BRIAN AUGER e l’Hammond: più che uno strumento, un destino

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I1 Auger MG_2659Erano il 1963 quando il ventiquattrenne Brian Auger fu colpito dal suono di un disco diffuso dalle casse messe all’esterno del suo negozio di dischi di Shepherds Bush, a Londra.

Sì, per essere un organo era un organo, ma era suonato in una maniera assolutamente nuova ed eccitante. Quell’ascolto cambiò la sua vita.

«Era Jimmy Smith che suonava l’organo Hammond in “Back At The Chicken Shack “.-mi ricordò prima del suo concerto aostano del 10 luglio 2009 inserito nell’Aosta Blues & Soul FestivalMi precipitai subito dal distributore londinese e gli dissi: voglio un Hammond. Lui mi vendette, però, un piccolo “L 100” con cui non riuscivo a suonare le cose che faceva Jimmy. Per fortuna un amico mi diede un disco nella cui copertina c’era Jimmy McGriff che suonava l’Hammond B-3. Con quella foto andai dal distributore e lo convinsi a farlo arrivare da Chicago. Ci sono volute 10 settimane perché arrivassero i vari pezzi che montammo a Londra
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La novità del suono dell’organo di Auger attirò Long John Baldry, uno già famoso perchè aveva lavorato coi Beatles. Insieme formarono gli “Steampacket”, scritturando cantanti come Julie Driscoll e l’allora sconosciuto Rod Stewart, che fu la prima delle tante rockstar che hanno incrociato la strada di Auger.

«Un giorno mi chiamo Chas Chandler, il bassista degli “Animals”, che voleva che prendessi nel mio gruppo un chitarrista blues americano che aveva scoperto. La mia musica con i “Trinity” aveva, però, imboccato altre strade, per cui gli dissi che non ne avevo bisogno, ma che, comunque, si poteva sempre fare una jam per vedere com’era. Il venerdì successivo, in un club di Soho, arrivò questo ragazzo di colore che si fece prestare la 1 auger b phontochitarra e mi chiese di fare gli accordi di una canzone che non conoscevo: “Hey Joe”. Poi partì sicuro anche se tra il pubblico c’era gente come Eric Clapton, Jeff Beck, Alvin Lee e Stevie Winwood. Alla fine eravamo tutti sconvolti. E Clapton più di tutti, tanto che disse: Mio Dio, sono finito. Quel chitarrista era Jimi Hendrix.»

La musica che Auger faceva all’epoca coi “Trinity” lo fa oggi annoverare tra i pionieri del jazz-rock. Non è, infatti, un caso che nel 1968 sia stato il primo artista pop ad essere chiamato al Montreux Jazz Festival.

1 Auger IMG_5132«Avevo avuto l’idea di formare con la cantante Julie Driscoll un gruppo che usava i ritmi di r’n’b e funky dei dischi della Tamla Motown mettendoci sopra le armonie e l’improvvisazione jazz. Un po’ quello che farò ad Aosta con i “New Oblivion Express” nel concerto che apre la mia tournèe europea. Devo molto alla musica nero-americana ed ho spesso fatto delle versioni di canzoni dei miei idoli, stupendomi ogni volta che avessero più successo degli originali. Finchè una volta Herbie Hancock, uno di questi idoli, mi ha spiegato che era dovuto al nuovo sound “british” con cui le arrangiavo.» 

Quello stesso suono che lo ha fatto tornare in auge negli anni Novanta sull’onda dell’Acid Jazz e che, quel 10 luglio,  entusiasmò il pubblico dello stadio Puchoz dove si esibì con una band a conduzione familiare che comprendeva i figli Karma (batteria) e Savannah (cantante).

Il video di “Pavane” eseguita ad Aosta