Il 2015 discografico in Valle d’Aosta

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In questi anni smemorati la principale funzione del giornalismo culturale è diventata il mettere in ordine i ricordi, perché, come scriveva Stanisław Lec, “la scarsa memoria delle generazioni consolida le leggende”. Ecco, quindi, che anche questa volta ho voluto fare una veloce carrellata sui principali prodotti discografici valdostani dell’anno trascorso. Una retrospettiva che non esaurisce l’offerta del 2015  ma dà, comunque, un’idea abbastanza esaustiva della vivacita della scena locale. Merito degli artisti, ma, anche della qualità tecnica e dell’apertura mentale di studi di registrazione come il TdE di Simone Momo Riva e MeatBeat di Raffaele Neda D’Anello e Leila Casareto.

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NAÏF HERIN- Metamorfosi (TdE productionz)- La diversità è la vera più grande ricchezza”, canta la cantautrice valdostana Naïf Herin in “Poveribelli”, uno dei 12 pezzi del suo quinto cd. Per cui, a rischio di disorientare il pubblico più pigro, non si fa mancare niente, oscillando, musicalmente, dall’ elettronica più pulsante alle atmosfere acustiche e classicheggianti. I testi hanno, poi, la spudoratezza del soliloquio intrecciato, in un casale della campagna umbra, con un pianoforte tedesco a fine carriera, Otto, che le ha generate. Dove, poi, la sua “voglia di spaccare il muso al cielo” si esalta è nei brani musicalmente più introspettivi in cui traccia bilanci artistici (”Tenco è morto”) ed umani (“30 anni”) di una spietata lucidità. Arrangiato, registrato e prodotto con l’aiuto del fido Simone Momo Riva.

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ESTREMÌA- That’s folk, baby (RoxRecords)- La volpe che occhieggia nella copertina del loro primo cd simboleggia bene la curiosità e l’istinto di chi è fuori dal branco che anima il duo Estremìa, formato dall’organettista Vincent Boniface e dalla pianista Marta Caldara. Due valdostani che tengono viva una musica strumentale che affonda le radici nella tradizione proiettandosi in un futuro dai suoni contemporanei. Accanto ad alcune cover, nel cd non sfigurano le composizioni della Caldara (“Finisterre”) e Boniface (che ne ha scritte ben cinque) che hanno trasfigurato forme di danza che si praticano nei balfolk europei, aggiungendovi momenti di improvvisazione e, in tre brani, il beatboxing di Lorenzo “Bramo” D’Alonzo.

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CRΩHM- Legend and Prophecy (TdE productionz)- I CRΩHM sono il primo gruppo Heavy Metal valdostano. Riformatisi nel 2014, dopo 26 anni di inattività, hanno integrato il giovane batterista Marco Manganaro col nucleo storico (con un’età media vicina ai cinquant’anni) formato da Sergio Fiorani (voce), Riccardo Taraglio (basso) e Claudio Zanchetta (chitarra). Nei 9 brani del lavoro hanno recuperato l’antico repertorio, confermando l’energia di un tempo, ma con una maggiore elasticità per l’acquisita coscienza dei propri mezzi (e limiti). Tra gli ospiti c’è il grande Vincenzo Zitello all’arpa celtica.

tinta-ma-rock-994192581_8799085110331824106_nTINTA-MA-ROCK- Un volo leggero (MeatBeat)- La passione per Neil Young, Pearl Jam, Pink Floyd e AC/DC nel 2012 ha portato il bassista Erik Val ed il chitarrista Denis Lanaro a formare i Tinta Ma Rock, il primo gruppo rock espresso da Cogne. Insieme ai chitarristi Davide Gerard e Kevin Val ed al batterista Cristian “Super Chef” Lovison, hanno rodato in vari concerti tenuti in Valle un repertorio basato sulle composizioni originali che Denis, cantautore occulto, accumula da anni. Otto di questi pezzi sono confluiti nel cd che dà una veste rock-blues al mondo musicale, al di fuori delle mode e dei generi, di Lanaro, affiancandogli la tradizionale “La piola dei sedici compagni” e “Vanessa” del chitarrista Gigi Ferrara, che vi fa un’ospitata con un efficace assolo.

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REBEL NOVA- Poche storie- Il primo cd del gruppo della media Valle è un’esplosione ribelle, fatta di musica che, pur essendo acustica e toccando tematiche di forte impegno sociale, è piena di energia e ballabile. Non potrebbe essere diversamente visto il background musicale dei due motori creativi del gruppo, Giuseppe Arieta (voce e chitarra) e Diego Joyeusaz (chitarra solista), che spazia dai Modena City Ramblers a John Frusciante. Come si può intuire dal titolo le otto canzoni raccontano storie: d’amore (“Anche la sera” e Neraluna”), ma, soprattutto, della quotidiana ferocia di “un mondo che corre veloce e non aspetta chi porta una croce”. Tra gli ospiti Vincent Boniface e Stefi OntheRock.

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STEFANO FRISON- Leggermente frizzante (TdE productionz)- Pubblicato su tutte le principali piattaforme digitali il 25 dicembre, il lavoro del quarantaduenne cantautore valdostano mette in mostra freschezza di ispirazione, coralità di realizzazione (sono numerosi gli ospiti) e felicità sonora negli arrangiamenti del produttore Simone Momo Riva. Persa l’urgenza verbale (e, a volte, verbosa) del messaggio sociale che caratterizzava le ballate arrabbiate degli inizi (nel 1998 al festival “Rock au Fort” di Albertville lo avevano definito “le petit fils de Dylan e Woody Guthrie”), Frison preferisce adesso abbandonarsi all’orecchiabilità di melodie che riveste con parole scelte per la loro musicalità. E anche quando affronta argomenti più pesanti (“Indifferenza”; “Guarda come vivi” e “Ateo”) lo fa con un’ironia, anche musicale, che permette di “picchiare forte” senza, però, il rischio di salire in cattedra. Tra gli ospiti ci sono le cantanti Boj ed Elisabetta Padrin, il rapper Sago, i cantautori Francesco Tripodi e Loran Otzer e vari strumentisti.

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BOJ- PlayBoj (TdE productionz)- Fin dall’iniziale title track la musica, come canta Boj (autrice dei testi in inglese, tranne uno in serbo), entra nelle ossa e fa volare. Vola anche la fantasia degli arrangiamenti di Momo, che, oltre ad avere composto la musica di 9 delle 11 tracce, le ha suonate in compagnia di Chris Costa (basso) e Christian Curcio (strumenti a corda). Ecco, quindi, che i dichiarati riferimenti black sono stati estrosamente contaminati dai sapori etnici del bouzouki di Curcio (“PlayBoj”), dall’armonica blues di Dave Moretti (“Sexy Hell”), dal piano elettrico di Francesco Epiro o, addirittura, dagli archi di Stefano e Sylvie Blanc (“A reason 2 love U” e “Spread your wings ad fly”). Il respiro internazionale del progetto è confermato dai prestigiosi ospiti internazionali che vi hanno partecipato: dal duo svizzero Horndogz ai sassofonisti statunitensi Keith Anderson ed Eric Leeds, collaboratori di Marcus Miller, Erykah Badu e Prince. Su tutto e tutti la sensuale voce black di Bojana Krunic, in arte Boj, cantante serba che da anni vive in Valle.
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MACHO CAMACHO- Live (TdE productionz)- Tra il 1986 ed il ’91 la band era arrivata alla ribalta nazionale, con partecipazioni al programma “Jeans” condotto, su Rai 3, da Fabio Fazio e la pubblicazione del Q-disc “El Presidente” distribuito dalla RCA. Ripreso a pieno ritmo, nel 2014, e stabilizzatisi con gli storici Carlo Enrietti (chitarra) e Giampaolo Passanante (voce e basso) e la novità di Pauline “Ginger” Zilio alla batteria, hanno registrato  in presa diretta, nei TdE Studios di Momo Riva, una dozzina di loro gioiellini (da “El presidente” a “Coca Cola”) integrandoli con le cover (anzi “copertine” come preferiscono chiamarla) di “Sunshine of your love” dei Cream e Rehab” di Amy Winehouse riscritta a quattro mani da Passanante e  Zilio in ben quattro lingue: tedesco, francese, inglese e italiano.

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TuttoNERO- TuttoNERO (I dischi del Minollo)- Più che le 50 sfumature di grigio, al periodo storico in cui viviamo si addice il TuttoNERO. Uno stato d’animo che ha ispirato le canzoni e dato il nome alla band, nata nel 2013 a Torino, formata da un sardo (il batterista Simone Sanna), due cuneesi (il chitarrista Paolo Filippazzi ed il cantante Corrado Cescon) e dai valdostani Luca Moccia (basso) e Roberto Dini (chitarra e voce). E’ Dini l’autore delle undici canzoni militanti del cd caratterizzate da testi, in italiano, che ironizzano in modo disincantato sui vizi di una provincia italiana che, per le insidie più o meno nascoste e l’assenza di regole, viene assimilata al selvaggio West. Perfetta colonna sonora del deserto, umano e culturale descritto dai testi è la loro rivisitazione in chiave punk di atmosfere “desertiche” scure e dissacranti in cui confluiscono i luoghi comuni del rock’n’roll, del garage, del blues, della psichedelia e della musica popolare.

Capa O Canto da Madeira

O CANTO DA MADEIRA- Federico Puppi- Trasferitosi in Brasile nel 2012, il trentenne violoncellista valdostano Federico Puppi è ormai richiestissimo per le collaborazioni con i big della música popular brasileira (fa coppia fissa con la cantautrice Maria Gadù, di cui ha prodotto ed arrangiato l’album “Guelã”). A novembre ha pubblicato il suo primo disco solista “O Canto da Madeira” (che significa “il canto del legno”) in cui ha recuperato alcuni pezzi elaborati in Valle coi Concrete Garden e registrati allo studio MeatBeat di Sarre. Le 10 tracce di “O Canto da Madeira” sono “canzoni senza testo” in cui il violoncello è accompagnata da un trio stellare costituito dal percussionista Marco Lobo (che suona con Billy Cobham), il batterista Cesinha (già con Caetano Veloso) ed il bassista Gastão Villeroy (che suona con Milton Nascimento). Tra gli ospiti c’è anche Maria Gadú che partecipa a due brani con la voce e la chitarra elettrica.

Ad Aosta l’AntifaFest dà nuova linfa al 25 aprile


Nata per dare “nuova energia ad una festa della Liberazione atrofizzata ed appiattita sulla commemorazione”, il 25 aprile l
‘ “AntifaFest” di Aosta è riuscita nel suo intento coinvolgendo, in una cima di festa, centinaia di persone nella centrale Place des Franchises.

Ad organizzarla è stato il Collettivo Studentesco, movimento apartitico nato nel 2008, che comprende studenti valdostani tra i 15 ed i 25 anni accomunati dall’essere contro la globalizzazione, il capitalismo ed il fascismo (da cui l’Antifa del nome della festa).

«In Italia– ha spiegato Ismail Fayad del Collettivo – il fascismo sopravvive in alcuni gruppi politici, ma, anche, nel razzismo sempre più manifesto e nella repressione sistematica del dissenso. Per ribadire il nostro impegno a resistere a queste situazioni, abbiamo veicolato il nostro messaggio ricreando della socialità intorno alla musica.»

Dalle 17 alle 23 si è, infatti, mangiato, bevuto e, soprattutto, fatto festa con l’accompagnamento della musica di Skattering, Rebel Nova, Sciultz, Sago degli Altroquando e, dalle 20, dei torinesi Madò che Crew. Tra “Bella Ciao” e “Stalingrado”, c’è stato spazio anche per Io resisto”, in cui il rapper Sago ha ribadito come la soluzione non può che essere collettiva: “se resisto allora sono un partigiano, basterebbe dire tutti insieme: noi resistiamo”.