Muore, nel giorno di Natale 2013, il grande pittore valdostano FRANCESCO NEX

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1 Nex (by gaetano lo presti) IMG_4180E’ morto nelle prime ore del Natale 2013 il grande pittore valdostano Francesco Nex. Aveva 92 anni ed era ricoverato da qualche giorno all’Ospedale Parini di Aosta per le conseguenze di una caduta avvenuta a casa sua, in Frazione Miseregne di Fenis, durante lo svolgimento della mostra di alcune opere della sua collezione, che la famiglia aveva voluto vendere per realizzare l’ultimo sogno dell’artista valdostano: quello di vedere completata la ristrutturazione del piccolo villaggio che sta dietro la sua casa.

1 Nex (by gaetano lo presti) IMG_4179Nato a Mattão, in Brasile, il 6 luglio 1921, Nex ha saputo ottenere eccellenti risultati con ogni tipo di materiale: dalla ceramica al rame, dal cuoio al ferro. Le maggiori soddisfazioni gli sono, però, arrivate dai coloratissimi “racconti figurati” su seta, allegoria della commedia umana, ambientati in un’atmosfera quasi stupefatta a metà tra favola e realtà. «Nei miei quadri- aveva detto- mi piaceva raccontare me stesso e i miei “desaforo”, una parola portoghese che esprime un insieme di scontento, delusione e disamoramento per un mondo che non mi piaceva e che, almeno nei miei quadri, cambiavo.»

La sua ultima grande mostra retrospettiva, organizzata dall’amministrazione regionale, si era svolta al Museo Archeologico di Aosta tra il dicembre 2004 ed il maggio 2005. Poco dopo l’inaugurazione si era, purtroppo, manifestata una maculopatia degenerativa che, facendogli perdere la vista, aveva costretto Nex ad interrompere l’attività. «Vedo un grande grigio che è più noioso del grande buio della morte.-aveva confessato- Le persone mi appaiono come macchie che si perdono nel bianco

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ARTE (24) I novant’anni di Francesco NEX, pittore in Valle d’Aosta

Foto di Martina Beppa Capone

Il 6 luglio 2011 è stato un giorno di festa per Francesco Nex, il più grande pittore valdostano vivente. Nel pomeriggio, nella sua casa in località Miseregne di Fenis, ha festeggiato, con parenti e qualche amico, il novantesimo compleanno. Persone che, più che vedere, il pittore ha immaginato. Da 6 anni e mezzo, infatti, a causa di una maculopatia degenerativa ha perso la vista. «Vedo un grande grigio che è più noioso del grande buio della morte.-ha confessato- Le persone mi appaiono come macchie che si perdono nel bianco

Un calvario iniziato nel dicembre 2004, subito dopo l’inaugurazione della grande mostra al museo di Piazza Roncas che suggellava una lunga carriera nel corso della quale l’artista, nato a Mattão, in Brasile, ha saputo ottenere eccellenti risultati con ogni tipo di materiale: dalla ceramica al rame, dal cuoio al ferro. Le maggiori soddisfazioni sono, però, arrivate dai coloratissimi “racconti figurati” su seta, allegoria della commedia umana, ambientati in un’atmosfera quasi stupefatta a metà tra favola e realtà. «Ha perfettamente ragione chi dice che la vera felicità è fare il lavoro che piace.- ha continuato Nex- Indipendentemente dai soldi, se mi alzavo alle cinque di mattina per dipingere era perché mi piaceva raccontare me stesso e i miei “desaforo”, una parola portoghese che esprime un insieme di scontento, delusione e disamoramento per un mondo che non mi piaceva e che, almeno nei miei quadri, cambiavo.» Adesso che non può più dipingere è, invece, stanco. E annoiato. Della sua vita, ma, anche del teatrino che in Valle e nel mondo si ripete immutabile e grigio.

Un pò come lo è il “Cavaliere stanco per antiche geometrie”, uno dei suoi quadri più belli che dal 5 luglio è esposto nelle sale dell’Hotel Cavour et des Officiers del Forte di Bard per la mostra che riunisce le opere dei 15 artisti valdostani più significativi (sembra che, all’inaugurazione, il critico Vittorio Sgarbi, ammirato, si sia offerto di comprarlo). «E’ il mio autoritratto spirituale, anche se, in realtà, ci sono in quasi tutti i miei dipinti. C’è chi ha detto che è un trattato di filosofia. Può darsi, visto che io amavo la filosofia. Forse troppo, visto che all’esame di maturità l’insegnante mi rimandò ad ottobre dicendomi: Nex, lei è troppo filosofo per essere promosso in filosofia. E’ una delle mie tante contraddizioni, come quella di essere stato un combattente che ha sempre odiato le guerre

Nonostante tutto, Nex ha ancora un sogno nel cassetto: far rinascere a nuova vita la manciata di case circostanti la propria abitazione. «Una volta ho letto una frase di Goethe che affermava che la casa era il luogo deputato alla storia: storia intesa come concatenazione delle vite di chi ci abita, perché ognuna lascia nella casa un pezzo della sua esperienza. Anche le case di questo villaggio sono pezzi di storia popolare. Standoci si imparano tante piccole cose che vorrei cercare di comunicare agli altri, in modo che siano belle anche per loro.» La festa è stata anche l’occasione per mostrare i primi risultati di una ristrutturazione che, dopo molti anni, si sta concretizzando in un ristorante e un albergo “d’una poverissima eleganza”, che aprendosi verso la Valle, possano fare da base per farla conoscere ed apprezzare. «Vuole essere un piccolo esempio di come si sarebbe potuto condurre il turismo- ha concluso- uno dei settori nel quale in questi anni la Valle ha avuto delle possibilità enormi senza che ne abbia saputo approfittare. Per me il regalo più bello sarebbe che altri trovino buona l’idea e la riproducano.»


I FryDa: strumenti da viaggio per una musica senza confini

In giorni in cui l’attualità è dominata dalle notizie sull’esodo biblico degli immigrati africani verso l’Italia, ha assunto un particolare valore il concerto che il duo “FryDa” ha tenuto il 19 febbraio all’Espace Populaire di Aosta. Gli strumenti utilizzati da Francesco Fry Moneti, il violino, e Daniele Contardo, l’organetto, sono, infatti, gli strumenti da viaggio per eccellenza, usati, il secolo scorso, dagli emigrati italiani nelle Americhe. «E’ un modo per ricordare che anche noi siamo passati dall’esperienza di dover cercare lavoro all’estero- ha spiegato Contardo- e di quanto la musica sia servita per integrarsi nelle nuove realtà. Abbiamo, così,individuato un itinerario musicale che, attraverso questi strumenti, spazia tra vari generi musicali in base agli stimoli che vengono dal pubblico.» I due hanno, quindi, sconfinato dalla musica popolare toscana e piemontese (le loro regioni d’origine) a quella irlandese, dal klezmer al tango, dalle colonne sonore al rock, fino ad una insolita versione di “Birdland” dei Weather Report.

Oltre che da una curiosità musicale onnivora, sono accomunati dalla militanza nei Modena City Ramblers, di cui Moneti è violinista e chitarrista dal 1996 mentre Contardo ne ha fatto parte tra il 2003 ed il 2005. L’organettista si definisce “suonicista randagio” per sottolineare un percorso nella musica e nel teatro popolare iniziato da ragazzo con il padre Franco nei “Cantambanchi” (gruppo storico del folk piemontese) e proseguito con gli “Abesibé”, che spaziavano dalla musica di strada alle giullarate. «Per essere coerente con una musica alternativa, nella mia carriera mi sono spesso mosso con mezzi di trasporto alternativi, che servono anche per attuare un’esplorazione pacata e profonda del territorio: dai carri trainati da cavalli alla bicicletta. Uso quest’ultima nelle mie avventure soliste perché è a impatto zero ed è più legata alla veste, con la quale mi presento, di “Contador”, che, oltre a voler dire cantastorie in piemontese, è il nome di un ciclista spagnolo e l’anagramma del mio cognome.» La scelta artistica di Contardo si rivela, tra l’altro, in linea con il mondo creativo del suo celebre zio: il pittore valdostano Francesco Nex. «I suoi quadri sono come dei cartelloni dei cantastorie, ma ad altissima definizione.- osserva Contardo- In uno scatto fermano un universo, come nel caso, per restare al tema di stasera, della sua “Benedizione della partenza degli emigranti”


ARTE (20) FRANCESCO NEX: l’artista, che è simile all’animale che fiuta l’aria, un po’ profetico è

L'ospitalità (2000)

Il 2011 sarà un anno importate per Francesco Nex, il maggiore pittore vivente della Valle, che il 6 luglio compirà novanta anni. In questo lunghissimo lasso di tempo le sue vicende di vita e Arte si sono strettamente intrecciate con quelle della Valle, facendone un testimone privilegiato con una visione lucidissima della sua terra. A far da contraltare c’è, purtroppo, la cecità, causata da una maculopatia, che dal dicembre 2004 gli impedisce di dipingere. «E’ una situazione odiosa.- confessa nella sua casa di Fènis- Mi manca soprattutto il fare. Ho sempre lavorato tanto per due ragioni: la prima, non lo nego, per il denaro, ma soprattutto perché mi piaceva raccontare me stesso e i miei “desaforo”, una parola portoghese (Nex è nato in Brasile:n.d.r.) che esprime un insieme di scontento, delusione e disamoramento per un mondo che non mi piaceva e che, almeno nei miei quadri, ironizzando, cambiavo. Purtroppo molte delle cose più ciniche che ho dipinto si stanno avverando, forse perché l’artista, che è simile all’animale che fiuta l’aria, un po’ profetico è.» Dopo anni di silenzio artistico, Nex è tornato agli onori della cronaca il 3 dicembre scorso in occasione dell’inaugurazione, al Museo di Piazza Roncas, della mostra “La cultura dell’ospitalità”, esposizione di opere collezionate dagli albergatori valdostani in cui fa la parte del leone. «Il titolo della mostra è preso dal quadro che avevo regalato all’Hotel Comtes de Challant di Fénis dopo l’alluvione del 2000 per il modo bello e gentile con cui aveva messo la sua professionalità a disposizione degli sfollati. In quell’occasione era venuto fuori il bello dello spirito valdostano, ma, ormai, sembra ci vogliano le grandi disgrazie perché succeda.» Lei che conosce la Valle meglio di chiunque altro, come l’ha vista cambiare? «I valdostani erano una razza simpatica e con un certo senso dell’umorismo, adesso, invece, fanno le cose più folli facendo i seriosi. Manca l’iniziativa che li rendeva dei piccoli imprenditori. La campagna è lasciata in mano a lavoratori stranieri. La fontina non è più la fontina e i prati non sono più i prati perché, dopo avere sradicato piante, hanno seminato erbacce. La Valle ha perso la sua connotazione, non “puzza” più di valdostano. Non parliamo della cultura per la quale non c’è rispetto, ma per questo li assolvo perché forse non sanno nemmeno cosa sia.» Non è che nel resto del paese la cultura se la passi meglio, visto che ci sono ministri che ripetono che è una cosa che non si mangia…«E’ una storia vecchia. Già Carducci scriveva: “Il poeta, o vulgo sciocco, un pitocco non è già, che a l’altrui mesa via, con lazzi turpi e matti, porta i piatti ed il pan ruba in dispensa”. Non è vero, lo dimostra l‘Italia, che, pur non valorizzandole, ha la maggior parte di opere d’arte del mondo. Con l’arte si mangia, la mia famiglia non ha mai saltato un pasto.» Come vede il futuro della Valle? «Si deve ripartire dalla montagna, che un discorso serio ancora te lo fa. Bisogna, però, conoscerla, perché se non conosci un territorio come fai ad amarlo? Come diceva Leonardo da Vinci: un grande amore è figlio di una grande conoscenza. La gente che viene in Valle non la conosce ed ai valdostani non interessa più. A me, invece, ha fatto venire il fiato corto, perché credo di essere uno dei pochi che l’ha girata tutta. Il mio sogno era aprire un albergo dove accogliere la gente, per, poi, grazie ad un accordo con le guide di Valpelline, farle girare la Valle a piedi, attraverso le alte vie. E’ bello vedere dall’alto queste valli che si intrecciano, si collegano e sembra che rubino lo spazio una all’altra. C’è molto dello spirito del valdostano. Pensavo di andare anch’io con loro, ma adesso ho una stanchezza ed una tristezza infinita… Però mi piaceva dipingere… mi dava un senso, ora è tutto così contraddittorio.»                                                                                                               

ARTE (5) La “variante” FRANCESCO NEX, pittore

Il 6 luglio 1921 è nato a Mattão, in Brasile, Francesco Nex, uno dei più grandi pittori valdostani.  Nel 2004 ho avuto l’onore di scriverne la biografia che è inserita nel catalogo della mostra “Francesco Nex- Ricordi, sogni, riflessioni” (Arti Grafiche Duc).

NexDSCN8757-aNexDSCN0081-a…“La mia è una vita vissuta nel sogno di essere pittore” afferma Nex, che, per parte di madre, discende dagli Artari, una famiglia che fin dal Cinquecento vanta stimati professionisti delle arti figurative. E’ con il loro spirito artigianale che l’artista si è misurato, con eccellenti risultati, con ogni tipo di materiale (dalla ceramica al rame, dal cuoio al ferro). Sono, però, stati i dipinti su seta, a cui si è dedicato a partire dal 1961, a dargli le maggiori soddisfazioni. E’ lì che ha rivisitato con molta libertà la QuadroBochStoria da un’angolatura ironicamente dissacrante conferendole l’attualità di chi sa muoversi in un tempo non irrigidito e morto, mischiando elementi di varie epoche.Continuo la vicenda millenaria del raccontare e scrivere la storia vera del mio tempo con colori e pennelli. L’uomo è diverso e uguale, ma irripetibile nelle infinite varianti possibili. Io sono la variante Francesco Nex, pittore, con le sue piccole illuminazioni, le grandi ombre, il chiaroscuro, orgoglioso dell’essere uomo”…

A Francesco Nex ho dedicato anche il post  https://gaetanolopresti.wordpress.com/2009/05/04/francesco-nexcavaliere-stanco-per-antiche-geometrie/ 

ARTE (3) La pittura morale di ITALO MUS

Mus-DSCN8657Il 15 maggio 1967 moriva a Saint-Vincent Giuseppe Italo Mus, uno dei più importanti pittori valdostani. Nato a Chàtillon il 4 aprile 1892, la sua carriera era decollata nel 1938 Mungitrice in grigio-1940quando il critico d’arte milanese Guido Marangoni, in villeggiatura a Saint-Vincent, aveva visto alcune sue opere e, in un articolo sulla rivista d’arte “Perseo”, lo aveva definito «pittore di grande talento». Vinto nello stesso anno il Premio Bergamo, Mus si era inserito tra  i migliori artisti italiani della sua generazione. Aveva frequentato Carrà, Ligabue, MorandiDe Pisis era stato spesso suo ospite a Saint-Vincent.

Così Francesco Nex, l’altro grande pittore valdostano, si era espresso su Mus nella biografia “Francesco Nex-Ricordi, sogni, riflessioni” da me scritta nel 2004.

«Mus era un bravo tipo che viveva di pittura, per cui ha fatto una vita grama finchè non ha avuto quel colpo di fortuna di vincere un premio a Bergamo. Gli mancava la cultura, ma era un artista nativo che la pittura ce l’aveva nel sangue… Capiva che certi movimenti artistici moderni erano importanti, e avrebbe anche voluto entrarci, ma non era nella sua mentalità e nella sua cultura… La sua era una pittura morale, fatta di quei bei quadri di contadini valdostani che durante il fascismo piacevano tanto perché esprimevano tutta la cultura del campagnard. La dittatura fascista era ridicolamente contadina: le scarpe grosse del contadino davano un segno di forza ed attaccamento alla terra che, all’epoca, erano i valori in auge… La sua ultima produzione è poco nota, ma gli vidi fare delle cose molto belle. Ricordo, per esempio, un San Francesco che era di una materialità trepida… Con Mus ci siamo frequentati un bel po’. Abbiamo fatto anche delle mostre insieme, come quella del 1958 al Salone Ducale del Municipio di Aosta. L’ho, perfino, aiutato a fare certi lavori, come, per esempio, alcune decorazioni per il Casinò, e ne sono venute fuori delle cose che stavano a metà strada tra me e lui. Indubbiamente io ho un disegno molto più forte, mentre lui andava più per masse, ma la differenza principale tra noi è che lui copiava a modo suo la realtà, mentre a me è sempre più interessato inventare seguendo le mie fantasie».

ARTE (2) FRANCESCO NEX:”Cavaliere stanco per antiche geometrie”

cavaliere-stanco-per-antiche-geometrie-11Il quadro che fa da “avatar” al mio blog si intitola “Cavaliere stanco per antiche geometrie”. Ne è autore il mio amico Francesco Nex, il più grande pittore valdostano. Nato il 6 luglio 1921 a Mattão, in Brasile, Nex vive a Fènis. Di lui ho scritto una biografia che è stata pubblicata nel dicembre 2004, inserita nel catalogo della mostra “Francesco Nex. Ricordi sogni riflessioni”. Ne riporto uno stralcio nel quale Nex spiega la genesi del quadro, alla luce della sua estetica.catnex1

 «Concordo con chi ha detto che nei quadri l’Arte è quello che sta tra la tela- o, nel mio caso, la seta- e la vernice: in effetti è in questo spessore minimo che sta racchiuso il pensiero dell’artista, quello che qualcuno ha definito la scintilla della sua anima. E questo spessore a me è sempre piaciuto riempirlo con delle storie, a volte fantastiche e a volte un pò più realistiche. Sarebbe stata la stessa cosa se avessi fatto lo scrittore o il poeta… Nella mia pittura c’è l’amore, c’è la nostalgia, c’è l’allegria, ma c’è, anche, la rabbia ed il sarcasmo per un certo tipo di società. In questo tipo di quadri c’è un po’ la morale della Storia fatta da Francesco Nex. La Storia ufficiale, quella con la esse maiuscola, non mi ha mai interessato molto perché l’hanno scritta i funzionari dei potenti, che non potevano certo sputare nel piatto in cui mangiavano. Ma, della Storia, i potenti sono solo un accidente. La Storia l’ha fatta la gente che ha vissuto, che ha faticato, che si è ingegnata, che ha fabbricato case come quella in cui vivo… Per cui non descrivo momenti storici ufficiali, e i riferimenti a fatti e personaggi realmente accaduti sono casuali e funzionali a quanto voglio esprimere. I miei racconti figurati sono un’allegoria della commedia umana e testimoniano l’immutabilità della storia: come, cioè, accanto ai lati sublimi dell’uomo, ci siano cupidigie, invidie, superbie, stupidità che si ripetono sempre uguali. Fino alla noia, che, infatti,  ambascia il “cavaliere stanco per antiche geometrie”, il mio autoritratto spirituale. Il mio bisogno di dissacrare vorrebbe trasmettere alla gente il senso di libertà. Quasi a dire, con il sorriso sulle labbra: guarda che se hai bisogno di essere guidato è perché lo vuoi tu, perché non sai essere uomo del tuo tempo, perché non hai il coraggio d’essere libero. Lo schiavo è colui che aspetta che qualcuno lo liberi…».