Il 2015 discografico in Valle d’Aosta

Processed with MOLDIV

Processed with MOLDIV

In questi anni smemorati la principale funzione del giornalismo culturale è diventata il mettere in ordine i ricordi, perché, come scriveva Stanisław Lec, “la scarsa memoria delle generazioni consolida le leggende”. Ecco, quindi, che anche questa volta ho voluto fare una veloce carrellata sui principali prodotti discografici valdostani dell’anno trascorso. Una retrospettiva che non esaurisce l’offerta del 2015  ma dà, comunque, un’idea abbastanza esaustiva della vivacita della scena locale. Merito degli artisti, ma, anche della qualità tecnica e dell’apertura mentale di studi di registrazione come il TdE di Simone Momo Riva e MeatBeat di Raffaele Neda D’Anello e Leila Casareto.

naifherin-metamorfosi copia

NAÏF HERIN- Metamorfosi (TdE productionz)- La diversità è la vera più grande ricchezza”, canta la cantautrice valdostana Naïf Herin in “Poveribelli”, uno dei 12 pezzi del suo quinto cd. Per cui, a rischio di disorientare il pubblico più pigro, non si fa mancare niente, oscillando, musicalmente, dall’ elettronica più pulsante alle atmosfere acustiche e classicheggianti. I testi hanno, poi, la spudoratezza del soliloquio intrecciato, in un casale della campagna umbra, con un pianoforte tedesco a fine carriera, Otto, che le ha generate. Dove, poi, la sua “voglia di spaccare il muso al cielo” si esalta è nei brani musicalmente più introspettivi in cui traccia bilanci artistici (”Tenco è morto”) ed umani (“30 anni”) di una spietata lucidità. Arrangiato, registrato e prodotto con l’aiuto del fido Simone Momo Riva.

11391375_10206141476483310_841832042343574786_n copia

ESTREMÌA- That’s folk, baby (RoxRecords)- La volpe che occhieggia nella copertina del loro primo cd simboleggia bene la curiosità e l’istinto di chi è fuori dal branco che anima il duo Estremìa, formato dall’organettista Vincent Boniface e dalla pianista Marta Caldara. Due valdostani che tengono viva una musica strumentale che affonda le radici nella tradizione proiettandosi in un futuro dai suoni contemporanei. Accanto ad alcune cover, nel cd non sfigurano le composizioni della Caldara (“Finisterre”) e Boniface (che ne ha scritte ben cinque) che hanno trasfigurato forme di danza che si praticano nei balfolk europei, aggiungendovi momenti di improvvisazione e, in tre brani, il beatboxing di Lorenzo “Bramo” D’Alonzo.

Crohm thumbnailjpg

CRΩHM- Legend and Prophecy (TdE productionz)- I CRΩHM sono il primo gruppo Heavy Metal valdostano. Riformatisi nel 2014, dopo 26 anni di inattività, hanno integrato il giovane batterista Marco Manganaro col nucleo storico (con un’età media vicina ai cinquant’anni) formato da Sergio Fiorani (voce), Riccardo Taraglio (basso) e Claudio Zanchetta (chitarra). Nei 9 brani del lavoro hanno recuperato l’antico repertorio, confermando l’energia di un tempo, ma con una maggiore elasticità per l’acquisita coscienza dei propri mezzi (e limiti). Tra gli ospiti c’è il grande Vincenzo Zitello all’arpa celtica.

tinta-ma-rock-994192581_8799085110331824106_nTINTA-MA-ROCK- Un volo leggero (MeatBeat)- La passione per Neil Young, Pearl Jam, Pink Floyd e AC/DC nel 2012 ha portato il bassista Erik Val ed il chitarrista Denis Lanaro a formare i Tinta Ma Rock, il primo gruppo rock espresso da Cogne. Insieme ai chitarristi Davide Gerard e Kevin Val ed al batterista Cristian “Super Chef” Lovison, hanno rodato in vari concerti tenuti in Valle un repertorio basato sulle composizioni originali che Denis, cantautore occulto, accumula da anni. Otto di questi pezzi sono confluiti nel cd che dà una veste rock-blues al mondo musicale, al di fuori delle mode e dei generi, di Lanaro, affiancandogli la tradizionale “La piola dei sedici compagni” e “Vanessa” del chitarrista Gigi Ferrara, che vi fa un’ospitata con un efficace assolo.

copertina rebel nova

REBEL NOVA- Poche storie- Il primo cd del gruppo della media Valle è un’esplosione ribelle, fatta di musica che, pur essendo acustica e toccando tematiche di forte impegno sociale, è piena di energia e ballabile. Non potrebbe essere diversamente visto il background musicale dei due motori creativi del gruppo, Giuseppe Arieta (voce e chitarra) e Diego Joyeusaz (chitarra solista), che spazia dai Modena City Ramblers a John Frusciante. Come si può intuire dal titolo le otto canzoni raccontano storie: d’amore (“Anche la sera” e Neraluna”), ma, soprattutto, della quotidiana ferocia di “un mondo che corre veloce e non aspetta chi porta una croce”. Tra gli ospiti Vincent Boniface e Stefi OntheRock.

Frizzy Frizzante cover

STEFANO FRISON- Leggermente frizzante (TdE productionz)- Pubblicato su tutte le principali piattaforme digitali il 25 dicembre, il lavoro del quarantaduenne cantautore valdostano mette in mostra freschezza di ispirazione, coralità di realizzazione (sono numerosi gli ospiti) e felicità sonora negli arrangiamenti del produttore Simone Momo Riva. Persa l’urgenza verbale (e, a volte, verbosa) del messaggio sociale che caratterizzava le ballate arrabbiate degli inizi (nel 1998 al festival “Rock au Fort” di Albertville lo avevano definito “le petit fils de Dylan e Woody Guthrie”), Frison preferisce adesso abbandonarsi all’orecchiabilità di melodie che riveste con parole scelte per la loro musicalità. E anche quando affronta argomenti più pesanti (“Indifferenza”; “Guarda come vivi” e “Ateo”) lo fa con un’ironia, anche musicale, che permette di “picchiare forte” senza, però, il rischio di salire in cattedra. Tra gli ospiti ci sono le cantanti Boj ed Elisabetta Padrin, il rapper Sago, i cantautori Francesco Tripodi e Loran Otzer e vari strumentisti.

Boj cd cover 0_o

BOJ- PlayBoj (TdE productionz)- Fin dall’iniziale title track la musica, come canta Boj (autrice dei testi in inglese, tranne uno in serbo), entra nelle ossa e fa volare. Vola anche la fantasia degli arrangiamenti di Momo, che, oltre ad avere composto la musica di 9 delle 11 tracce, le ha suonate in compagnia di Chris Costa (basso) e Christian Curcio (strumenti a corda). Ecco, quindi, che i dichiarati riferimenti black sono stati estrosamente contaminati dai sapori etnici del bouzouki di Curcio (“PlayBoj”), dall’armonica blues di Dave Moretti (“Sexy Hell”), dal piano elettrico di Francesco Epiro o, addirittura, dagli archi di Stefano e Sylvie Blanc (“A reason 2 love U” e “Spread your wings ad fly”). Il respiro internazionale del progetto è confermato dai prestigiosi ospiti internazionali che vi hanno partecipato: dal duo svizzero Horndogz ai sassofonisti statunitensi Keith Anderson ed Eric Leeds, collaboratori di Marcus Miller, Erykah Badu e Prince. Su tutto e tutti la sensuale voce black di Bojana Krunic, in arte Boj, cantante serba che da anni vive in Valle.
/

Macho Camacho live front

MACHO CAMACHO- Live (TdE productionz)- Tra il 1986 ed il ’91 la band era arrivata alla ribalta nazionale, con partecipazioni al programma “Jeans” condotto, su Rai 3, da Fabio Fazio e la pubblicazione del Q-disc “El Presidente” distribuito dalla RCA. Ripreso a pieno ritmo, nel 2014, e stabilizzatisi con gli storici Carlo Enrietti (chitarra) e Giampaolo Passanante (voce e basso) e la novità di Pauline “Ginger” Zilio alla batteria, hanno registrato  in presa diretta, nei TdE Studios di Momo Riva, una dozzina di loro gioiellini (da “El presidente” a “Coca Cola”) integrandoli con le cover (anzi “copertine” come preferiscono chiamarla) di “Sunshine of your love” dei Cream e Rehab” di Amy Winehouse riscritta a quattro mani da Passanante e  Zilio in ben quattro lingue: tedesco, francese, inglese e italiano.

1 cd tuttonero 08045412_6738338303490958405_n

TuttoNERO- TuttoNERO (I dischi del Minollo)- Più che le 50 sfumature di grigio, al periodo storico in cui viviamo si addice il TuttoNERO. Uno stato d’animo che ha ispirato le canzoni e dato il nome alla band, nata nel 2013 a Torino, formata da un sardo (il batterista Simone Sanna), due cuneesi (il chitarrista Paolo Filippazzi ed il cantante Corrado Cescon) e dai valdostani Luca Moccia (basso) e Roberto Dini (chitarra e voce). E’ Dini l’autore delle undici canzoni militanti del cd caratterizzate da testi, in italiano, che ironizzano in modo disincantato sui vizi di una provincia italiana che, per le insidie più o meno nascoste e l’assenza di regole, viene assimilata al selvaggio West. Perfetta colonna sonora del deserto, umano e culturale descritto dai testi è la loro rivisitazione in chiave punk di atmosfere “desertiche” scure e dissacranti in cui confluiscono i luoghi comuni del rock’n’roll, del garage, del blues, della psichedelia e della musica popolare.

Capa O Canto da Madeira

O CANTO DA MADEIRA- Federico Puppi- Trasferitosi in Brasile nel 2012, il trentenne violoncellista valdostano Federico Puppi è ormai richiestissimo per le collaborazioni con i big della música popular brasileira (fa coppia fissa con la cantautrice Maria Gadù, di cui ha prodotto ed arrangiato l’album “Guelã”). A novembre ha pubblicato il suo primo disco solista “O Canto da Madeira” (che significa “il canto del legno”) in cui ha recuperato alcuni pezzi elaborati in Valle coi Concrete Garden e registrati allo studio MeatBeat di Sarre. Le 10 tracce di “O Canto da Madeira” sono “canzoni senza testo” in cui il violoncello è accompagnata da un trio stellare costituito dal percussionista Marco Lobo (che suona con Billy Cobham), il batterista Cesinha (già con Caetano Veloso) ed il bassista Gastão Villeroy (che suona con Milton Nascimento). Tra gli ospiti c’è anche Maria Gadú che partecipa a due brani con la voce e la chitarra elettrica.

L’altra faccia del PREMIO TENCO secondo la cantautrice NAIF HERIN

NAIF HERIN 2 973114_7255443764435200446_o
1 NAIF HERIN tencoèmorto2_slowDal 1974 il Premio Tenco è un riconoscimento alla carriera di artisti che hanno dato un apporto significativo alla canzone d’autore, italiana ed internazionale. Nonostante l’indiscusso prestigio, da qualche anno sono sempre più numerose le voci critiche verso un meccanismo di selezione e premiazione che sembra non al passo dei tempi. Ricordiamo, per esempio, lo scorso anno Michele Monina scrivere su Il fatto quotidiano che “se questo è davvero il meglio che passa il convento, beh, allora c’è davvero da perdere ogni speranza.” E anche nei resoconti più moderati, come quello di Marinella Venegoni su La Stampa del 25 ottobre 2015, si evidenzia “il problema del rinnovamento” di una “platea soprattutto over 50, così come la congrega del team, e ospiti di riguardo” e del timore di Samuele Bersani che “non diventi una riserva indiana.”

Un po’ quello che ha spinto la cantautrice valdostana Naif Herin a scrivere una canzone, inserita nel suo ultimo cd “Metamorfosi”, che, significativamente, si intitola “Tenco è morto”, il cui video (realizzato dal collettivo TooGeniusFreaks) è stato pubblicato sulla sua pagina Facebook il 24 ottobre in concomitanza con la serata che ha chiuso, a Sanremo, la 39sima edizione del Tenco.

Naif Herin 84685873_7351861155035303986_nNel video la cantautrice appare in abiti maschili e con tanto di ciuffo e barba al pianoforte con l’inserto di sporadici spezzoni mentre si aggira con aria contrita per i viali del Cimitero Acattolico di Roma. Il messaggio è ancora più chiaro nel teaser che lo ha preceduto il cui significativo sottotitolo era “3 regole per essere cantautore (di successo)”. «Per gli addetti al settore sembra che bisogna essere prima di tutto un uomo.- spiega- Poi se si ha il ciuffo, la barba da hipster e l’aria contrita da filosofo è meglio. E’ diventato uno stereotipo rispettato anche quest’anno con il duo milanese La Scapigliatura che ha vinto la Targa Tenco come miglior opera prima. Da morto, poi, sei perfetto.»

1 NAIF HERIN MINI_3833 (1)Non a caso il ritornello della canzone recita “Tenco è morto e noi ne siamo la prova vivente”, dove il “noi” si riferisce alle nuove generazioni di cantautori e, soprattutto, cantautrici invano “in cerca di attenzioni” da parte del Premio. Come la stessa Naif Herin che non è mai stata selezionata da un sistema di candidature «che è sempre stato piuttosto oscuro a noi mortali.» “Le emozioni non pagano mai in denaro”, continua la canzone, ma, in ogni caso, “la musica non mente mai e tu sarai scoperto.”

«Siamo soprattutto noi donne ad essere tagliate fuori da questo sistema che è diventato vecchio perché autoreferenziale e reverenziale e, quindi, antiartistico, perché non c’è quel rinnovamento che è alla base dell’Arte

Per “maschilizzarsi” nel video Naif Herin si è sottoposta ad un trucco laborioso da parte di Natascia Lapiana. «La cosa più fastidiosa è stato il dolore che ho avuto per giorni a causa delle fasce restrittive che ho dovuto mettere sui seni per farli appiattire. E’ stato un annientare la femminilità che, in fondo, è po’ quello che fa il Premio Tenco e con lui, il settore “d’autore” italiano. Vorrei che l’arte fosse libera da schemi, vorrei che i cantautori fossero più coraggiosi, vorrei liberare la musica dalle fasce stringenti che la limitano fino a farla soffocare

Le foto sono di Federica Ikka Mirabelli.

1 Naif Herin 115027120_883383700215563960_n

TENCO E’ MORTO

Dimmi quanti anni hai? Siamo penne senza inchiostro e senza cielo

dimmi in cosa credi e se ci credi ancora, dimmi cosa ascolti e ti dirò chi sei.

dimmi quanti anni hai? Come se le tue fatiche fossero un pregio

dimmi se ci credi ancora e se ci vivi, ci crediamo onnipotenti e non lo siamo

Tenco è morto / e noi ne siamo la prova vivente, vivente

Tenco è morto / e noi ne siamo la prova vivente

Dimmi quanti anni hai? Le comete non le insegui più da troppo tempo ormai

dimmi cosa sei disposto a perdere, le emozioni non pagano mai in denaro.

Tenco è morto /e noi ne siamo la prova vivente,

Tenco è morto / e noi ne siamo la prova vivente

Alzo le mani al cielo, mi autodenuncio, ci chiamano cantautori

e invece siamo cantanti in cerca di tesori, siamo soltanto passanti in cerca di attenzioni,

e di una storia da raccontare, un amore da amare, un dolore da avere

Alzo gli occhi al cielo, mi autodenuncio, ci chiamano cantautori

e invece siamo amanti in cerca vespai, siamo soltanto fetenti in cerca di guai,

e di una storia da raccontare, un amore da amare, un dolore da avere

e niente di più perché

Tenco è morto / e noi ne siamo la prova vivente, vivente

Tenco è morto da tempo / e noi ne siamo la prova vivente,

Dimmi quanti anni hai? Quanti ne hai vissuti,quanti son passati senza che te ne accorgessi

dimmi se hai amato mai qualcun altro oltre te stesso, perché la musica non mente mai e tu sarai scoperto.

CD News (2): “Metamorfosi” di Naïf Herin (2015)

1 Naif Herin phonto

1 naif herin-copertina cd metamorfosiL’eliminazione dalle selezioni per il Festival di Sanremo 2013 e la fine di un rapporto sentimentale hanno segnato uno spartiacque nel percorso artistico ed umano della cantautrice valdostana Naïf Herin.

Da lì è partito il cambiamento che si respira nel suo quinto cd, Metamorfosi”, pubblicato il 20 gennaio su tutte le piattaforme digitali (per le copie fisiche, con la grafica di Francesco Stefanini e le foto di Annalaura Masciavè, bisognerà, invece, aspettare qualche giorno).

1 Naif Herin bw 2014-08-02 00.36.21A precederlo, il 13, è stata la pubblicazione su YouTube del singolo “Métamorphose, brano che inneggia, in francese, al cambiamento, passando, musicalmente, da atmosfere classicheggianti a pulsanti suoni elettronici.

Sono le due anime che caratterizzano anche il sound, elaborato con l’aiuto di Simone Momo Riva (per il lato pop-rock) e Federico Marchetti (per gli archi), delle 12 canzoni di un cd dalle atmosfere, quanto mai cangianti. Perché, come canta in “Poveribelli”, “la diversità è la vera più grande ricchezza”, per cui, a rischio di disorientare il pubblico più pigro, la cantautrice non si fa mancare niente. Dalle esplosioni di energia che trasmettono le persone speciali (“Boom”), alle pulsioni erotiche di “Un bel limone”, dall’esperienza del volo come rito di maturazione (“Viaggio zero”) all’illuminazione di Tu sei un miracolo” (che vanta la partecipazione del celebre coro Le Mystère des Voix Bulgares).

1 Naif Herin bw phontoDove, però, la sua “voglia di spaccare il muso al cielo” si esalta è nei brani musicalmente più introspettivi. A cominciare da “Aspettando l’aurora”, sulle cui inquiete armonie classicheggianti, canta: “volevo imparare ad amare e invece ho imparato a piangere. Volevo imparare a vincere e invece ho imparato a vivere.” O nella ballad “Ti auguro il meglio” in cui canta le parole più difficili da dire quando una storia finisce: “lo so che ti manco perché anche tu manchi a me.” O, infine, dove traccia bilanci artistici (”Tenco è morto”) ed umani (“30 anni”) di una spietata lucidità (“Eccomi qui a trent’anni con un presente da precario, un passato da esordiente ed un futuro da coglio…”).

1 naif-herin blog _1D’altronde la musica, quella vera, non può mentire (“sennò sarai scoperto” canta in “Tenco è morto”), e le canzoni del cd hanno conservato la spudoratezza del soliloquio intrecciato, in un casale della campagna umbra, con un pianoforte tedesco a fine carriera, Otto, che, qualche mese fa, le ha generate. Un discorso a parte merita la conclusiva, spensierata, “Caterina”, canto propiziatorio perché si accorga di lei Caterina Caselli, mammasantissima di quel mondo discografico italiano in cui Naif Herin si è intrufolata nel corso del recente Capodanno Rai a Courmayeur, dove, alle due passate, ha cantato “Centro di gravità permanente” di Battiato. «Bisognava fare delle cover– spiega- per cui ho scelto un brano del 1981, l’anno in cui sono nata, che anch’esso, all’epoca, segnò la metamorfosi del suo autore.»




La prima volta di ARISA sui monti della Valle d’Aosta

1 Arisa 29235_5497384934812005637_n

1 Arisa 1909753_10204453580369356_8652961488530939147_nDa un lustro la cantautrice, attrice, doppiatrice e scrittrice Rosalba Pippa, in arte Arisa, vola alto nel panorama della canzone italiana. Lo conferma l’invidiabile palmarès sanremese, con le due vittorie, nel 2009 (nella categoria Giovani) e quest’anno (nella categoria Campioni), ma, soprattutto, il seguito affettuoso che da sempre ha nel grande pubblico (sono più di 13 milioni le visualizzazioni del successo sanremese “Controvento”).

In alto si è esibita anche il pomeriggio del 13 luglio per il concerto, inserito nella rassegna “Musicastelle Outdoor”, che si è tenuto ai 1029 metri del Col d’Arlaz, sopra Montjovet, in Valle d’Aosta.

1 Arisa 3691438_4559244903911687841_n«Ho già fatto concerti in cornici naturali, ma è la mia prima volta che mi esibisco in un posto così alto.- ha ammesso prima del concertoIl contatto con la natura cambia l’acustica della musica e facilita la comunicazione col pubblico, sia perché non c’è un palco, sia perché, addolcendo gli occhi e l’udito, è come se tutto venga condito con gli umori della natura.»

Perfetto per la location è stato anche il set acustico che l‘ha accompagnata, formato dal pianista Giuseppe Barbera e dagli archi dello Gnu Quartet.

Si trattava di una tappa del “Se vedo te Tour” con cui, da aprile, Arisa sta promozionando il suo quarto cd che, oltre alle due canzoni presentate a Sanremo, contiene nove brani in cui, andando coraggiosamente “controvento”, ha cercato nuove strade. «Ho voluto azzardare un esperimento,- ha ammesso-volevo vedere se, attraverso un canale popolare come me, la musica considerata di nicchia poteva arrivare ad un vasto pubblico. Non è stato facile, perché, come si è visto a Sanremo, la più canonica “Controvento” è andata benissimo, mentre “Lentamente” di Cristina Donà è stata scartata. Comunque a molti il cd è piaciuto, e alcuni mi hanno scritto che il suo ascolto crea dipendenza come la droga.»

1 Arisa 81849393_7239172367384939770_nNel cd ci sono ben quattro canzoni della Donà, è segno di una tua predilezione per le cantautrici? «Le artiste mettono nelle canzoni quella profondità complicata dall’essere donna che mi intriga, ma non faccio distinzione di sesso. Nel cd ci sono anche nuovi autori che mi piacciono molto, come Antonio Di Martino, un artista da scoprire che scrive testi pregni di disperazione con frasi che sento molto mie. Del tipo “sarebbe bello non lasciarsi mai, ma abbandonarsi ogni tanto è utile

1 Arisa 25_4997199699641321296_nGuarda caso Di Martino è palermitano come il suo storico compagno di vita e d’arte Giuseppe Anastasi. Valdostana è, invece, la cantautrice Naïf Hérin che nel 2011 le ha scritto la canzone L’amor sei tu”, inserita nella colonna sonora del film “La peggior settimana della mia vita”. «Secondo me è molto talentuosa, ma stranamente non è venuta fuori come merita. Forse il suo repertorio delicato e poetico va più all’estero, non a caso ha avuto più successo in Francia. D’altronde le dinamiche della nostra musica sono molto difficili da capire.»

Esibendo un nuovo taglio di capelli biondo platinato, Arisa , dopo un ritardo dovuto ad un acquazzone, ha sciorinato una scaletta in cui ha rivisitato in chiave acustica soprattutto dei primi tre cd, con le immancabili “Sincerità”, “La notte” e “L’amore è un’altra cosa” e pezzi intimi come “Amami”, “Il tempo che verrà” e “Pensa così” che, a detta della cantante, “si sposano bene con la natura”.

Tranne il selfie con la mucca, LE FOTO DEL POST SONO DI ROGER BERTHOD

La Nouvelle Vague della musica valdostana al CONCERTO x L’EMILIA

Ad un mese e mezzo dalla prima scossa di terremoto che ha colpito l’Emilia si susseguono, anche in Valle d’Aosta, le iniziativa di solidarietà a favore delle popolazioni colpite.

Il concerto che si è tenuto la sera dell’8 luglio alla Cittadella di Aosta si è distinto perché ha visto esibirsi tutta laNouvelle Vague” che ha imposto il pop valdostano all’attenzione nazionale: Francesco-C, dARI, Naif Herin e L’Orage.

Sono stati loro (con il contributo di Maura Susanna e Philippe Milleret) ad aprire una serata culminata con l’esibizione del quarantatreene cantautore Stefano “Cisco” Bellotti, che, essendo di Carpi, il dramma del terremoto lo ha vissuto in prima persona.

A dispetto di “Caterpillar”, la stella di Naïf Herin si illumina di più

Per la cantautrice valdostana Christine Naïf Herin “M’illumino di meno” è solo il titolo dell’ultimo hit, scelto come inno dell’omonima campagna del programma di Radio2 “Caterpillar”. In realtà, infatti, la stella della trentenne cantautrice valdostana splende sempre più nella scena musicale italiana (e non solo). Lo conferma il coinvolgimento della bravissima Paola Turci nell’omaggio alla grande canzone italiana e francese che il 3 febbraio le due artiste hanno portato sul palco del Teatro Giacosa di Aosta. «Abbiamo selezionato canzoni che, per vari motivi, hanno lasciato il segno, in noi e nel cuore della gente.- aveva spiegato prima del concerto Christine- Io mi occuperò del versante francese, spaziando da canzoni di Edith Piaf, come “Mon manège à moi”, che sono patrimonio culturale dell’umanità, a “Le Vent Nous Portera” dei Noir Désir. Con Paola abbiamo in serbo anche duetti e tante sorprese. Il nostro obiettivo è emozionare gli spettatori, risvegliando le immagini che queste canzoni hanno suscitato in loro.»

Una capacità nella quale le due sono maestre, anche perché conoscono bene la “virtù magica” dello scrivere belle canzoni. Ne è un esempio la recente vittoria di Naïf Herin al concorso per l’inno della campagna “M’Illumino di meno” di “Caterpillar”, in cui la composizione della cantautrice è stata scelta tra le 120 arrivate da tutta Italia. «E’ un grande onore essere chiamata a musicarne la campagna 2012.– afferma Naïf  Anche perché negli anni scorsi era stata scelta gente del calibro di Frankie HI-NRG, Bandabardò e Mau Mau.»

Sul palco del Giacosa la cantautrice è stata accompagnata da Simone “MoMo” Riva (batteria e percussioni), Manouche Zena (chitarre), Federico Marchetti (flauti e chitarra classica) e Stefano Blanc (violoncello), formazione che fonde la sua attuale con quella con cui, nel 2005, aveva partecipato per la prima volta alla Saison. Con loro è passata con disinvoltura dalla malinconia di “Les passantes” di Brassens (dedicata a Pierre Aymonod, artista valdostano recentemente scomparso) alla spensieratezza di “Comme Un Garçon” di Sylvie Vartan, dall’ironia di “Couleur café” di Serge Gainsboug al medley rock/punk di “Argent Trop Cher” dei Téléphone e “Tes yeux noirs” degli Indochine.

Gran finale in coppia con Paola Turci a interpretare “Bambini” e la sua “Tous les jours”, che non ha assolutamente sfigurato in una scaletta che raccoglieva la crème de la crème della canzone europea. Non poteva essere altrimenti, visto che nel perfetto incedere emozionale del pezzo Christine è riuscita a cogliere l’essenza degli evergreen: cantare “tous les jours la chanson de ma vie”. 


Ad Aosta PAOLA TURCI incanta con “le storie degli altri” cantautori italiani

Pur avendovi fatto finora un solo concerto (al Palais Saint-Vincent nel febbraio 2003), la Valle d’Aosta occupa un posto importante nella vita della cantautrice romana Paola Turci. Si può, infatti, dire che la sua carriera sia iniziata “in questa parte del mondo”. «Durante le vacanze natalizie dell’82- ha raccontato-scappai di casa perché i miei non volevano che facessi la cantante. Avevo 18 anni, e, con l’inseparabile chitarra, mi ritrovai a cantare per un paio di settimane all’Hotel “Des Alpes”, tra Courmayeur ed Entreves. Per caso mi sentì un giornalista di una testata nazionale che stava facendo un servizio sulle capitali dell’inverno, e mi inserì, con tanto di foto, nell’articolo su Courmayeur. Fu la mia fortuna, perché, quando i miei genitori mi videro sul giornale, si ricredettero sulle mie capacità musicali.»

Da allora ne ha fatta di strada, affermandosi come una delle voci più interessanti del panorama musicale italiano, con all’attivo 9 Festival di Sanremo, 14 Cd e canzoni come “Volo così”. Nel 2009, al concorso “Musicultura” di Macerata, ha incrociato la valdostana Naïf Hérin, rimanendone colpita. «Per il suo aspetto, che non passa inosservato– ha ricordato- ma, anche, per come scrive, giocando con le parole e andando in profondità pur rimanendo leggera. Mi piacque, in particolare, come cantò “Oui Maman”, l’uso del francese mi affascinò e le chiesi di scriverne una anche per me

Nacque, così, una collaborazione che l’ha portata a registrare due canzoni di Naïf Hérin (“Tous les jours” e “Goccia”) nel cd “Giorni di rose” e un rinnovato interesse per la canzone francese, che il 3 febbraio si è concretizzato nel progetto che le due cantautrici hanno portato sul palco del Teatro Giacosa di Aosta per la Saison Culturelle. Le due hanno, infatti, rivisitato grandi classici della canzone italiana e francese, dal primo dopoguerra ai giorni nostri, sottolineandone divergenze ma anche affinità, soprattutto nella canzone d’autore.

Mentre Naïf Hérin ha fatto gli onori di casa occupandosi del versante francofono, la Turci, accompagnata da Pier Paolo Ranieri (basso) e Andrea di Cesare (violino e pianoforte), ha rivisitato da par suo pezzi come “Pensiero stupendo”, “Mi sono innamorata di te”, “Preghiera in gennaio” e “Ovunque proteggi”. Per, poi, unirsi alla valdostana in classici francesi come “Tous les visages de l’amour” di Aznavour e “La chanson des vieux amants” di Brel. «Amo cantare i grandi autori italiani– ha confessato prima del concerto- e li ho spesso registrati su cd: dal Modugno di “Dio come ti amo” al Gaber di “Si può”. I pezzi che canterò ad Aosta fatto la storia della musica italiana.» Storia che anche lei ha contribuito a fare grazie alla bravura e all’istinto di mettersi continuamente in discussione. Nell’occasione lo ha confermato con un’interpretazione da brividi della sua “Attraversami il cuore” e l’annuncio dell’uscita ad aprile del cd “Le storie degli altri”, già anticipato dalla pubblicazione del singolo “Utopia”. «Vi affronto il tema degli ultimi, che, sparita la cultura dell’accoglienza, vengono attualmente emarginati molto più di prima. Non ci resta che aggrapparci all’utopia che è la porta della speranza di un mondo diverso.» Mondo che dovrebbe essere unificato anche nel segno della musica, come ha detto al termine dei bis cantati con Naïf Hérin: “Tous les jours” e “Bambini”.