CD NEWS (6) – “Dzenta Vallaye” di PHILIPPE MILLERET (2014)

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Il 29 novembre scorso il cantautore patoisant Philippe Milleret ha festeggiato i 34 anni presentando, a La Cave di Aosta, “Dzenta Vallaye”, il suo terzo cd, registrato e arrangiato da Simone Momo Riva nel suo TDE studio.

1  Milleret 2014-07-27 15.53.35E’ stata una serata “esagerata” per durata ed ospiti (tra gli altri alcuni membri de L’Orage), come “esagerato” è Milleret, un tipo che non ama le mezze misure.

Lo ha dimostrato negli sport praticati (è stato campione italiano di braccio di ferro) e nell’impegno politico (da leader della contestazione studentesca del 1998 agli esami di maturità a fondatore del movimento indipendentista Pays d’Aoste Souverain). Ma, tutto sommato, Philippe è esagerato anche nella musica, teso com’è a coinvolgere il pubblico in un’atmosfera festosa con canzoni in cui canta ciò che è.

1 Elena Piera Frezet P1360629 copyFesta che si respira anche nelle 10 tracce di “Dzenta Vallaye”. «Negli ultimi tre anni ho fatto un centinaio di live ed ho capito che la gente vuole cantare e ballare.- spiega Philippe- Quasi tutte le canzoni del cd sono state testate dal vivo e scelte per il riscontro avuto, oltre che registrate quasi in presa diretta per preservarne la spontaneità

Tra le più gettonate dal vivo ci sono, naturalmente, le tre cover di classici patoisant (“Dzenta Vallaye”, “Desarpa’n’roll” e “Beurta buitche d’eun rat”, quest’ultima parodia di “Speedy Gonzales”), attualizzate con le coinvolgenti ritmiche country ska, rock’n’roll e reggae che caratterizzano i restanti brani originali.

Milleret 8856285_4182341257558100357_nSarebbe, però, riduttivo etichettarlo come un cantante folk patoisant, perché nel cd si intravede il tentativo di imboccare nuove direzioni.

Per quanto riguarda i testi, per esempio, usa per la prima volta l’italiano in due brani (lo swing “Sogno d’autunno”, dedicato alla compagna, ed il rock “Cosa mi fatto baby?) e approfondisce l’impegno sociale nel blues “La rova di ten (La ruota del tempo)” (che mette in guardia dai pericoli del progresso tecnologico) e nella ballad d’atmosfera “Rapellade-Vo” (che parla della solitudine degli anziani abbandonati nelle case di riposo). Nell’iniziale “La Grandze didateucca (La fattoria didattica)” parla, poi, della sua esperienza con le scolaresche che visitano Le Bonheur, l’agriturismo che gestisce a Fenis.

Musicalmente, invece, la “cura Momo Riva” ha segnato una sterzata dal rock-blues canonico verso atmosfere funky che, in particolare, infiammano “L’Armando” (che racconta la sbornia di un suo amico deejay), mettendo in risalto la bravura dei musicisti della band che l’ha accompagnato nel cd: il tastierista Ivan Colosimo, la batterista Elena Frezet e il bassista Marc Magliano.


Successo per “TdE for 5″, la vetrina delle produzioni del TdE studio di SIMONE “MOMO” RIVA

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1 Milleret phontoPer anni Simone Momo Riva è stato all’ombra di Naif Hérin. Con lei, nel 2002, ha messo su il TdE Studio di Vignil di Quart, che, da laboratorio dove nasceva la musica della cantautrice, tre anni fa si è aperto ad altri artisti .

Da allora è dietro le produzioni dell’etichetta TdEproductionZ, di cui è il direttore artistico.

1 Macho phontoUn corposo assaggio del buon lavoro che sta facendo si è avuto il 21 gennaio nel corso dell’evento “TdE for 5” svoltosi al Birrificio B63 di Aosta. Durante i due set, pomeridiano e serale, in cui sono sfilati cinque gruppi (Autoscatto, Il Tusco, Mercanti di note, Macho Camacho e Philippe Milleret con la Folk’n’roll band) Momo è rimasto, come sua abitudine, confuso tra il pubblico.

1 Mercanti phontoE lì sarebbe rimasto se Milleret non l’avesse chiamato sul palco per sostituire, in una versione funky di “L’Armando”, la batterista Elena Frezet. E’ allora che è venuto fuori il musicista che c’è in lui: uno che sa il fatto suo, ma preferisce metterlo al servizio dei compagni d’avventura. Sul palco come in studio, dove sa  regolare, filtrare ed equilibrare le intenzioni dei musicisti,. Un po’ quello che fa, nell’orecchio, la Tromba di Eustachio, da cui, non a caso, lo studio (che attualmente si trova a Saint-Christophe) ha preso il nome.

Il fusco 3583_84047880438913737_nE’ Momo ad aver dato nuovo smalto ai Macho Camacho rimasterizzando loro materiale degli anni Ottanta nel cd “Adelante Muchacho! The Demo Tapes”. Ed è sempre lui ad aver aiutato gli Autoscatto di Alberto Neri a trovare il suono personale di “Via del Paradiso Grande”. Per non parlare dell’eclettismo che gli ha permesso di passare dalle atmosfere patoisant del cd “Dzenta Vallaye” di Philippe Milleret al rock mediterraneo di “Burattino” dei Mercanti di Note. Per il disco solista di Diego Tuscano, in arte Il Tusco, s’è, invece, limitato al mastering ed alla produzione de brano “Le Parole”. Un bel ventaglio di proposte che alla prova del live hanno confermato quanto di buono si era ascoltato nei cd (anche grazie al buon lavoro del fonico Andrea Frassy). E, nonostante un accenno di nevicata, è stato folto (e “stupendo”, come l’ha definito Alberto Neri)  il pubblico accorso.

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CD News (2): “Metamorfosi” di Naïf Herin (2015)

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1 naif herin-copertina cd metamorfosiL’eliminazione dalle selezioni per il Festival di Sanremo 2013 e la fine di un rapporto sentimentale hanno segnato uno spartiacque nel percorso artistico ed umano della cantautrice valdostana Naïf Herin.

Da lì è partito il cambiamento che si respira nel suo quinto cd, Metamorfosi”, pubblicato il 20 gennaio su tutte le piattaforme digitali (per le copie fisiche, con la grafica di Francesco Stefanini e le foto di Annalaura Masciavè, bisognerà, invece, aspettare qualche giorno).

1 Naif Herin bw 2014-08-02 00.36.21A precederlo, il 13, è stata la pubblicazione su YouTube del singolo “Métamorphose, brano che inneggia, in francese, al cambiamento, passando, musicalmente, da atmosfere classicheggianti a pulsanti suoni elettronici.

Sono le due anime che caratterizzano anche il sound, elaborato con l’aiuto di Simone Momo Riva (per il lato pop-rock) e Federico Marchetti (per gli archi), delle 12 canzoni di un cd dalle atmosfere, quanto mai cangianti. Perché, come canta in “Poveribelli”, “la diversità è la vera più grande ricchezza”, per cui, a rischio di disorientare il pubblico più pigro, la cantautrice non si fa mancare niente. Dalle esplosioni di energia che trasmettono le persone speciali (“Boom”), alle pulsioni erotiche di “Un bel limone”, dall’esperienza del volo come rito di maturazione (“Viaggio zero”) all’illuminazione di Tu sei un miracolo” (che vanta la partecipazione del celebre coro Le Mystère des Voix Bulgares).

1 Naif Herin bw phontoDove, però, la sua “voglia di spaccare il muso al cielo” si esalta è nei brani musicalmente più introspettivi. A cominciare da “Aspettando l’aurora”, sulle cui inquiete armonie classicheggianti, canta: “volevo imparare ad amare e invece ho imparato a piangere. Volevo imparare a vincere e invece ho imparato a vivere.” O nella ballad “Ti auguro il meglio” in cui canta le parole più difficili da dire quando una storia finisce: “lo so che ti manco perché anche tu manchi a me.” O, infine, dove traccia bilanci artistici (”Tenco è morto”) ed umani (“30 anni”) di una spietata lucidità (“Eccomi qui a trent’anni con un presente da precario, un passato da esordiente ed un futuro da coglio…”).

1 naif-herin blog _1D’altronde la musica, quella vera, non può mentire (“sennò sarai scoperto” canta in “Tenco è morto”), e le canzoni del cd hanno conservato la spudoratezza del soliloquio intrecciato, in un casale della campagna umbra, con un pianoforte tedesco a fine carriera, Otto, che, qualche mese fa, le ha generate. Un discorso a parte merita la conclusiva, spensierata, “Caterina”, canto propiziatorio perché si accorga di lei Caterina Caselli, mammasantissima di quel mondo discografico italiano in cui Naif Herin si è intrufolata nel corso del recente Capodanno Rai a Courmayeur, dove, alle due passate, ha cantato “Centro di gravità permanente” di Battiato. «Bisognava fare delle cover– spiega- per cui ho scelto un brano del 1981, l’anno in cui sono nata, che anch’esso, all’epoca, segnò la metamorfosi del suo autore.»




CD News (1): “Via del Paradiso Grande” degli Autoscatto (2014)

1 autoscatto 13582692_7310020186693024600_n 1 Autoscatto bn IMG_5499Il nome del gruppo aostano, Autoscatto, e l’uso di bende nere sugli occhi durante i concerti rimanda ad una pruriginosa pratica in auge nei giornali porno degli anni Settanta e Ottanta. Prima dell’avvento degli smartphones coi loro selfies, ai trasgressivi d’antan non rimaneva che affidarsi ai rudimentali autoscatto delle macchine fotografiche, per ritrarsi, in pose a luci rosse, nascosti da mascherine o pecette nere .

1 Autoscatto IMG_20141224_0003Difetto frequente di quelle foto era l’incerta messa a fuoco, un problema che gli Autoscatto non hanno assolutamente avuto per il loro primo cd “Via del Paradiso Grande”. Sia perché le foto dell’elegante grafica di Raffaella Santamaria sono del bravo Giorgio Vigna, sia, soprattutto, perché nei dodici pezzi hanno subito focalizzato un sound estremamente accattivante e personale, in cui, sull’impianto new wave, si inseriscono grintose e dissonanti sonorità del rock anni Novanta, con qualche spruzzata di psichedelia e reminiscenze di ritmi in levare. 1 Autoscatto 04206307_1820108808_o

Vi si riflettono, infatti, le molteplici esperienze di veterani come il bassista salernitano Vincenzo Di Leo, che ha scorazzato per l’Europa con gli Even More Vast. O come il batterista romano Cristiano Cara, che, coi Rising Band si era specializzato in reggae. O, ancora, come Josy Brazzale (chitarra) e Alberto Neri (voce), che hanno alle spalle gruppi che, in Valle, hanno fatto storia come Neurodisneyland e Soluzione.

Autoscatto 05329601943_156850792_n“Innesti di memoria musicale”, come canta Neri in “Jukebox”, che, dopo una pausa di qualche anno, si sono rimessi in gioco, coinvolgendo vecchi e nuovi amici: dal tastierista Paolo Barbero alla cantante Joelle Zaninelli, dal sassofonista Daniele Iacomini a Simone Momo Riva (nel cui studio il cd è stato registrato).

Ne è venuto fuori un bel cd in cui i testi di Neri sono inseriti in atmosfere musicali cangianti in cui si sente l’aspirazione ad una maggiore ricercatezza melodica ed un suo più calibrato intrecciarsi con la ritmica.

1 Autoscatto 10403256_370097436488633_1588201305565137562_nEccoli, quindi, passare dalla dolcezza alla The Cure di “Tonite” alla cantilena surfeggiante di “Quando ero normale”. O, ancora, scandire il ritmo contagioso di “C.D.A. (Comitato delle atrocità)”, che contende il primato di testo più crudo a “Social Clockwork” che parla del progressivo trasferimento della violenza nella realtà virtuale dei social network.

Tra i pezzi più riusciti “Non so stare (lontano da me)”, cover di ‘I can’t escape myself” di The Sound, e la title-track, il cui l’incedere maestoso sottolinea l’ascesa verso la vallata del Gran Paradiso vista da Neri come catartica per liberarsi da “quei fantasmi che mi porto appresso ormai.” Un percorso verso qualcosa di superiore che, nella foto di copertina, è simbolizzato da un cielo che si apre tra cime di alberi.



La sensualità avvolgente di DANEEL OLIVAW nel video di “Cinema Metropol”

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1 PADRIN ELISABETTA ok 1 alle 10.56.25 1R. Daneel Olivaw è un robot umanoide che ricorre nei romanzi dello scrittore di fantascienza Isaac Asimov.

Tra i suoi poteri c’è quello di percepire “direttamente” le menti umane, influendo su di esse a livello emotivo e di memoria. Pur essendo un androide, ha, quindi, una sua “sensualità”, che è quella capacità “avvolgente” di comunicare coi sensi, che, aprendo, crea sintonie e simpatie affettive ed effettive tra esseri umani. Una virtù oggi confusa con la “sessualità”, che, derivando dal latino “sectere o secare”, significa, invece, dividere.

1 Padrin Elisabetta 1 alle 10.55.13Sensualissimo è il video di “Cinema Metropol” appena pubblicato su YouTube dalla cantante aostana Elisabetta Padrin, in arte, non a caso, Daneel Olivaw. «Ho scelto questo nome perché è una figura che ammiro tantissimo.– spiega Elisabetta-Il pezzo parla, in francese, del gioco della sensualità, di quel senso di sfida che c’è quando ci si apre all’altro. Nel ritornello ripeto, infatti: “hai mai giocato a dadi? In effetti tu non hai mai giocato”

1 Daneel 7099506_9215995264365313931_nSensualità sottolineata dal regista Niccolò Bucca che alterna ipnotici primi piani sull’espressivo volto della cantante a voluttuosi indugi su particolari del corpo. Ma sensuale è anche il contrasto tra l’algido pulsare ritmico dell’elettronica di Simone “Momo” Riva, che ha arrangiato e registrato il pezzo nel suo studio TdE, e le infinite nuances della straordinaria voce di Elisabetta.

«Per i pezzi dell’EP che pubblicheremo il prossimo anno– spiega- abbiamo cercato di ottenere il suono più giusto per i nostri gusti. Su questo ho, poi, messo delle frasi di senso compiuto, in francese od in inglese, che rispecchino quei suoni.»

Si tratta della prima esperienza solistica della venticinquenne aostana, che, dopo aver esordito a 8 anni con l’opera “Regina Luce”, ha inanellato una lunghissima serie di collaborazioni nei generi più disparati: dalla canzone d’autore degli Tsin-Aill al metal dei Back to Eternity, dal jazz al teatro-canzone di “Cantata valdostrana”, dalla partecipazione al C.E.T. di Mogol alla registrazione della canzone “Aria nuova” per i terremotati abruzzesi.

CADIO: dalla Cina con tante idee, esperienze ed un nuovo gruppo

1 Cadio (by gaetano lo presti) foto 1

1 Andrea Cadio Cadioli FB IMG_20131218_004748Che Andrea Cadio Cadioli sarebbe arrivato lontano lo si capiva già quando era ancora il “ciuffoso” tastierista dei dARI, e, nelle interviste e sul palco, mostrava una spiccata personalità.

Probabilmente, però, neanche lui immaginava che quel “lontano” sarebbero stati gli 8174 chilometri che separano Aosta da Pechino. E proprio nella metropoli cinese che,grazie ad una borsa di studio, dal settembre 2013 sta frequentando il biennio finale della laurea in Architettura all’Università Tsinghua. «E’ la più prestigiosa della Cina ed una delle 45 migliori al mondo.- spiega il ventisettenne musicista di Saint-Marcel- Sono stato uno dei 10 selezionati in un contest internazionale, e la cosa bella è che otterrò una laurea che vale sia in Cina che in Italia. Se, poi, sono bravo, e conto d’esserlo, a gennaio potrei laurearmi

1 Andrea Cadio Cadioli FB con la Buddha Machine IMG_4709Inevitabilmente scatta la domanda che gli farebbero le migliaia di fans italiane dei dARI, il gruppo valdostano di cui è stato per sette anni uno dei membri più popolari: questo potrebbe preludere ad un ritorno coi dARI? «Sicuramente no,– risponde Cadio senza esitazioni- perché è molto probabile che dopo la laurea io rimanga in Cina. E’ quindi molto più probabile che faccia dei tour musicali coi Les Bruits in Cina piuttosto che coi dARI in Italia

1 Andrea cadio Cadioli  FB 3

 

Les Bruits è il nuovo progetto musicale che Cadio ha messo su con Simone Momo Riva. Un duo di cui su YouTube è visibile il bellissimo video di “Le Faux”, diretto da Alessandro Rota, che fa capire quanto i due abbiano imboccato direzioni musicali distanti dalle esperienze pop precedenti. «E’ un esperimento nato per divertimento nel 2012 e portato avanti nel tempo libero che riuscivamo a ritagliarci.– spiega Cadio- E’ diventato un tritacarne di commistioni e sperimentazioni frutto della nostra fascinazione per tutto ciò che è musica al di là dello strumento e della coerenza musicale. Ne è un esempio la Buddha Machine che ho scoperto qui, un aggeggio in cui sono registrati un’infinità di canti tibetani che aiuta i buddhisti nella pratica del mantra, una forma di trance raggiunta attraverso la ripetizione sonora e linguistica, che, tra l’altro, è quello che cerchiamo nelle nostre canzoni.»

Processed with VSCOcam with f2 presetNe è nato un EP di 4 canzoni, “L’Amour Me Changera”, in vendita su iTunes, in cui Cadio, oltre ad avere scritto i testi, canta. «I testi son nati come flusso di coscienza e così devono rimanere. Sono tutti molto personali e parlano di una persona che è passata nella mia vita e, in qualche modo, continua ad influenzarmi. Sono in francese perché è una lingua che si adatta meglio a questa nostra idea di cercare qualcosa al di là del già battuto.»

Grazie alle nuove tecnologie la collaborazione tra i due musicisti va avanti anche a distanza e porterà a breve alla pubblicazione del video della title track “L’Amour Me Changera”. «E’ divertente– conclude Cadio- perché è un modo diversissimo di lavorare, senza il contatto fisico ma con l’eccitazione del non sapere cosa l’altro ci invierà. Lavoriamo su binari paralleli, che quando si incontrano producono qualcosa di affascinante

FOLLE BANDERUOLA: l’omaggio valdostano alla Mina più folle con PLATINETTE

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1 Loris 9357265848_277239116_oAncor più che il pubblico che, la sera del 23 gennaio, ha affollato l’auditorium della Cittadella dei Giovani di Aosta, a confermare la riuscita del tributo che un gruppo di musicisti valdostani ha reso a Mina è stata una critica apparsa il giorno dopo su Facebook.

Mi hanno detto– ha scritto, infatti, Rossana- che (nella serata) di “Mina” c’era veramente troppo poco.”

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Accusa bislacca,visto che per 75 minuti non si è cantato e parlato d’altro, che però, a ben guardare, confermava come l’obiettivo della serata fosse stato centrato: strappare, cioé, la grande cantante dalle virgolette (“Mina”) di un’immagine stereotipata che in Italia molti hanno. Quella “Mina” legata ad un piú o meno ristretto numero di grandi successi datati che si vuole a tutti i costi risentire tali e quali (nelle sue incisioni d’epoca o, il più fedelmente possibile, da pallidi replicanti).

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Una “Mina” che nell’occasione si è, invece, cercato di “disimbalsamare” puntando sulla follia che, attraversandone la sterminata produzione musicale, le ha permesso di evadere dalla prigione (e dalla noia) di essere sempre sé stessa. Ecco, quindi, il titolo della serata, “Folle banderuola”, lo stesso di un suo successo del 1960, a sottolinearne la “schizofrenia” musicale che ha fatto sì che, accanto alle grandi canzoni d’amore (che, in ogni caso, é follia pur esso), abbia interpretato pezzi surreali e demenziali, o sconfinato in generi apparentemente lontani, o, ancora, stravolto, con interpretazioni ardite, canzoni ormai cristallizzate nell’immaginario collettivo.

1 Boj MG_4372E’ stato questo il filo conduttore delle canzoni in scaletta interpretate da alcuni dei migliori musicisti valdostani: Beppe Barbera, Roberto Biazzetti, Sylvie Blanc, Boj, Christian Curcio, Alberto Faccini, Stefano Frison, Marco Lavit, Elisabetta Padrin, Simone “Momo” Riva ed Alberto Visconti.

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A condurre la serata, in tutta la sua “vasta e roboante bellezza”, Mauro Coruzzi, in arte Platinette. Una/o che con il tema della serata é legata/o a filo doppio, visto che, nel 1980, ha creato a Parma il Mina Fan Club e che sull’essere “portatrice sana d’insensatezza” ha fondato la sua carriera di drag queen.

1 Momo P1270486«Ho conosciuto personalmente Mina nel lontano 1981.-ha raccontato- Mi trovavo negli studi romani della PDU per avere il riconoscimento ufficiale del Fan Club quando comparve, all’improvviso, un donnone con pelliccia bianca e pantaloni neri che disse: “io cappuccino scuro senza zuccherooo, e voiii?” E noi, marmorizzate dall’emozione di vederla, tutte a prendere cappuccino scuro senza zucchero. Quando, qualche tempo dopo, le mandammo una videocassetta in cui tre di noi impersonavano Mine di varie epoche ci rispose: “la prossima volta che chiamano meee mando voiii”. Se non è folle e simpatica una così!!! A livello personale, più che Mina celebre cantante, per me è la mamma di Benedetta, solo che quando ce l’hai davanti devi mediare tra il ricordo di un personaggio che è nella memoria collettiva ad una che ne ha la stessa voce. L’argomento di cui più abbiamo parlato nei nostri incontri è il cibo, con conseguenti grandi sgridate di Benedetta. L’ultima volta che l’ho sentita al telefono è stato due Natali fa. “Cretinaaa,- mi disse- sembri più grassaaa”.»

1 Biaz IMG_4371Qual’è, secondo Platinette, la follia musicale di Mina? «La sua follia è la capacità di cambiare registro e saper fare tutto con un tocco inimitabile.- ha spiegato- E’ una iperdonna. Piace perchè transgenerazionale, in quanto, assommando nella sua forte personalità tante qualità, supera i generi ed anche i sessi, perchè dentro quel donnone di 1 ed 80 c’è anche un uomo. Ecco perché piace a tutti: uomini, donne e a noi che non siamo né l’uno né l’altro.»

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Transgenerazionale era anche la “all star” di musicisti valdostani che ha fornito la colonna sonora della serata. Sia anagraficamente, visto che accanto a veterani (come Alberto Faccini, Roberto Biazzetti e Beppe Barbera), erano presenti giovani come Sylvie Blanc e Elisabetta Padrin, che come genere musicale di appartenenza (si andava dal funky di Boj e Momo Riva al cantautorato di Visconti e Frison, dal jazz di Lavit e Barbera ed alla musica etnica di Christian Curcio).

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Una all star band valdostana che é passata, con personalità, dalla carica vitale da stato nascente di “Folle banderuola” e “Tintarella di luna” al mantra buddista “Om mani peme um”, dallo swing di “Canto (anche se sono stonato)” di Lelio Luttazzi alla sensualità blues di “Non gioco più”, dalle follie d’amore di “Se c’è una cosa che mi fa impazzire” e “Se telefonando” ai peccati di gola di “Ma che bontà”.

Brano, quest’ultimo, che, nel finale, ha accompagnato anche l’ingresso della grande Minatorta del Mastro Pasticciere Marco Piancastelli, uno dei fondatori del mitico Fan Club di Parma.

1 barbera IMG_4373Accompagnato/a da Barbera, Platinette ha, invece, interpretato un’intensa “Io ho te”, prima di dialogare telefonicamente con Massimiliano Pani, figlio nonché stretto collaboratore musicale di Mina. E i ripetuti applausi della sala che hanno accompagnato questo momento hanno fatto capire quale e quanto sia l’affetto che circonda ancora sua madre. «Tanto forte-ha sottolineato Platinette-che anche una che ha la cotica da maiale come me se ne accorge.»

Ciliegina sulla torta l’intervento di Alberto Visconti che, coi Prull, ha cantato “Com’è come non è (Mina)” dedicata alla Signora di Lugano. Scritto di getto il giorno prima, il pezzo è un accattivante motivetto che, insinuandosi inesorabilmente nel cervello, riveste rime piene di argute assonanze con il nome della cantante.

L’evento è stato reso possibile grazie all’aiuto finanziario della direzione della Cittadella dei Giovani ed è stato trasmesso in diretta radio ed in streaming web da Radio Proposta in Blù che lo replicherà alle 21 di sabato 1° febbraio.   

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COM’E’ COME NON E’ (di Alberto Visconti)

Com’è come non è…1 Mina IMG_4370

M’INAlberavo

si nascondevano

al mondo le mie virtù

Sono andate via non ci sono più!

Non mi aiutavano

Sono andate via non ci sono più!

Sono andate via non ci sono più!1 Platy 81813932269_1259384704_n

Com’è come non è

M’INnAmoravo

M’INAbissavo

Nel fondo degli occhi blu

belli gli occhi neri belli gli occhi blu

M’INAbissavo

Nel fondo degli occhi blu

belli gli occhi neri belli gli occhi blu

belli gli occhi neri belli gli occhi blu

MI ricordo quando

NAsceva nel cuore1 lavit P1270432

MIo di NAufrago

quell’ombra che era un dubbio

MI ricordo quando

NAsceva nel cuore

MIo di NAufrago quel dubbio

che era un attimo

Inaspettato e stupendo

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