C’ERA UNA VOLTA (16) Il decennale di “…basta” dei Losbastardos

Era l’aprile 2002. E, tra un piccolo aereo che si schiantava sul Pirellone di Milano e la morte (a causa di uno speedball) di Layne Staley, cantante degli Alice in Chains, si inserì la pubblicazione, su etichetta “Opere Buffe”, di “…basta” dei Losbastardos. Dopo 12 anni di gavetta ed esperimenti, con questo secondo cd il gruppo valdostano tentò il salto di qualità. Lo confermavano la produzione dell’elvetico Hairi Vogel, la registrazione al Can Studio di Colonia e l’utilizzo di ben quattro lingue diverse (italiano, francese, inglese ed arabo). Ma prima e sopra di tutto c’era la loro musica “bastarda” che nei 14 pezzi (13 originali ed una cover di Frank Zappa) mischiò sonorità e stili, conservando equilibrio e coerenza grazie all’anima, in tutti i sensi, che il gruppo mise in ogni nota.“Sarò lo specchio della tua pazzia” cantavano in “Specchio”, e, in effetti, la carta vincente del lavoro stava proprio nella capacità di riflettere spietatamente unasocietà “gratta e vinci” fatta di apparenza, facce di plastica, profeti di piazza, branchi violenti, incubi ad occhi aperti. Un disagio esistenziale che, per i Losbastardos, fu la molla per creare una musica necessariamente visionaria, visto che in un mondo senza più senso tutto il pensabile e, quindi il suonabile, è possibile. Si ascolti, ad esempio, “In Blanko”, il pezzo, forse, più riuscito del CD, che esprimeva il rifiuto giovanile della politica tribale («Basta riunioni di massa, profeti di piazza/ … rosso, nero, verde, viola, blu, tricolore/ sinistra, destra, fascista, comunista/ mi vien da vomitare»). O l’etno-rock de “Il paese degli altri” (cantato in arabo) e la rabbia piena di interrogativi di “Fino in fondo”, che rievocava l’alluvione che nell’ottobre 2000 aveva devastato la Valle. Summa di tutto fu “Il Disagio”, primo singolo tratto dal Cd, nel quale la camaleontica voce di Lothar Benso incarnava le tante sfaccettature del malessere di vivere in una “uguaglianza che sa di cliché”. Seguirono un bel po’ di concerti in tutta Italia e, nel novembre 2002, nell’ambito del “Meeting delle Etichette Indipendenti” di Faenza, un “Premio Videoclip Indipendente”, per il video di “Fino in fondo”. I Losbastardos di quel cd erano Daniele Iacomini (basso), Erik Noro (chitarra), Gianluca Chamonal (batteria), Lothar Benso (voce) e René Cuignon (chitarra). Proprio quest’ultimo il 20 aprile 2012, su Facebook, ha così ricordato il decennale del cd. «“…Basta” compie 10 anni esattamente oggi. Non importa che vi sia piaciuto o meno (sinceramente non lo reggo nemmeno io, esattamente come non reggo più nessuno dei Losbastardos …ahahahahah…♥). Resta il fatto che mi ricorda uno dei periodi più belli della mia vita… Rock, sighe, birre, feste e cazzate a profusione… (mancava sempre e solo la figa)…Quindi ci tengo con un po’ di presunzione di fare gli auguri a questo disco creato da 5 teste valdostane… 5 teste di musica, di alcool e, chiaramente, … di cazzo.»

QUESTA CITTA’ : il nuovo cd degli ELETTROCIRCO

C’è circo e circo. Da quello tradizionale basato sul protagonismo di acrobati, giocolieri e clown, si è, infatti, passati al “nouveau cirque”, alla Cirque du Soleil, in cui tutto ciò, unificato dalla musica, si è trasformato in un racconto teatrale corale.

Un’evoluzione simile hanno avuto gli Elettrocirco, gruppo formato nel 2009 da alcuni dei migliori musicisti pop rock valdostani, che hanno appena pubblicato il nuovo cd “Questa città”.

Oltre che per alcuni aggiustamenti di formazione, gli Elettrocirco sono “nuovi” per una concezione più corale della musica. «Siamo stati più attenti a scrivere canzoni degne di tale nome, senza protagonismi.- spiega il bassista e chitarrista Daniele IacominiProtagonista è, piuttosto, il messaggio dei testi, ma, anche, musicale e sonoro. Grazie al lavoro del tecnico del suono Paolo Barbero e del mastering di Raffaele “Neda” D’Anello il cd “spacca” anche sull’autoradio più schifosa. L’abbiamo fatto per avere una fotografia di cosa siamo. E, di tutte le fotografie musicali che ho fatto, è quella venuta meglio.» Il che, detto da un ex LosBastardos e confermato dal suo antico sodale Gianluca Chamonal (batteria) e da Diego Tuscano (cantante ex SanniDei) la dice lunga sulla bontà del cd.

Sono loro i nuovi Elettrocirco, che per le registrazioni si sono avvalsi degli assolo del chitarrista Alessandro Picciuolo e delle tastiere psichedeliche di Barbero. Il risultato è, per molti versi, sorprendente, per maturità compositiva ed esecutiva («ogni dettaglio è il riassunto dei due anni precedenti») e varietà di climi musicali. Si va dall’incedere paludoso di “La dama” al funky di “Le onde del mare”, dalla bossa nova di “Questa città” alla ballad acustica “Come non detto”. Il tutto reso consequenziale da un progetto che fonde la musica d’autore italiana con una matrice rock. Il labirinto alienante raffigurato in copertina si riflette, poi, intesti (cui hanno collaborato Michele Murino e Giancarlo Ventrice) che rispecchiano l’attuale mal di vivere (“mi sento come il grigio di questa città”, cantano). Anche le canzoni sentimentali, poi, a parte la sensuale “La voglia”, hanno un retrogusto morboso che si rifà a poesie di Dylan Thomas (“La Dama”) o a una graphic novel di John Wagner (“Al posto del vino”).


SHANGHAI NOODLE FACTORY: good times are coming

Nonostante la giovane età sul chitarrista Max Arrigo fioriscono già leggende. Nell’ambiente del blues torinese si favoleggia, infatti, di un suo viaggio a Clarksdale, nel Mississippi, e di certi suoi affari col diavolo nei pressi del celeberrimo “Crossroads” (incrocio: n.d.r.) tra le Highway 49 e 61. Quel che è certo è che da una tournèe negli Stati Uniti è tornato con un suono della chitarra “extra mojo”, cioè potente e magico, ed una capacità di creare pezzi di “southern rock” quanto mai viscerali e sulfurei. Una “seconda natura” che si esalta nell’omonimo Cd, “Second Nature”, dei suoi “Shanghai Noodle Factory” presentato all’Espace Populaire il 20 dicembre scorso. «E’ raro che il  bluesman sia una rockstar– ha spiegato- in genere è, invece, uno che di giorno lavora come un nero per, poi, sfogarsi, la sera suonando. Da qui nasce la natura ribelle di gente che, dovendosi sudare tutto, non può certo essere dei “Mama’s Pride (Cocchi di mamma)”, come canto in un pezzo.» Sono, infatti, gente “tosta” anche gli altri “Shanghai Noodle”: il bassista Sandro Picciuolo, il batterista Roberto Tassone (recentemente sostituito da Gianluca Chamonal) ed il cantante Diego Tuscano. E nel Cd lo dimostrano “randellando” una musica piena di energia che ha la sua massima espressione in “Hard times are coming”, un intrigante rock blues che non sfigurerebbe nel repertorio di gruppi più blasonati. Non sono da meno pezzi come “Away from you” e “Never know” che sprigionano un suono caldo “come una stufetta”, dove ogni nota riesce a trasmettere all’ascoltatore stati d’animo diversi. Che l’obiettivo sia centrato lo conferma anche l’imprimatur che, con la loro presenza, danno due big americani come il chitarrista Joe Pitts  (in “Son of the witch”) ed il cantautore Jono Manson (nella title track) , ospiti d’onore (con l’armonicista Dave Moretti) di un Cd che si conclude con la dolcezza acustica di “The moon is knocking”, una ninna nanna composta da Arrigo per la figlia Dharma ispirandosi alle bellezze della natura valdostana. Alcuni estratti dal Cd si possono ascoltare nel sito  http://www.myspace.com/maxarrigo

“Spacca” con ironia il Cd degli “ELETTROCIRCO”

ElettroCirco(by Gaetano Lo Presti) IMG_8369Finita l’epoca del rock maledetto e militante, questo genere musicale si è dovuto adattare alle regole dell’entertainment, conservando una sua ritualità ma mitigando la carica eversiva a favore della fruibilità dello spettacolo. Ecco, quindi, che appare quanto mai azzeccato il nome- “Elettrocirco”- datosi da alcuni dei migliori rockers valdostani provenienti dalle due formazioni che più hanno segnato l’ultimo decennio di rock chez Elettrocirco CDnous: i “Los Bastardos” ed i “SanniDei”. Dai primi arrivano il batterista Gianluca Chamonal ed il bassista Daniele Iacomini, dai secondi il chitarrista Giancarlo Ventrice ed il cantante Diego “Tusco” Tuscano. A loro si è aggiunto Jean Fontaine, francese che vive ad Ivrea, che con la sua tastiera ha dato un taglio “prog-psichedelico” agli otto pezzi dell’omonimo Cd recentemente pubblicato dal gruppo. «Il tono musicalmente cupo che abbiamo dato al lavoro rispecchia lo stress del vivere d’oggi– spiega Tuscano- che è, però, mitigato da una vena ironica che esce fuori nei testi, perché, in ogni caso, si tratta di intrattenimento. E, poi, anche se la vita di chi fa circo è dura, quando è il momento dello spettacolo l’immagine che finiscono per dare è allegra.» Il Cd rimane, infatti, godibile anche quando i testi parlano di lavoro alienante (“mi vogliono coglione, un numero senza opinione ricattato da uno stipendio da fame senza alcuna soddisfazione” da “Maledizione”), di spleen esitenziale (“Laido maggio”), di “autostrade perdute” nel tentativo di “incedere senza cedere”. La grafica del Cd, in cui dall’oblò di un astronave si vede galleggiare nello spazio un gigantesco camion, si rifà alla canzone “Sirio 2222” (titolo tratto da un album del “Balletto di bronzo”: n.d.r.): sette minuti di pura psichedelica, sia testuale (“impossibile restare, chiudi gli occhi e voli via… ti piace davvero essere distante”) che musicale (è una piccola suite con ampi spazi strumentali). «Il pezzo è anche un invito a guardare al di là dei generi e dei limiti imposti dall’attuale mercato musicale.- continua Tuscano- Nella nostra musica c’è del rock, del blues, del grunge, del prog e del metal ma tutti posti al servizio di quello che vogliamo dire. Le parole sono talmente importanti che per comporre le canzoni siamo spesso partiti dai testi, e non, come prima, dalla musica.» Mai come in questo caso si può, infatti, parlare di cantautorato elettrico, con Chamonal e Ventrice a dar man forte a Tuscano nella costruzione di testi che affrontano soprattutto le problematiche della relazione uomo donna da una posizione che niente ha a che vedere col machismo del rock classico. E’, anzi, la donna che, ridotto il maschio a “cicca accartocciata nel posacenere” (da “Blues dal posacenere”), se ne va “a prendere la vita di un altro amante” (da “Biancaneve”). La terapia non può che essere una sola: “meglio smettere, il tuo medico o il tuo farmacista possono aiutarti a smettere”. Alcuni di questi pezzi si possono ascoltare nel sito www.myspace.com/elettrocirco  

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