Le magiche alchimie di “Black Strawberry Mama”, il primo cd dei Nandha

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1 copertina copiaMai come per Black Strawberry Mama”, il cd appena pubblicato dai valdostani Nandha, si può parlare di magia. Per la perfetta alchimia che lega i suoi tre membri, per un mucchietto di canzoni che mostrano di aver metabolizzato al meglio la lezione del southern rock-blues americano, ma, soprattutto, per l’alone di magia tout court che lega i dieci brani. «Il nostro nome- spiega il chitarrista Max Arrigo, leader del gruppo- si ispira ad una figura di fattucchiera che sta a metà tra realtà ed immaginazione. Ma, anche, il trio richiama elementi magici come la triade e il blues è nato come rito propiziatorio per scacciare entità oscure e tendere verso un miglioramento.»

1 Nandha IMG_0022Rito che per i Nandha sembra aver funzionato alla grande, visto che non hanno avuto neanche il tempo di pubblicare il cd, il 3 giugno scorso, che hanno firmato un contratto con l’etichetta americana Grooveyards records che, da fine luglio, garantirà loro una distribuzione in tutto il mondo. Hanno, così, dovuto ritirare Black Strawberry Mama” dalle piattaforme digitali, non, però, le 1000 copie del cd già stampate dall’etichetta valdostana Club de Musique che costituiranno una “limited edition” distribuita in tutti i negozi italiani e messa in vendita durante i concerti del gruppo.

1 NandhaFB  IMG_0021A partire da quello del 14 giugno al Centro Culturale La Place in cui hanno avuto come ospite speciale Roberto Guietti, l’armonicista torinese che nel cd, suonando nell’iniziale “Grand Combin Love affair”, contribuisce a stabilire subito il climax sulfureo di un lavoro che potrebbe benissimo essere la colonna sonora di un Sabba. Diabolica è, infatti, la fantomatica Nandha di cui Arrigo canta i sortilegi amorosi che tesseva nel noto locale aostano. La sua è una presenza che aleggia in tutto il cd, vero e proprio concept album sulle “liaisons dangereuses” di un valdostano, che sa muoversi in perfetto equilibrio tra realtà e leggenda, purezza e malizia, delta del Mississipi e Valle d’Aosta.

1 Nandha IMG_0020Merito dell’infernale lavoro della coppia ritmica formata da Paolo Barbero (basso) e Giuliano Danieli (batteria), ma, soprattutto, del suono di chitarra “extra mojo”, cioè potente e magico, del quarantaseienne Arrigo, torinese, in Valle dal 2008, che ha alle spalle pluriennali esperienze con gruppi come Voodoo Lake e Shanghai Noodle Factory. E’ lui l’autore di pezzi orecchiabilissimi e irresistibilmente coinvolgenti che parlano dell’immaginario del blues (come l’eterna lotta con i propri demoni, “Life is for learnin”, o sensuali “Black Strawberry mama” le cui labbra sanno di vino alla fragola), ma, anche, di storie molto più vicine alla nostra realtà che Arrigo sa avvolgere di un alone di magia. E’ il caso di “Still on my feat”, un country blues dedicato ai suoi amici emiliani che non hanno mollato dopo l’esperienza del terremoto, o di “Back where I belong”, scritta in memoria del batterista aostano Arturo Jemma.

La ballata “Mr America”, infine, è dedicata a Pino America, personaggio sulfureo già di suo, ed è stata inserita nella colonna sonora di un film a lui dedicato. Fondamentale nella costruzione del suono che tanto è piaciuto ai produttori americani e, infine, il lavoro di Raffaele “Nedagroove” D’Anello che il cd ha registrato nel suo Meat Beat Studio di Sarre. E’ anche grazie a lui che ad ottobre i Nandha faranno quattro concerti in Arkansas.

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C’ERA UNA VOLTA (13) ARTURO JEMMA, un batterista tra le nuvole

Anche le morti più discrete e appartate, possono, grazie a Facebook, assumere il clamore e l’emozione, momentanea, del grande lutto. E’ quello che è successo il 21 novembre 2011 nel giro dei rockettari valdostani, per uno di loro, il batterista Arturo Jemma, deceduto quel giorno all’Ospedale Parini di Aosta.

Oggi si è spenta una luce…tutti noi siamo un po’ più poveri e un po’ più al buio… Ciao Artur!”, ha scritto il fotografo Luca Perazzone.

“Ti saluto in silenzio”, ha aggiunto Francesco-C.

“Ciao Peter Pan”, è stato, invece, il messaggio di un suo collega, il batterista Giuliano Danieli.

Arturo Jemma aveva 60 anni, e negli anni Sessanta e Settanta era stato uno dei protagonisti più estrosi della scena rock valdostana con gruppi come I Selvaggi e Flower’s Love.

«Arturo era bravo- ricordava il cantante Gianni Bruna, suo sodale nei Flower’s Love- Ma aveva sempre la testa persa tra le nuvole e dietro le ragazzine. Finiva, così, che, nelle prove, ad ogni stop che non faceva si prendeva delle bacchettate in testa

1 Arturo Jemma 79364080739_1846318713_nFinito il suo momento di gloria, Jemma aveva continuato, comunque, ad essere assiduo frequentatore dei concerti rock e protagonista di infuocate jam sessions nei locali aostani. Sempre sorridente e pieno di progetti. Anche negli ultimi mesi in cui ha nascosto a tutti il male che l’ha ucciso.

«Dove c’era rock’n’roll, c’eri tu- ricorda , su FB, Alberto Neri- Sapere che non ti incrocerò più fa davvero molto male… ma so anche che te la sei goduta fino in fondo, my friend: alla facciazza di chi non poteva, di chi non potrà mai capire.
See ya in a garageland, picchia forte.» 

I funerali di Jemma si sono svolti il 23 novembre nella chiesa di Charvensod.


Ad Aosta si brinda all’apertura di VINERITA con Barbera e il blues

Il CICAP, Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sul paranormale, è un’associazione fondata nel 1989 da Piero Angela, Margherita Hack, Rita Levi Montalcini e Carlo Rubbia per sbugiardare ciarlatani d’ogni tipo e combattere superstizione e creduloneria. Una tessera ad honorem dovrebbe andare all’aostana Rita Vacchina che alle 17 di sabato 17 settembre ha inaugurato la sua vineria “VineRita” in Via Trottechien 17. «Non sono assolutamente superstiziosa.- ha ammesso- Anche perché 7 più 1 fa 8 che è un numero magico in quanto simbolo dell’infinito.»

Accanto ad un ricco buffet preso d’assalto da centinaia di persone, nei 110 metri quadri di un’ex falegnameria completamente ristrutturata c’è stato spazio per un’altra grande passione della Vacchina: la musica. «Amo più il rock, ma mi piace anche il jazz e il blues.- confessa- La musica si abbina bene col vino per cui, in collaborazione col mio amico Beppe Barbera, stiamo preparando un calendario di concerti che si alternerà a presentazioni di libri, e, naturalmente, degustazioni di vino.» Barbera, pianista aostano che, per via del cognome, col vino è indissolubilmente legato, all’inaugurazione ha suonato standards jazz con un inedito BiB trio formato col figlio Lorenzo (batteria) e Daniele Iacomini (basso). Alternandosi con i Nandha Blues Band formati da Max Arrigo (chitarra), Paolo Barbero (basso) e Giuliano Danieli (batteria). Un genere ed un gruppo anche loro in tema con numerologia e superstizione. «Il blues- ha spiegato Arrigo- è sempre stato legato a riti magici fatti per scacciare realtà oscure. E il trio richiama anch’esso elementi magici come la triade o il triangolo.»                                                                                                                                                   

Il CHRISTMAS BLUES dell’ESPACE POPULAIRE

Christmas Blues” è una sdolcinata canzone di Dean Martin, ma, anche, il nome di una sindrome che accompagna le feste natalizie di un numero crescente di persone. Il misto di tristezza, senso di solitudine e facile irritabilità che la caratterizza è conseguenza diretta della delusione che accompagna le ingannevoli promesse di amore e felicità della più crudele festa che ci sia. Il 23 dicembre scorso è stato Blues anche il Natale dell’Espace Populaire di Aosta, nel senso, però, di una lunga jam session che, grazie a questo genere musicale, ha recuperato il senso primigenio della festa pagana che voleva scacciare l’oscurità misteriosa del periodo più buio dell’anno. Ad animarla è stato “Nandha Blues Band”, trio formato nella primavera di quest’anno dal chitarrista torinese di origine siciliana Max Arrigo con i valdostani Paolo “Barbhe” Barbero (basso) e Giuliano Danieli (batteria). «Il blues- spiega Arrigo- è sempre stato legato a riti magici fatti per scacciare realtà oscure, una delle quali, per i bluesmen, era la fatica della vita di tutti i giorni. Anche il nostro nome, Nandha, che si ispira ad una fattucchiera a metà tra realtà ed immaginazione, richiama la magia che cerchiamo di ricreare con una musica fatta con una formazione, il trio, che richiama anch’esso elementi magici come la triade o il triangolo.» Ad essere incantato dalla “voice in the night” il quarantatreenne Arrigo ha cominciato a 16 anni, vedendo il film “Mississipi Adventure” che raccontava la vita di Robert Johnson, che la leggenda vuole si sia venduto l’anima al diavolo in cambio della capacità di suonare il blues in modo sublime. «E’un genere di musica che ti sceglie.-racconta Arrigo- Quel suono mi è entrato nelle ossa e mi ha stregato, è un’emozione che per me è diventata stile di vita.» Dopo aver scorazzato in giro per l’Europa con gruppi come “Voodoo Lake” e “Shanghai Noodle Factory”, dal 2008 Arrigo è approdato in Valle per fare l’educatore. Da allora è per tutti “Blues Max” , per assonanza con il nome di una celebre discoteca locale. Ha fondato anche l’ “Aosta Blues Society”, gruppo aperto a tutti i musicisti e amanti della “musica del diavolo”, valdostani e non. Alcuni di questi hanno partecipato alla jam dell’Espace: da Beppe Barbera a Marco Brunet, da Luca Addario a Stefano “Steo” Trieste. Quest’ultimo e stato un “Sannidei” come gli attuali sodali di Arrigo, Danieli e Barbero, pulsante coppia ritmica che si è esaltata in un repertorio che nell’occasione è passato dai Gov’t Mule (32/20 e Thorazione Shuffle) a T Bone Walker (Stormy Monday), da Muddy Waters (Catfish Blues) a Elmore James (Dust my Broom). Ascoltandoli si è capito perché l’esperto Arrigo abbia scelto proprio loro per “keep on runnin” (continuare a correre) per le strade del Blues( che, nell’occasione, non potevano che portare alla conclusiva “Merry Christmas Baby” di B.B.King). «Le montagne valdostane- ha spiegato il chitarrista- danno molta energia positiva che cerco di riproporre nella musica. Il nostro è un “power trio” anche perché in tre si è tutti in prima linea e nessuno si può “imboscare” come nel quartetto. Tra noi c’è un “interplay” quasi jazzistico, non a caso, tra tanti classici blues e qualche pezzo originale facciamo, “Afro Blue” di John Coltrane. E, poi, il trio costituisce la base ideale per qualsiasi tipo di ospite, come quelli che parteciperanno alla jam o l’armonicista americano Hook Herrera, già con Allman Brothers e Willy DeVille, che prossimamente suonerà con noi.»