CADIO: dalla Cina con tante idee, esperienze ed un nuovo gruppo

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1 Andrea Cadio Cadioli FB IMG_20131218_004748Che Andrea Cadio Cadioli sarebbe arrivato lontano lo si capiva già quando era ancora il “ciuffoso” tastierista dei dARI, e, nelle interviste e sul palco, mostrava una spiccata personalità.

Probabilmente, però, neanche lui immaginava che quel “lontano” sarebbero stati gli 8174 chilometri che separano Aosta da Pechino. E proprio nella metropoli cinese che,grazie ad una borsa di studio, dal settembre 2013 sta frequentando il biennio finale della laurea in Architettura all’Università Tsinghua. «E’ la più prestigiosa della Cina ed una delle 45 migliori al mondo.- spiega il ventisettenne musicista di Saint-Marcel- Sono stato uno dei 10 selezionati in un contest internazionale, e la cosa bella è che otterrò una laurea che vale sia in Cina che in Italia. Se, poi, sono bravo, e conto d’esserlo, a gennaio potrei laurearmi

1 Andrea Cadio Cadioli FB con la Buddha Machine IMG_4709Inevitabilmente scatta la domanda che gli farebbero le migliaia di fans italiane dei dARI, il gruppo valdostano di cui è stato per sette anni uno dei membri più popolari: questo potrebbe preludere ad un ritorno coi dARI? «Sicuramente no,- risponde Cadio senza esitazioni- perché è molto probabile che dopo la laurea io rimanga in Cina. E’ quindi molto più probabile che faccia dei tour musicali coi Les Bruits in Cina piuttosto che coi dARI in Italia

1 Andrea cadio Cadioli  FB 3

 

Les Bruits è il nuovo progetto musicale che Cadio ha messo su con Simone Momo Riva. Un duo di cui su YouTube è visibile il bellissimo video di “Le Faux”, diretto da Alessandro Rota, che fa capire quanto i due abbiano imboccato direzioni musicali distanti dalle esperienze pop precedenti. «E’ un esperimento nato per divertimento nel 2012 e portato avanti nel tempo libero che riuscivamo a ritagliarci.- spiega Cadio- E’ diventato un tritacarne di commistioni e sperimentazioni frutto della nostra fascinazione per tutto ciò che è musica al di là dello strumento e della coerenza musicale. Ne è un esempio la Buddha Machine che ho scoperto qui, un aggeggio in cui sono registrati un’infinità di canti tibetani che aiuta i buddhisti nella pratica del mantra, una forma di trance raggiunta attraverso la ripetizione sonora e linguistica, che, tra l’altro, è quello che cerchiamo nelle nostre canzoni.»

Processed with VSCOcam with f2 presetNe è nato un EP di 4 canzoni, “L’Amour Me Changera”, in vendita su iTunes, in cui Cadio, oltre ad avere scritto i testi, canta. «I testi son nati come flusso di coscienza e così devono rimanere. Sono tutti molto personali e parlano di una persona che è passata nella mia vita e, in qualche modo, continua ad influenzarmi. Sono in francese perché è una lingua che si adatta meglio a questa nostra idea di cercare qualcosa al di là del già battuto.»

Grazie alle nuove tecnologie la collaborazione tra i due musicisti va avanti anche a distanza e porterà a breve alla pubblicazione del video della title track “L’Amour Me Changera”. «E’ divertente- conclude Cadio- perché è un modo diversissimo di lavorare, senza il contatto fisico ma con l’eccitazione del non sapere cosa l’altro ci invierà. Lavoriamo su binari paralleli, che quando si incontrano producono qualcosa di affascinante

FOLLE BANDERUOLA: l’omaggio valdostano alla Mina più folle con PLATINETTE

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1 Loris 9357265848_277239116_oAncor più che il pubblico che, la sera del 23 gennaio, ha affollato l’auditorium della Cittadella dei Giovani di Aosta, a confermare la riuscita del tributo che un gruppo di musicisti valdostani ha reso a Mina è stata una critica apparsa il giorno dopo su Facebook.

Mi hanno detto- ha scritto, infatti, Rossana- che (nella serata) di “Mina” c’era veramente troppo poco.”

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Accusa bislacca,visto che per 75 minuti non si è cantato e parlato d’altro, che però, a ben guardare, confermava come l’obiettivo della serata fosse stato centrato: strappare, cioé, la grande cantante dalle virgolette (“Mina”) di un’immagine stereotipata che in Italia molti hanno. Quella “Mina” legata ad un piú o meno ristretto numero di grandi successi datati che si vuole a tutti i costi risentire tali e quali (nelle sue incisioni d’epoca o, il più fedelmente possibile, da pallidi replicanti).

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Una “Mina” che nell’occasione si è, invece, cercato di “disimbalsamare” puntando sulla follia che, attraversandone la sterminata produzione musicale, le ha permesso di evadere dalla prigione (e dalla noia) di essere sempre sé stessa. Ecco, quindi, il titolo della serata, “Folle banderuola”, lo stesso di un suo successo del 1960, a sottolinearne la “schizofrenia” musicale che ha fatto sì che, accanto alle grandi canzoni d’amore (che, in ogni caso, é follia pur esso), abbia interpretato pezzi surreali e demenziali, o sconfinato in generi apparentemente lontani, o, ancora, stravolto, con interpretazioni ardite, canzoni ormai cristallizzate nell’immaginario collettivo.

1 Boj MG_4372E’ stato questo il filo conduttore delle canzoni in scaletta interpretate da alcuni dei migliori musicisti valdostani: Beppe Barbera, Roberto Biazzetti, Sylvie Blanc, Boj, Christian Curcio, Alberto Faccini, Stefano Frison, Marco Lavit, Elisabetta Padrin, Simone “Momo” Riva ed Alberto Visconti.

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A condurre la serata, in tutta la sua “vasta e roboante bellezza”, Mauro Coruzzi, in arte Platinette. Una/o che con il tema della serata é legata/o a filo doppio, visto che, nel 1980, ha creato a Parma il Mina Fan Club e che sull’essere “portatrice sana d’insensatezza” ha fondato la sua carriera di drag queen.

1 Momo P1270486«Ho conosciuto personalmente Mina nel lontano 1981.-ha raccontato- Mi trovavo negli studi romani della PDU per avere il riconoscimento ufficiale del Fan Club quando comparve, all’improvviso, un donnone con pelliccia bianca e pantaloni neri che disse: “io cappuccino scuro senza zuccherooo, e voiii?” E noi, marmorizzate dall’emozione di vederla, tutte a prendere cappuccino scuro senza zucchero. Quando, qualche tempo dopo, le mandammo una videocassetta in cui tre di noi impersonavano Mine di varie epoche ci rispose: “la prossima volta che chiamano meee mando voiii”. Se non è folle e simpatica una così!!! A livello personale, più che Mina celebre cantante, per me è la mamma di Benedetta, solo che quando ce l’hai davanti devi mediare tra il ricordo di un personaggio che è nella memoria collettiva ad una che ne ha la stessa voce. L’argomento di cui più abbiamo parlato nei nostri incontri è il cibo, con conseguenti grandi sgridate di Benedetta. L’ultima volta che l’ho sentita al telefono è stato due Natali fa. “Cretinaaa,- mi disse- sembri più grassaaa”.»

1 Biaz IMG_4371Qual’è, secondo Platinette, la follia musicale di Mina? «La sua follia è la capacità di cambiare registro e saper fare tutto con un tocco inimitabile.- ha spiegato- E’ una iperdonna. Piace perchè transgenerazionale, in quanto, assommando nella sua forte personalità tante qualità, supera i generi ed anche i sessi, perchè dentro quel donnone di 1 ed 80 c’è anche un uomo. Ecco perché piace a tutti: uomini, donne e a noi che non siamo né l’uno né l’altro.»

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Transgenerazionale era anche la “all star” di musicisti valdostani che ha fornito la colonna sonora della serata. Sia anagraficamente, visto che accanto a veterani (come Alberto Faccini, Roberto Biazzetti e Beppe Barbera), erano presenti giovani come Sylvie Blanc e Elisabetta Padrin, che come genere musicale di appartenenza (si andava dal funky di Boj e Momo Riva al cantautorato di Visconti e Frison, dal jazz di Lavit e Barbera ed alla musica etnica di Christian Curcio).

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Una all star band valdostana che é passata, con personalità, dalla carica vitale da stato nascente di “Folle banderuola” e “Tintarella di luna” al mantra buddista “Om mani peme um”, dallo swing di “Canto (anche se sono stonato)” di Lelio Luttazzi alla sensualità blues di “Non gioco più”, dalle follie d’amore di “Se c’è una cosa che mi fa impazzire” e “Se telefonando” ai peccati di gola di “Ma che bontà”.

Brano, quest’ultimo, che, nel finale, ha accompagnato anche l’ingresso della grande Minatorta del Mastro Pasticciere Marco Piancastelli, uno dei fondatori del mitico Fan Club di Parma.

1 barbera IMG_4373Accompagnato/a da Barbera, Platinette ha, invece, interpretato un’intensa “Io ho te”, prima di dialogare telefonicamente con Massimiliano Pani, figlio nonché stretto collaboratore musicale di Mina. E i ripetuti applausi della sala che hanno accompagnato questo momento hanno fatto capire quale e quanto sia l’affetto che circonda ancora sua madre. «Tanto forte-ha sottolineato Platinette-che anche una che ha la cotica da maiale come me se ne accorge.»

Ciliegina sulla torta l’intervento di Alberto Visconti che, coi Prull, ha cantato “Com’è come non è (Mina)” dedicata alla Signora di Lugano. Scritto di getto il giorno prima, il pezzo è un accattivante motivetto che, insinuandosi inesorabilmente nel cervello, riveste rime piene di argute assonanze con il nome della cantante.

L’evento è stato reso possibile grazie all’aiuto finanziario della direzione della Cittadella dei Giovani ed è stato trasmesso in diretta radio ed in streaming web da Radio Proposta in Blù che lo replicherà alle 21 di sabato 1° febbraio.   

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COM’E’ COME NON E’ (di Alberto Visconti)

Com’è come non è…1 Mina IMG_4370

M’INAlberavo

si nascondevano

al mondo le mie virtù

Sono andate via non ci sono più!

Non mi aiutavano

Sono andate via non ci sono più!

Sono andate via non ci sono più!1 Platy 81813932269_1259384704_n

Com’è come non è

M’INnAmoravo

M’INAbissavo

Nel fondo degli occhi blu

belli gli occhi neri belli gli occhi blu

M’INAbissavo

Nel fondo degli occhi blu

belli gli occhi neri belli gli occhi blu

belli gli occhi neri belli gli occhi blu

MI ricordo quando

NAsceva nel cuore1 lavit P1270432

MIo di NAufrago

quell’ombra che era un dubbio

MI ricordo quando

NAsceva nel cuore

MIo di NAufrago quel dubbio

che era un attimo

Inaspettato e stupendo

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“Sono Dio”, il nuovo, trasgressivo, EP di MaLys

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malys-sono-dioIn una rassicurante Top di iTunes dominata da canzoni natalizie e bravi ragazzi, la pubblicazione, venerdì 13 dicembre, del nuovo EP “Sono Dio” dell’ex Kymera Simone Giglio, in arte MaLys, ha avuto un effetto deflagrante. Sia dal punto di vista delle vendite, perché è immediatamente schizzato al 4° posto della classifica “Dance”, ma soprattutto per i contenuti che hanno fatto sì che iTunes gli abbia assegnato l’etichetta di “explicit”.

Basta, del resto, dare un’occhiata alla copertina, in cui Simone, nudo, è sdraiato avvinghiato ad un serpente, per capire che non si tratta di roba da educande. Eventuali dubbi si dissolvono ascoltando la title track “Sono Dio”, nella quale, su un incalzante ritmo dance, ripete “non c’è croce, chiesa o fantasia che cambi il mondo al posto mio. L’aureola l’ho buttata via, non sono un santo sono Dio.” Ancora più esplicito è il video, diretto da Ikka Mirabelli, nel quale il prete, che all’inizio cerca ci esorcizzare un sensualissimo Malys, alla fine viene da lui “esorcizzato”.

1 MaLys 8293595_167050755_nMa riferimenti alla religione si ritrovano anche in “Mistress religione” e “Party in Paradiso”. «Nel disco ho riassunto tutto quello che é stato il mio percorso- spiega Simone- per cui si parla di amori e delusioni, ma vengono toccati soprattutto i temi della religione e della libertà sessuale, che, poi, si riducono alla possibilità di essere sé stessi a prescindere da come ci vuole e, soprattutto, non ci vuole la societá. Siamo stati messi al mondo per essere felici, non per sentirci schiavi. Se ti ami per come sei non puoi che realizzare miracoli. Dio è amore, sii simile a Lui!»

A parte la melodica “Killer galante”, i 6 brani dell’Ep, registrato nello studio aostano TdE di Simone Momo Riva e prodotto da MaLys, sono musicalmente caratterizzati da pulsanti ritmi dance. «Volevo cercare di trasmettere il mio messaggio con allegria e spensieratezza.- conclude Simone- Abbiamo bisogno di serenità, e, personalmente, l’ho ritrovata ballando e divertendomi.»

L’adolescenza secondo IL FIENO nel nuovo EP “I bambini crescono”

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Copertina de %22i-bambini-crescono%22 de Il Fieno-epL’adolescenza è un’invenzione occidentale recente, legata al prolungarsi degli studi e dei periodi di apprendistato non produttivi. Una fase di transizione dall’infanzia allo stato adulto che si è andata progressivamente allungando, al punto che, secondo la poetessa Alda Merini, “ci sono adolescenze che si innescano a novanta anni.”

L’adolescenza è il filo conduttore del nuovo EP, “I bambini crescono”, de Il Fieno, gruppo formato dai lombardi Gabriele Bosetti (voce e testi), Edoardo Frasso (chitarra) e Alessandro V (basso) e dal valdostano Simone “Momo” Riva (batteria). Noto per la ultradecennale collaborazione con la moglie Naif Herin, quest’ultimo ha anche prodotto e registrato il lavoro nel suo TdEStudio di Quart.

I testi delle canzoni tracciano cinque diverse sfaccettature di questa età che il gruppo definisce “confusa guerra che ogni ragazzo si trova a dover combattere contro il mondo intero, ma prima di tutto contro se stesso”. Mostrando una sensibilità che, dietro la distaccata souplesse del canto ed il velo di cinismo dei testi, nasconde affetto ed evidente empatia, come conferma, nella copertina dell’EP, la foto di una bambina che fuma («perché i bambini crescono,- spiegano- e lo fanno un po’ come gli pare»).

Il-Fieno_FB foto-colori “La mia generazione è all’avanguardia e la mia alienazione anche di più”, canta, per esempio, Bosetti ne “L’età del bronzo”. Inevitabile, quindi, “cambiare idea per cambiare mai”. Nella vita, nel lavoro, negli affetti, dove, come cantano in “La Quiete”, “se amarti non è più divertente lo faccio per te, soltanto per te, non mi pagano neppure.” Il tutto con saltellanti ritmiche new wave e melodie pop, molto orecchiabili nonostante il gusto per lo scarto inaspettato dal già sentito. Più acustica ed inquieta è la conclusiva L’Adolescente”, che riassume i temi dell’EP cantando di una ragazza che varca le soglie dell’età adulta. “Siamo un po’ meno bambini o c’è di più?- canta Bosetti- Siamo solo più banali credo e tu non ti vedi bella come la Rivoluzione in cui non credi più.”

Completano l’Ep i due pezzi da cui sono tratti i video finora messi sul web: Amos (togli il male come l’Oki)”, diretto da Gianluigi Fazio e trasmesso in anteprima dal sito web di XL Repubblica, e la cover della bellissima “Vincenzina e La Fabbrica“ di Enzo Jannacci, realizzato montando in stop motion ben 738 disegni di Sylvia K, già illustratrice di Amanda Palmer dei The Dresden Dolls.

«E’ venuto fuori un lavoro fresco- commenta Momo- con un suono molto “british” che esalta una sapiente miscela di rock, power pop e new wave con testi pungenti che sono una fotografia puntuale della vita e della confusione emotiva delle nuove generazioni.» Per lanciare il cd il gruppo sta affrontando una serie di concerti in tutta Italia, che, però, al momento non prevede date valdostane. Tra gli appuntamenti più qualificanti ci sono sicuramente l’Hiroshima Mon Amour di Torino, dove suoneranno il 14 marzo, ed, il 25 maggio, il Contestaccio di Roma.


A dispetto di “Caterpillar”, la stella di Naïf Herin si illumina di più

Per la cantautrice valdostana Christine Naïf Herin “M’illumino di meno” è solo il titolo dell’ultimo hit, scelto come inno dell’omonima campagna del programma di Radio2 “Caterpillar”. In realtà, infatti, la stella della trentenne cantautrice valdostana splende sempre più nella scena musicale italiana (e non solo). Lo conferma il coinvolgimento della bravissima Paola Turci nell’omaggio alla grande canzone italiana e francese che il 3 febbraio le due artiste hanno portato sul palco del Teatro Giacosa di Aosta. «Abbiamo selezionato canzoni che, per vari motivi, hanno lasciato il segno, in noi e nel cuore della gente.- aveva spiegato prima del concerto Christine- Io mi occuperò del versante francese, spaziando da canzoni di Edith Piaf, come “Mon manège à moi”, che sono patrimonio culturale dell’umanità, a “Le Vent Nous Portera” dei Noir Désir. Con Paola abbiamo in serbo anche duetti e tante sorprese. Il nostro obiettivo è emozionare gli spettatori, risvegliando le immagini che queste canzoni hanno suscitato in loro.»

Una capacità nella quale le due sono maestre, anche perché conoscono bene la “virtù magica” dello scrivere belle canzoni. Ne è un esempio la recente vittoria di Naïf Herin al concorso per l’inno della campagna “M’Illumino di meno” di “Caterpillar”, in cui la composizione della cantautrice è stata scelta tra le 120 arrivate da tutta Italia. «E’ un grande onore essere chiamata a musicarne la campagna 2012.- afferma Naïf  Anche perché negli anni scorsi era stata scelta gente del calibro di Frankie HI-NRG, Bandabardò e Mau Mau.»

Sul palco del Giacosa la cantautrice è stata accompagnata da Simone “MoMo” Riva (batteria e percussioni), Manouche Zena (chitarre), Federico Marchetti (flauti e chitarra classica) e Stefano Blanc (violoncello), formazione che fonde la sua attuale con quella con cui, nel 2005, aveva partecipato per la prima volta alla Saison. Con loro è passata con disinvoltura dalla malinconia di “Les passantes” di Brassens (dedicata a Pierre Aymonod, artista valdostano recentemente scomparso) alla spensieratezza di “Comme Un Garçon” di Sylvie Vartan, dall’ironia di “Couleur café” di Serge Gainsboug al medley rock/punk di “Argent Trop Cher” dei Téléphone e “Tes yeux noirs” degli Indochine.

Gran finale in coppia con Paola Turci a interpretare “Bambini” e la sua “Tous les jours”, che non ha assolutamente sfigurato in una scaletta che raccoglieva la crème de la crème della canzone europea. Non poteva essere altrimenti, visto che nel perfetto incedere emozionale del pezzo Christine è riuscita a cogliere l’essenza degli evergreen: cantare “tous les jours la chanson de ma vie”. 


NAIF HERIN festeggia i 30 anni con “La peggior settimana della mia vita”

Il 28 ottobre 2011 sarà un giorno importante per la cantautrice valdostana Christine Naïf Herin. Per un motivo privato (compirà 30 anni) e uno pubblico. Quel giorno, infatti, uscirà nelle sale cinematografiche italiane “La peggior settimana della mia vita”, il film d’esordio del regista Alessandro Genovesi i cui titoli di coda sono accompagnati dalla canzone “L’amore sei tu”, scritta da Christine con Rosalba Pippa, in arte Arisa, che ne è pure l’interprete.

«E’ stata lei a contattarmi- racconta la cantautrice valdostana- Mi seguiva da un po’ di tempo e le serviva un brano ironico. Inizialmente ero un po’ titubante per via delle sue partecipazioni al Festival di Sanremo, che l’hanno resa un’artista molta conosciuta ma, anche, molto pop. Lavorando, però, insieme sul testo di una mia canzone, siamo riuscite a mischiare le carte: per cui io sono diventata un po’ più pop e lei un po’ più… Naïf.»

Ad un primo ascolto del videoclip della canzone (dal 18 ottobre su YouTube), la bilancia della collaborazione sembra, però, decisamente pendere verso una “naïffizzazione” di Arisa. Sia come stile vocale che, naturalmente, per il modo tipicamente “naïffio con cui la composizione coniuga melodia e swing. Per non parlare del sound, visto che il brano, arrangiato dalla cantautrice, è stato registrato nel “TdEstudio” di Quart con la supervisione di Momo Riva e le chitarre di Andrea “Manouche” Alesso.

“La peggior settimana della mia vita” s’ispira alla serie omonima trasmessa dalla BBC e racconta i dubbi e gli imprevisti che accompagnano la settimana che precede il matrimonio tra Paolo (Fabio De Luigi) e Margherita (Cristiana Capotondi). Situazione sviluppata in modo divertente grazie ad una sceneggiatura piena di ritmo ed un cast che annovera attori del calibro di Monica Guerritore, Antonio Catania e Alessandro Siani.

Prosegue, frattanto, spedita la carriera di Naïf Herin, che, in attesa del nuovo album in lingua francese, ha lanciato su YouTube il videoclip del singolo “Goute-Moi” uscito a giugno per il mercato francese. Un video pieno di gusto e sapore (in tutti i sensi, visto che ambientato in un surreale ristorante) che, come ha scritto una commentatrice su YouTube, sa far sorridere e sognare lasciando, inevitabilmente, fame di lei. Il brano è la traduzione della canzone “Goccia”, scritta per la cantautrice romana Paola Turci con la quale Naïf Herin si esibirà il 3 febbraio al Teatro Giacosa di Aosta per la “Saison Culturelle”.                                                                                                     

NAIF HERIN bissa il successo al concorso di STRADE DEL CINEMA

Le “Strade del Cinema” sono infinite. E tornano spesso a incrociarsi. E’ avvenuto ancor più facilmente nell’edizione 2011 dell’omonimo festival internazionale del cinema muto musicato dal vivo, che per il Concorso Giovani Musicisti Europei ha richiamato, a musicare dei “corti” di Charlot, alcuni dei vincitori delle precedenti edizioni. Tra questi Naïf Hérin, vincitrice dell’edizione 2003, che si è esibita al Teatro Romano il 10 agosto.

«La mia carriera ha preso il la da quella vittoria.- ha confessato la cantautrice valdostana- Per cui, quando quest’anno “Strade del cinema” mi ha contattato, ho pensato di riproporre la formazione che aveva vinto nel 2003, richiamando Federico Marchetti che dal 2005 non avevo più visto né sentito. Lui ha accettato subito e quando abbiamo ripreso a suonare sembrava ci fossimo lasciati solo qualche giorno prima.» Con Christine (voce, basso e synth) e Federico “Sssnakie” Marchetti (flauto e chitarra classica) c’era, naturalmente, Simone “Momo” Riva (batteria).

Era lo stesso trio che il 7 agosto 2003 aveva conquistato la giuria di esperti di “Strade del Cinema” per l’originalità e la raffinatezza del suo commento sonoro al film “Love Nest” di Buster Keaton. Il 10 agosto i tre si sono, invece, cimentati con “The Masquerader” e “The New Janitor” di Charlie Chaplin.«Abbiamo cercato di conferire loro un’aspetto più ampio rispetto al corto comico, dando qualche suggerimento in più con la musica.- ha spiegato Naïf- Anche se l’istinto e la strumentazione sono rimasti gli stessi, rispetto ad otto anni fa c’è adesso una presa di coscienza diversa legata all’esperienza accumulata che da più sicurezza e voglia di mettersi in gioco Il risultato è stato eccellente, soprattutto in “The Masquerader”, che col suo ritmo incalzante ha messo in risalto il senso del racconto e l’ironia del gruppo esaltato dal multistrumentismo di Naif e Marchetti. L’happy end tipico dei corti di Chaplin, per Naif ha avuto un’appendice il giorno dopo quando ha saputo di aver vinto il concorso. Con un finale al fotoinish ha, infatti, bissato il successo nel 2003, prevalendo di stretta misura sul chitarrista Federico Ferrandina ed il belga Louis Louis.                                                                                                                                   

Il villaggio universale di Christine Naïf Hérin a BABEL

Alla base di “Tre civette sul comò”, il cd pubblicato recentemente da Christine Naïf Hérin, c’è il tentativo di portare il villaggio in cui la cantautrice valdostana vive in un contesto europeo. Nell’era del villaggio globale, teorizza, infatti, il ritorno ad un villaggio universale fatto di rapporti veri (“l’Italia generosa e premurosa” ricordata in “Annarosa”), di speranze che aiutano a superare i momenti tristi (“Una giornata triste”), di passioni capaci di accendere (“E’ l’inferno”). 

Oui maman

Perchè in tempi di “grave solitudine virtuale” c’è più che mai bisogno del potere aggregante di un “saggio Menestrello da Strapazzo” come lei, capace di risvegliare, con una musica dal respiro corale, “un desiderio non solamente mio”.

L’eccezionalità del concerto aostano dell‘otto maggio, inserito nella rassegna “Babel”, sta, invece, nel fatto che, per una volta, è successo il contrario: Christine ha, cioè, riportato la sua musica di respiro europeo nel suo villaggio. Inteso come Aosta, ma, anche e soprattutto, come Vignil, il villaggio di Quart dove vive. Molti dei suoi pochi abitanti erano nelle primi file, a sorridere dei suoi sorrisi e cantare col cuore le sue canzoni- civetta (“perchè cantare fa bene al cuore”) che hanno la “virtù magica” di annegare inquietudini armoniche e melodiche in un’accattivante orecchiabilità.

Una musica essenziale anche nell’organico che l’ha resa, che, oltre a Christine al basso e piano, comprendeva Andrea “Manouche” Alesso alle chitarre e Simone Momo Riva alla batteria (con un’ospitata di Stefano Blanc al violoncello).

Sopra tutto e tutti lei, Christine, con la grinta affinata sotto le “lumières” di centinaia di concerti e la forza dell’artigiana della musica che sa che “la differenza sta nel senso di appartenenza” e che questo non si deve confondere con gli orpelli esteriori (pur avendone pubblicato lo scorso anno un intero cd, non ha cantato nemmeno una canzone in francese).

Una lezione appresa da papà Silvano, “l’uomo dalle poche parole” che in prima fila sorrideva felice. Come pure mamma Daniela, quella che le ripeteva “con la musica non ci puoi campare, ma lo hai sentito tuo padre? Oui maman!”                                                         

L'uomo dalle poche parole

Arnaldo Colasanti e Federico Moccia

“Tre civette sul comò”: il nuovo cd dell’artigiana della musica NAIF HERIN

Con la sua musicalità popolare, “Tre civette sul comò”, una delle filastrocche italiane più note, ha conquistato schiere di ragazzi. Dietro l’innocente cantilena cela, però, un fascino sfuggente che è stato, addirittura, oggetto di un saggio di Umberto Eco. Diversi piani di lettura ha anche il terzo cd di Naïf Hérin, in vendita dal 12 aprile, che, non a caso, si intitola proprio “Tre civette sul comò”. Non potrebbe essere diversamente visto che è il frutto maturo delle variegate esperienze che la giovane cantautrice valdostana ha accumulato in otto anni di attività contrappuntati da collaborazioni eccellenti. Da quella con la “New Power Generation”, il gruppo di Prince, al chitarrista Marc Ribot, che ha donato inquietudine ad alcuni pezzi del suo cd “...è tempo di raccolto”. E’, poi, dello scorso anno l’inclusione di due sue canzoni nel cd “Giorni di Rose” di Paola Turci. Per non parlare delle continue puntate di Christine in terra di Francia, dove lo scorso anno ha pubblicato il cd “Faites du bruit” e partecipato alla prestigiosa trasmissione televisiva “Taratata”. Otto anni di lavoro matto e disperato che hanno forgiato un’ “artigiana della canzone”, come si autodefinisce, capace in quest’ultimo lavoro di costruire dodicicanzoni-civetta” che dietro l’accattivante orecchiabilità celano inquietudini armoniche e melodiche in grado di accontentare i palati più fini. Rispolverando il fascino leggero degli anni felici della canzone d’autore, la cantautrice di Vignil ha saputo coniugare l’immediatezza della musica popolare con sonorità moderne costruite con l’aiuto del marito Simone Momo Riva ed ospiti come Andrea “Manouche” Alesso (chitarre), Stefano Blanc (violoncello) e Dave Moretti (armoniche). “La differenza sta nel senso di appartenenza”, canta ne “L’uomo di poche parole”, uno dei gioiellini di un cd che, nell’era del villaggio globale, teorizza il ritorno ad un villaggio universale fatto di rapporti veri (“l’Italia generosa e premurosa” ricordata in “Annarosa”), di speranze che aiutano a superare i momenti tristi (“Una giornata triste”), di passioni capaci di accendere (“E’ l’inferno”). In un mondo che soffre di “grave solitudine virtuale” c’è bisogno di un “saggio Menestrello da Strapazzo” come lei, capace di risvegliare, con una musica dal respiro corale, “un desiderio non solamente mio”. Così canta in “Il mio Anton scorderò”, l’ultimo brano del disco in cui ha saputo fare sua una canzone di Cesária Évora, tradotta in italiano da Alberto Zeppieri, che sarà inserita in “Capo Verde, terra d’amore”, un progetto per il World Food Programme dell’ONU. Perché anni di esperienze in giro per l’Europa hanno insegnato a Christine la “virtù magica” di trovarsi musicalmente a suo agio tanto tra le sofisticate “lumières” di Parigi (cantata in “La Ville Lumière”) quanto tra le lucciole di una festa di paese (“La festa delle lucciole”). Il segreto, in fondo, è far musica con “dita affusolate d’amore”, le stesse della sua “Annarosa” che dei panni della gente che lavava sapeva conservare le avventure, riconoscere i dolori, mettere da parte petali di rosa.


CHRISTINE NAIF HERIN prende il volo

Se c’è una valdostana che aspetta con ansia l’apertura del nuovo aeroporto di Saint-Christophe, quella è Christine Naïf Herin. «Quando l’apriranno- spiega la cantautrice valdostana- sarò la musicista più contenta del mondo perché così potrò volare direttamente a Roma e Parigi.» Tanta felicità si spiega sapendo che Christine è attualmente l’unica musicista valdostana (con Dari) ad avere spiccato il volo (tanto per rimanere in argomento) verso la scena pop nazionale, e, proprio per questo, è costretta a viaggiare “come una pallottola impazzita” tra l’Italia e la Francia. Martedì 29 dicembre era, per esempio, negli studi milanesi della celebre trasmissione di Radiodue “Caterpillar” dove “Miss Fette di Brie” (come l’hanno soprannominata i due conduttori storpiando il titolo di una sua canzone) si è prodotta in un entusiasmante live acustico con il batterista Simone “Momo” Riva e il chitarrista Manouche. Oltre a programmarne in continuazione i brani del Cd “…è tempo di raccolto”, Filippo Solibello e Massimo Cirri hanno fatto della versione “naiffia” di “Minuit Chretiens” la colonna sonora delle puntate natalizie. «Sono i miei principali sostenitori.In questo momento di crisi dell’industria musicale bisogna ripartire dal rapporto che l’artista riesce a creare col pubblico che, ricordiamolo, é il primo fruitore della musica. Il mio pubblico non è fatto di fans isterici ma di sostenitori consapevoli, che, aumentando di giorno in giorno, mi ricaricano di energia consolidano l’autonomia della mia musica. Anche per questo ho regalato loro una mia versione di “Minuit Chretiens”. Questo rapporto, nato nei concerti, è diventato, poi, ancora più stretto da quando distribuisco direttamente i dischi attraverso la mail mistribuisco@gmail.com.». E già, perché, a fronte dell’entusiasmo crescente del pubblico, c’è il disinteresse ottuso dei discografici italiani che ha costretto Christine a autodistribuirsi il Cd “…è tempo di raccolto”. Per fortuna in Francia è stata, invece, accolta a braccia aperte, tanto che sta per pubblicarvi il Cd “Faites du bruit” che verrà presentato alla stampa il 12 gennaio a “La Boule Noir” di Parigi, e successivamente, in Belgio (il 14 gennaio a “La Piola Libri” di Bruxelles) e Lussemburgo (il 16 gennaio al “D:QLIQ”). «In Francia ho trovato con facilità produzione, distribuzione e ufficio stampa. Si sono, anzi, mostrati molto stupiti che in Italia nessuno mi abbia aiutata. Ma non è un caso che in Francia si suoni moltissimo dal vivo e il livello sia sensibilmente più alto rispetto all’Italia, dove la devastazione dell’industria discografica tarpa le ali a qualsiasi forma di originalità.» Christine conosce bene la scena musicale giovanile francofona (“così so di che pasta è fatta la concorrenza”) anche perché costituisce l’oggetto di “Radio Naïf”, la trasmissione che da fine ottobre conduce ogni sabato nell’ambito delle trasmissioni regionali di Rai Radiouno. Se, infine, il 27 gennaio prossimo l’aeroporto fosse pronto servirebbe a Naïf per volare a Roma per l’importante concerto che vi terrà quella sera, nell’Auditorium del Parco della Musica, con Paola Turci per la quale ha scritto due canzoni che potrebbero, ma il codizionale è più che mai d’obbligo, essere inserite nel prossimo Cd della cantautrice romana.