CD News (2): “Metamorfosi” di Naïf Herin (2015)

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1 naif herin-copertina cd metamorfosiL’eliminazione dalle selezioni per il Festival di Sanremo 2013 e la fine di un rapporto sentimentale hanno segnato uno spartiacque nel percorso artistico ed umano della cantautrice valdostana Naïf Herin.

Da lì è partito il cambiamento che si respira nel suo quinto cd, Metamorfosi”, pubblicato il 20 gennaio su tutte le piattaforme digitali (per le copie fisiche, con la grafica di Francesco Stefanini e le foto di Annalaura Masciavè, bisognerà, invece, aspettare qualche giorno).

1 Naif Herin bw 2014-08-02 00.36.21A precederlo, il 13, è stata la pubblicazione su YouTube del singolo “Métamorphose, brano che inneggia, in francese, al cambiamento, passando, musicalmente, da atmosfere classicheggianti a pulsanti suoni elettronici.

Sono le due anime che caratterizzano anche il sound, elaborato con l’aiuto di Simone Momo Riva (per il lato pop-rock) e Federico Marchetti (per gli archi), delle 12 canzoni di un cd dalle atmosfere, quanto mai cangianti. Perché, come canta in “Poveribelli”, “la diversità è la vera più grande ricchezza”, per cui, a rischio di disorientare il pubblico più pigro, la cantautrice non si fa mancare niente. Dalle esplosioni di energia che trasmettono le persone speciali (“Boom”), alle pulsioni erotiche di “Un bel limone”, dall’esperienza del volo come rito di maturazione (“Viaggio zero”) all’illuminazione di Tu sei un miracolo” (che vanta la partecipazione del celebre coro Le Mystère des Voix Bulgares).

1 Naif Herin bw phontoDove, però, la sua “voglia di spaccare il muso al cielo” si esalta è nei brani musicalmente più introspettivi. A cominciare da “Aspettando l’aurora”, sulle cui inquiete armonie classicheggianti, canta: “volevo imparare ad amare e invece ho imparato a piangere. Volevo imparare a vincere e invece ho imparato a vivere.” O nella ballad “Ti auguro il meglio” in cui canta le parole più difficili da dire quando una storia finisce: “lo so che ti manco perché anche tu manchi a me.” O, infine, dove traccia bilanci artistici (”Tenco è morto”) ed umani (“30 anni”) di una spietata lucidità (“Eccomi qui a trent’anni con un presente da precario, un passato da esordiente ed un futuro da coglio…”).

1 naif-herin blog _1D’altronde la musica, quella vera, non può mentire (“sennò sarai scoperto” canta in “Tenco è morto”), e le canzoni del cd hanno conservato la spudoratezza del soliloquio intrecciato, in un casale della campagna umbra, con un pianoforte tedesco a fine carriera, Otto, che, qualche mese fa, le ha generate. Un discorso a parte merita la conclusiva, spensierata, “Caterina”, canto propiziatorio perché si accorga di lei Caterina Caselli, mammasantissima di quel mondo discografico italiano in cui Naif Herin si è intrufolata nel corso del recente Capodanno Rai a Courmayeur, dove, alle due passate, ha cantato “Centro di gravità permanente” di Battiato. «Bisognava fare delle cover– spiega- per cui ho scelto un brano del 1981, l’anno in cui sono nata, che anch’esso, all’epoca, segnò la metamorfosi del suo autore.»




La prima volta di ARISA sui monti della Valle d’Aosta

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1 Arisa 1909753_10204453580369356_8652961488530939147_nDa un lustro la cantautrice, attrice, doppiatrice e scrittrice Rosalba Pippa, in arte Arisa, vola alto nel panorama della canzone italiana. Lo conferma l’invidiabile palmarès sanremese, con le due vittorie, nel 2009 (nella categoria Giovani) e quest’anno (nella categoria Campioni), ma, soprattutto, il seguito affettuoso che da sempre ha nel grande pubblico (sono più di 13 milioni le visualizzazioni del successo sanremese “Controvento”).

In alto si è esibita anche il pomeriggio del 13 luglio per il concerto, inserito nella rassegna “Musicastelle Outdoor”, che si è tenuto ai 1029 metri del Col d’Arlaz, sopra Montjovet, in Valle d’Aosta.

1 Arisa 3691438_4559244903911687841_n«Ho già fatto concerti in cornici naturali, ma è la mia prima volta che mi esibisco in un posto così alto.- ha ammesso prima del concertoIl contatto con la natura cambia l’acustica della musica e facilita la comunicazione col pubblico, sia perché non c’è un palco, sia perché, addolcendo gli occhi e l’udito, è come se tutto venga condito con gli umori della natura.»

Perfetto per la location è stato anche il set acustico che l‘ha accompagnata, formato dal pianista Giuseppe Barbera e dagli archi dello Gnu Quartet.

Si trattava di una tappa del “Se vedo te Tour” con cui, da aprile, Arisa sta promozionando il suo quarto cd che, oltre alle due canzoni presentate a Sanremo, contiene nove brani in cui, andando coraggiosamente “controvento”, ha cercato nuove strade. «Ho voluto azzardare un esperimento,- ha ammesso-volevo vedere se, attraverso un canale popolare come me, la musica considerata di nicchia poteva arrivare ad un vasto pubblico. Non è stato facile, perché, come si è visto a Sanremo, la più canonica “Controvento” è andata benissimo, mentre “Lentamente” di Cristina Donà è stata scartata. Comunque a molti il cd è piaciuto, e alcuni mi hanno scritto che il suo ascolto crea dipendenza come la droga.»

1 Arisa 81849393_7239172367384939770_nNel cd ci sono ben quattro canzoni della Donà, è segno di una tua predilezione per le cantautrici? «Le artiste mettono nelle canzoni quella profondità complicata dall’essere donna che mi intriga, ma non faccio distinzione di sesso. Nel cd ci sono anche nuovi autori che mi piacciono molto, come Antonio Di Martino, un artista da scoprire che scrive testi pregni di disperazione con frasi che sento molto mie. Del tipo “sarebbe bello non lasciarsi mai, ma abbandonarsi ogni tanto è utile

1 Arisa 25_4997199699641321296_nGuarda caso Di Martino è palermitano come il suo storico compagno di vita e d’arte Giuseppe Anastasi. Valdostana è, invece, la cantautrice Naïf Hérin che nel 2011 le ha scritto la canzone L’amor sei tu”, inserita nella colonna sonora del film “La peggior settimana della mia vita”. «Secondo me è molto talentuosa, ma stranamente non è venuta fuori come merita. Forse il suo repertorio delicato e poetico va più all’estero, non a caso ha avuto più successo in Francia. D’altronde le dinamiche della nostra musica sono molto difficili da capire.»

Esibendo un nuovo taglio di capelli biondo platinato, Arisa , dopo un ritardo dovuto ad un acquazzone, ha sciorinato una scaletta in cui ha rivisitato in chiave acustica soprattutto dei primi tre cd, con le immancabili “Sincerità”, “La notte” e “L’amore è un’altra cosa” e pezzi intimi come “Amami”, “Il tempo che verrà” e “Pensa così” che, a detta della cantante, “si sposano bene con la natura”.

Tranne il selfie con la mucca, LE FOTO DEL POST SONO DI ROGER BERTHOD

La Nouvelle Vague della musica valdostana al CONCERTO x L’EMILIA

Ad un mese e mezzo dalla prima scossa di terremoto che ha colpito l’Emilia si susseguono, anche in Valle d’Aosta, le iniziativa di solidarietà a favore delle popolazioni colpite.

Il concerto che si è tenuto la sera dell’8 luglio alla Cittadella di Aosta si è distinto perché ha visto esibirsi tutta laNouvelle Vague” che ha imposto il pop valdostano all’attenzione nazionale: Francesco-C, dARI, Naif Herin e L’Orage.

Sono stati loro (con il contributo di Maura Susanna e Philippe Milleret) ad aprire una serata culminata con l’esibizione del quarantatreene cantautore Stefano “Cisco” Bellotti, che, essendo di Carpi, il dramma del terremoto lo ha vissuto in prima persona.

A dispetto di “Caterpillar”, la stella di Naïf Herin si illumina di più

Per la cantautrice valdostana Christine Naïf Herin “M’illumino di meno” è solo il titolo dell’ultimo hit, scelto come inno dell’omonima campagna del programma di Radio2 “Caterpillar”. In realtà, infatti, la stella della trentenne cantautrice valdostana splende sempre più nella scena musicale italiana (e non solo). Lo conferma il coinvolgimento della bravissima Paola Turci nell’omaggio alla grande canzone italiana e francese che il 3 febbraio le due artiste hanno portato sul palco del Teatro Giacosa di Aosta. «Abbiamo selezionato canzoni che, per vari motivi, hanno lasciato il segno, in noi e nel cuore della gente.- aveva spiegato prima del concerto Christine- Io mi occuperò del versante francese, spaziando da canzoni di Edith Piaf, come “Mon manège à moi”, che sono patrimonio culturale dell’umanità, a “Le Vent Nous Portera” dei Noir Désir. Con Paola abbiamo in serbo anche duetti e tante sorprese. Il nostro obiettivo è emozionare gli spettatori, risvegliando le immagini che queste canzoni hanno suscitato in loro.»

Una capacità nella quale le due sono maestre, anche perché conoscono bene la “virtù magica” dello scrivere belle canzoni. Ne è un esempio la recente vittoria di Naïf Herin al concorso per l’inno della campagna “M’Illumino di meno” di “Caterpillar”, in cui la composizione della cantautrice è stata scelta tra le 120 arrivate da tutta Italia. «E’ un grande onore essere chiamata a musicarne la campagna 2012.– afferma Naïf  Anche perché negli anni scorsi era stata scelta gente del calibro di Frankie HI-NRG, Bandabardò e Mau Mau.»

Sul palco del Giacosa la cantautrice è stata accompagnata da Simone “MoMo” Riva (batteria e percussioni), Manouche Zena (chitarre), Federico Marchetti (flauti e chitarra classica) e Stefano Blanc (violoncello), formazione che fonde la sua attuale con quella con cui, nel 2005, aveva partecipato per la prima volta alla Saison. Con loro è passata con disinvoltura dalla malinconia di “Les passantes” di Brassens (dedicata a Pierre Aymonod, artista valdostano recentemente scomparso) alla spensieratezza di “Comme Un Garçon” di Sylvie Vartan, dall’ironia di “Couleur café” di Serge Gainsboug al medley rock/punk di “Argent Trop Cher” dei Téléphone e “Tes yeux noirs” degli Indochine.

Gran finale in coppia con Paola Turci a interpretare “Bambini” e la sua “Tous les jours”, che non ha assolutamente sfigurato in una scaletta che raccoglieva la crème de la crème della canzone europea. Non poteva essere altrimenti, visto che nel perfetto incedere emozionale del pezzo Christine è riuscita a cogliere l’essenza degli evergreen: cantare “tous les jours la chanson de ma vie”. 


Ad Aosta PAOLA TURCI incanta con “le storie degli altri” cantautori italiani

Pur avendovi fatto finora un solo concerto (al Palais Saint-Vincent nel febbraio 2003), la Valle d’Aosta occupa un posto importante nella vita della cantautrice romana Paola Turci. Si può, infatti, dire che la sua carriera sia iniziata “in questa parte del mondo”. «Durante le vacanze natalizie dell’82- ha raccontato-scappai di casa perché i miei non volevano che facessi la cantante. Avevo 18 anni, e, con l’inseparabile chitarra, mi ritrovai a cantare per un paio di settimane all’Hotel “Des Alpes”, tra Courmayeur ed Entreves. Per caso mi sentì un giornalista di una testata nazionale che stava facendo un servizio sulle capitali dell’inverno, e mi inserì, con tanto di foto, nell’articolo su Courmayeur. Fu la mia fortuna, perché, quando i miei genitori mi videro sul giornale, si ricredettero sulle mie capacità musicali.»

Da allora ne ha fatta di strada, affermandosi come una delle voci più interessanti del panorama musicale italiano, con all’attivo 9 Festival di Sanremo, 14 Cd e canzoni come “Volo così”. Nel 2009, al concorso “Musicultura” di Macerata, ha incrociato la valdostana Naïf Hérin, rimanendone colpita. «Per il suo aspetto, che non passa inosservato– ha ricordato- ma, anche, per come scrive, giocando con le parole e andando in profondità pur rimanendo leggera. Mi piacque, in particolare, come cantò “Oui Maman”, l’uso del francese mi affascinò e le chiesi di scriverne una anche per me

Nacque, così, una collaborazione che l’ha portata a registrare due canzoni di Naïf Hérin (“Tous les jours” e “Goccia”) nel cd “Giorni di rose” e un rinnovato interesse per la canzone francese, che il 3 febbraio si è concretizzato nel progetto che le due cantautrici hanno portato sul palco del Teatro Giacosa di Aosta per la Saison Culturelle. Le due hanno, infatti, rivisitato grandi classici della canzone italiana e francese, dal primo dopoguerra ai giorni nostri, sottolineandone divergenze ma anche affinità, soprattutto nella canzone d’autore.

Mentre Naïf Hérin ha fatto gli onori di casa occupandosi del versante francofono, la Turci, accompagnata da Pier Paolo Ranieri (basso) e Andrea di Cesare (violino e pianoforte), ha rivisitato da par suo pezzi come “Pensiero stupendo”, “Mi sono innamorata di te”, “Preghiera in gennaio” e “Ovunque proteggi”. Per, poi, unirsi alla valdostana in classici francesi come “Tous les visages de l’amour” di Aznavour e “La chanson des vieux amants” di Brel. «Amo cantare i grandi autori italiani– ha confessato prima del concerto- e li ho spesso registrati su cd: dal Modugno di “Dio come ti amo” al Gaber di “Si può”. I pezzi che canterò ad Aosta fatto la storia della musica italiana.» Storia che anche lei ha contribuito a fare grazie alla bravura e all’istinto di mettersi continuamente in discussione. Nell’occasione lo ha confermato con un’interpretazione da brividi della sua “Attraversami il cuore” e l’annuncio dell’uscita ad aprile del cd “Le storie degli altri”, già anticipato dalla pubblicazione del singolo “Utopia”. «Vi affronto il tema degli ultimi, che, sparita la cultura dell’accoglienza, vengono attualmente emarginati molto più di prima. Non ci resta che aggrapparci all’utopia che è la porta della speranza di un mondo diverso.» Mondo che dovrebbe essere unificato anche nel segno della musica, come ha detto al termine dei bis cantati con Naïf Hérin: “Tous les jours” e “Bambini”.


NAIF HERIN festeggia i 30 anni con “La peggior settimana della mia vita”

Il 28 ottobre 2011 sarà un giorno importante per la cantautrice valdostana Christine Naïf Herin. Per un motivo privato (compirà 30 anni) e uno pubblico. Quel giorno, infatti, uscirà nelle sale cinematografiche italiane “La peggior settimana della mia vita”, il film d’esordio del regista Alessandro Genovesi i cui titoli di coda sono accompagnati dalla canzone “L’amore sei tu”, scritta da Christine con Rosalba Pippa, in arte Arisa, che ne è pure l’interprete.

«E’ stata lei a contattarmi– racconta la cantautrice valdostana- Mi seguiva da un po’ di tempo e le serviva un brano ironico. Inizialmente ero un po’ titubante per via delle sue partecipazioni al Festival di Sanremo, che l’hanno resa un’artista molta conosciuta ma, anche, molto pop. Lavorando, però, insieme sul testo di una mia canzone, siamo riuscite a mischiare le carte: per cui io sono diventata un po’ più pop e lei un po’ più… Naïf.»

Ad un primo ascolto del videoclip della canzone (dal 18 ottobre su YouTube), la bilancia della collaborazione sembra, però, decisamente pendere verso una “naïffizzazione” di Arisa. Sia come stile vocale che, naturalmente, per il modo tipicamente “naïffio con cui la composizione coniuga melodia e swing. Per non parlare del sound, visto che il brano, arrangiato dalla cantautrice, è stato registrato nel “TdEstudio” di Quart con la supervisione di Momo Riva e le chitarre di Andrea “Manouche” Alesso.

“La peggior settimana della mia vita” s’ispira alla serie omonima trasmessa dalla BBC e racconta i dubbi e gli imprevisti che accompagnano la settimana che precede il matrimonio tra Paolo (Fabio De Luigi) e Margherita (Cristiana Capotondi). Situazione sviluppata in modo divertente grazie ad una sceneggiatura piena di ritmo ed un cast che annovera attori del calibro di Monica Guerritore, Antonio Catania e Alessandro Siani.

Prosegue, frattanto, spedita la carriera di Naïf Herin, che, in attesa del nuovo album in lingua francese, ha lanciato su YouTube il videoclip del singolo “Goute-Moi” uscito a giugno per il mercato francese. Un video pieno di gusto e sapore (in tutti i sensi, visto che ambientato in un surreale ristorante) che, come ha scritto una commentatrice su YouTube, sa far sorridere e sognare lasciando, inevitabilmente, fame di lei. Il brano è la traduzione della canzone “Goccia”, scritta per la cantautrice romana Paola Turci con la quale Naïf Herin si esibirà il 3 febbraio al Teatro Giacosa di Aosta per la “Saison Culturelle”.                                                                                                     

40 graNdi all’ombra (4) Grazie a PEPI MORGIA finalmente c’è in cielo “un regista come Dio comanda”

Quando, nel 2009, lo conobbi, di lui mi colpi il contrasto tra un aplomb aristocratico e la disponibilità curiosa verso l’altro. Non a caso il suo amico Fabrizio De Andrè lo chiamava “principe anarco-monarchico” ed il suo nome completo era Gian Luigi Maria Morgia dei conti di Francavilla. Questo, però, lo seppi dopo. Quel 23 ottobre 2009 per me era “solo” Pepi Morgia, regista del tour “De André canta De André” che quella sera Cristiano De Andrè avrebbe portato al Palais Saint-Vincent.

In attesa di intervistare Cristiano, rimasi colpito da uno staff composto da persone che avevano a lungo lavorato col padre: da Bruno Sconocchia, che ne era stato il manager, a Giovanni “Riccio” Colucci, suo storico fonico. Ma, soprattutto, da Pepi Morgia, light designer, regista, scenografo, autore di eventi di fama mondiale, che, mi raccontò, aveva lavorato con Rudolf Nurejev, David Bowie, Genesis, Elton John e per Pavarotti & Friends. «A Saint-Vincent ho lavorato a lungo.-mi disse- Per la Rai ho fatto il regista di programmi come “Le Grolle d’oro” e “Il disco per l’estate”

Il discorso cadde, inevitabilmente, sul suo amico Fabrizio De Andrè, che aveva seguito, come regista, in tutti i suoi spettacoli. A cominciare da quel 18 marzo 1975 in cui aveva esordito in pubblico alla “Bussola” di Viareggio. «A convincerlo ad esordire dal vivo era stato un bell’assegnone.- aveva confidato- Quella sera Fabrizio era letteralmente terrorizzato, per cui si aiutò alzando un po’ il gomito, anche se poi, rotto il ghiaccio non voleva più smettere. Quando si esibiva in pubblico era molto timido per cui si “tirava su” e si creava uno schermo con gli occhiali da sole. Prima che collaboratore ero suo amico, per cui parlavamo a lungo sulle idee per le scenografie che all’inizio erano abbastanza inusuali per i concerti di un cantautoreUna particolarmente riuscita è stata quella del penultimo tour, caratterizzata da un castello di carte di tarocchi genovesi. Fabrizio era un grande giocatore e l’idea mi nacque una volta che gli vidi costruire un castello di carte.»

Le sue scenografie erano talmente piaciute che lo avevano chiamato anche altri amici: da Ornella Vanoni a Gino Paoli, da Claudio Baglioni a Paolo Conte. Nel gennaio 2010, poi, me l’ero ritrovato tra le quinte del Palais Saint-Vincent in quanto regista dell‘anteprima dello spettacolo “Baccini canta Tenco”. In quell’occasione aveva, tra l’altro, voluto che ad aprire il concerto fosse la cantautrice valdostana Naif Herin. «L’ho scoperta nel 2009 quando è stata una delle vincitrici del festival “Musicultura” di cui curo la regia.- mi aveva spiegato- Mi piace perché è originale, ha grinta e una bella presenza. Per cui cerco di coinvolgerla ogni volta che posso.»

Una generosità discreta che ha contraddistinto tutta la vita di Pepi Morgia. Lo ha sottolineata anche Don Andrea Gallo nell’omelia che, il 20 settembre, ha caratterizzato il funerale del regista che se n’era andato la mattina prima, ad appena 61 anni, per problemi al fegato. La cerimonia, svoltasi nella chiesa della Santissima Trinità e San Benedetto di Genova, ha coinvolto, in un clima festoso, tantissimi amici (tra i quali Dori Ghezzi, Francesco Baccini, Alberto Fortis, Vittorio De Scalzi, Irene Fargo e Andy dei Bluvertigo). «Ha diretto grandi spettacoli, ma nessuno sapeva che fosse lui a dirigere i fili- ha detto il celebre “prete di strada” – perché lo faceva per puro amore, verso l’arte e verso gli altriSono sicuro che dopo aver chiarito qualcosina col Padreterno, Dio lo assumerà come regista delle sue luci. Ricordiamocelo quando vedremo un tramonto particolarmente bello, o un’alba con i suoi meravigliosi colori. Diremo che finalmente in cielo c’è un regista come Dio comanda.»