo La Rosa era bello, a metà degli anni Ottanta, andare in giro con la banda per la sua Belmonte Mezzagno e paesi vicini, suonando a processioni e feste varie. Ancor più quando, fermatisi in piazza, attaccavano Rossini, Verdi e tutte quelle belle arie che piacevano alla gente. Un piacere che a Giuseppe è rimasto anche oggi che, trentasettenne, è uno dei migliori trombonisti del mondo e suona, come trombone principale, nella Cleveland Orchestra, una delle migliori orchestre del mondo. Lo conferma il programma del concerto che il 28 aprile ha tenuto, con la pianista Roberta Menegotto, nel Salone Ducale del Municipio di Aosta. «E’ il primo concerto in Italia da quando, nel 2007, sono andato negli Stati Uniti.- ha spiegato- Anche in questo caso, oltre a brani del repertorio trombonistico, ho suonato trascrizioni di pezzi celebri per far capire alla gente che col trombone si può suonare tutto.» 

Accanto a brani di Pergolesi, Weber e Sulek, si sono, infatti, ascoltate le trascrizioni della Sinfonia dal “Barbiere di Siviglia” di Rossini (prima versione per trombone tenore), della prima Suite per violoncello di Bach e dell’Adagietto dalla Quinta Sinfonia di Mahler. «Mi piace rischiare per tirare fuori da ogni concerto qualcosa di nuovo. -ha confessato Massimo- E se sfida ci deve essere che sia completa, come nel caso di Bach e, soprattutto, di Mahler che ho registrato a Cleveland con la pianista Elisabeth DeMio in un cd che, non a caso, si intitola “Cantando”.» L’occasione del concerto è stata la masterclass, organizzata da Stefano Viola, che La Rosa ha tenuto dal 27 al 29 aprile, nella Sala dell’Hôtel des Etats, per l’Istituto Musicale Pareggiato. «Spero di trasmettere ai ragazzi la lezione che i sogni di possono realizzare. Il mio era di suonare in un’orchestra americana e ci sono riuscito. Più che il talento sono importanti i sacrifici e, più che la tecnica fine a se stessa, il suono dello strumento. Il mio lavoro giornaliero consiste nel pulirlo sempre più, perché è come avere un negozio: se tieni bella pulita la vetrina le persone possono apprezzare meglio le cose che vendi, sennò non lo guardano nemmeno.» Il concerto aostano si è concluso con il bis di uno struggente “Intermezzo” dalla “Cavalleria rusticana”, interpretato in solitudine e dedicato al 51° anniversario delle nozze dei genitori.                                                                    

 

CONCORSO INTERNAZIONALE PER TROMBA E TROMBONE ad Aymavilles(AO)

22 MAGGIO 2009    AUDITORIUM DI AYMAVILLES (AO)

TROMBA

1° premio Enrico NEGRO

2° premio Serena BASANDELLA

3° premio Laszlo MOLNAR

TROMBONE

1° premio non assegnato

2° premio Jean Sébastien SCOTTON e Arabella BRAYER

3° premio Christelle MOUCHON e Nir EREZ

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Tromba e Trombone P5220012Jean Sebastien Scotton P5220079Serena Basandella P5220096Nir Erez P5220016Alex Elia P5220032Christelle Mouchon P5220159Maxime Chevrot P5220116P5220007

VINKO GLOBOKAR: musicista classico, ma non troppo

globokar-p4220102E’ un musicista classico, ma non troppo. E’ suo, per esempio, il trombone solista nella colonna sonora del film “Les parapluis de Chebourg”. Ma ha, anche, accompagnato Edith Piaf, Charles Aznavour e Maurice Chevalier. E nelle caves di Saint Germain des Pres ancora ricordano sue infuocate jam session con Lucky Thompson e Kenny Clarke. Chi è, dunque, lo sloveno Vinko Globokar? «Io suono il trombone, compongo, insegno, dirigo e scrivo libri.- risponde – Tutto ciò perché ho capito che i progressi in un campo aiutano anche negli altri. Per inventare musica bisognerebbe prendere un elicottero e salire in alto per vedere cosa c’è intorno al campo della musica: dalla filosofia alla letteratura. Gli stimoli creativi, più che dalla musica, vengono dalle cose che hanno a che fare con la vita. La cosa che non sopporto è essere catalogato come un uomo unidimensionale. Purtroppo, però, in una società, come quella attuale, che privilegia gli specialisti, chi fa tante cose non è apprezzato, e, perfino Leonardo da Vinci sarebbe considerato un dilettante». Qual’è la sua risposta ad Adorno che sosteneva che dopo Auschwitz non si potesse più fare musica? «Penso che oggi la musica non può prescindere dal sociale e deve avere sempre dietro una filosofia. La mia estetica è partita dal fatto che volevo far parlare il trombone. La cosa è ardua, ma l’intenzione è più importante del risultato, questo si potrà, pure, rivelare completamente diverso dall’idea ma sarà, in ogni caso, nuovo».