ARTE (24) I novant’anni di Francesco NEX, pittore in Valle d’Aosta

Foto di Martina Beppa Capone

Il 6 luglio 2011 è stato un giorno di festa per Francesco Nex, il più grande pittore valdostano vivente. Nel pomeriggio, nella sua casa in località Miseregne di Fenis, ha festeggiato, con parenti e qualche amico, il novantesimo compleanno. Persone che, più che vedere, il pittore ha immaginato. Da 6 anni e mezzo, infatti, a causa di una maculopatia degenerativa ha perso la vista. «Vedo un grande grigio che è più noioso del grande buio della morte.-ha confessato- Le persone mi appaiono come macchie che si perdono nel bianco

Un calvario iniziato nel dicembre 2004, subito dopo l’inaugurazione della grande mostra al museo di Piazza Roncas che suggellava una lunga carriera nel corso della quale l’artista, nato a Mattão, in Brasile, ha saputo ottenere eccellenti risultati con ogni tipo di materiale: dalla ceramica al rame, dal cuoio al ferro. Le maggiori soddisfazioni sono, però, arrivate dai coloratissimi “racconti figurati” su seta, allegoria della commedia umana, ambientati in un’atmosfera quasi stupefatta a metà tra favola e realtà. «Ha perfettamente ragione chi dice che la vera felicità è fare il lavoro che piace.- ha continuato Nex- Indipendentemente dai soldi, se mi alzavo alle cinque di mattina per dipingere era perché mi piaceva raccontare me stesso e i miei “desaforo”, una parola portoghese che esprime un insieme di scontento, delusione e disamoramento per un mondo che non mi piaceva e che, almeno nei miei quadri, cambiavo.» Adesso che non può più dipingere è, invece, stanco. E annoiato. Della sua vita, ma, anche del teatrino che in Valle e nel mondo si ripete immutabile e grigio.

Un pò come lo è il “Cavaliere stanco per antiche geometrie”, uno dei suoi quadri più belli che dal 5 luglio è esposto nelle sale dell’Hotel Cavour et des Officiers del Forte di Bard per la mostra che riunisce le opere dei 15 artisti valdostani più significativi (sembra che, all’inaugurazione, il critico Vittorio Sgarbi, ammirato, si sia offerto di comprarlo). «E’ il mio autoritratto spirituale, anche se, in realtà, ci sono in quasi tutti i miei dipinti. C’è chi ha detto che è un trattato di filosofia. Può darsi, visto che io amavo la filosofia. Forse troppo, visto che all’esame di maturità l’insegnante mi rimandò ad ottobre dicendomi: Nex, lei è troppo filosofo per essere promosso in filosofia. E’ una delle mie tante contraddizioni, come quella di essere stato un combattente che ha sempre odiato le guerre

Nonostante tutto, Nex ha ancora un sogno nel cassetto: far rinascere a nuova vita la manciata di case circostanti la propria abitazione. «Una volta ho letto una frase di Goethe che affermava che la casa era il luogo deputato alla storia: storia intesa come concatenazione delle vite di chi ci abita, perché ognuna lascia nella casa un pezzo della sua esperienza. Anche le case di questo villaggio sono pezzi di storia popolare. Standoci si imparano tante piccole cose che vorrei cercare di comunicare agli altri, in modo che siano belle anche per loro.» La festa è stata anche l’occasione per mostrare i primi risultati di una ristrutturazione che, dopo molti anni, si sta concretizzando in un ristorante e un albergo “d’una poverissima eleganza”, che aprendosi verso la Valle, possano fare da base per farla conoscere ed apprezzare. «Vuole essere un piccolo esempio di come si sarebbe potuto condurre il turismo- ha concluso- uno dei settori nel quale in questi anni la Valle ha avuto delle possibilità enormi senza che ne abbia saputo approfittare. Per me il regalo più bello sarebbe che altri trovino buona l’idea e la riproducano.»


ARTE (20) FRANCESCO NEX: l’artista, che è simile all’animale che fiuta l’aria, un po’ profetico è

L'ospitalità (2000)

Il 2011 sarà un anno importate per Francesco Nex, il maggiore pittore vivente della Valle, che il 6 luglio compirà novanta anni. In questo lunghissimo lasso di tempo le sue vicende di vita e Arte si sono strettamente intrecciate con quelle della Valle, facendone un testimone privilegiato con una visione lucidissima della sua terra. A far da contraltare c’è, purtroppo, la cecità, causata da una maculopatia, che dal dicembre 2004 gli impedisce di dipingere. «E’ una situazione odiosa.- confessa nella sua casa di Fènis- Mi manca soprattutto il fare. Ho sempre lavorato tanto per due ragioni: la prima, non lo nego, per il denaro, ma soprattutto perché mi piaceva raccontare me stesso e i miei “desaforo”, una parola portoghese (Nex è nato in Brasile:n.d.r.) che esprime un insieme di scontento, delusione e disamoramento per un mondo che non mi piaceva e che, almeno nei miei quadri, ironizzando, cambiavo. Purtroppo molte delle cose più ciniche che ho dipinto si stanno avverando, forse perché l’artista, che è simile all’animale che fiuta l’aria, un po’ profetico è.» Dopo anni di silenzio artistico, Nex è tornato agli onori della cronaca il 3 dicembre scorso in occasione dell’inaugurazione, al Museo di Piazza Roncas, della mostra “La cultura dell’ospitalità”, esposizione di opere collezionate dagli albergatori valdostani in cui fa la parte del leone. «Il titolo della mostra è preso dal quadro che avevo regalato all’Hotel Comtes de Challant di Fénis dopo l’alluvione del 2000 per il modo bello e gentile con cui aveva messo la sua professionalità a disposizione degli sfollati. In quell’occasione era venuto fuori il bello dello spirito valdostano, ma, ormai, sembra ci vogliano le grandi disgrazie perché succeda.» Lei che conosce la Valle meglio di chiunque altro, come l’ha vista cambiare? «I valdostani erano una razza simpatica e con un certo senso dell’umorismo, adesso, invece, fanno le cose più folli facendo i seriosi. Manca l’iniziativa che li rendeva dei piccoli imprenditori. La campagna è lasciata in mano a lavoratori stranieri. La fontina non è più la fontina e i prati non sono più i prati perché, dopo avere sradicato piante, hanno seminato erbacce. La Valle ha perso la sua connotazione, non “puzza” più di valdostano. Non parliamo della cultura per la quale non c’è rispetto, ma per questo li assolvo perché forse non sanno nemmeno cosa sia.» Non è che nel resto del paese la cultura se la passi meglio, visto che ci sono ministri che ripetono che è una cosa che non si mangia…«E’ una storia vecchia. Già Carducci scriveva: “Il poeta, o vulgo sciocco, un pitocco non è già, che a l’altrui mesa via, con lazzi turpi e matti, porta i piatti ed il pan ruba in dispensa”. Non è vero, lo dimostra l‘Italia, che, pur non valorizzandole, ha la maggior parte di opere d’arte del mondo. Con l’arte si mangia, la mia famiglia non ha mai saltato un pasto.» Come vede il futuro della Valle? «Si deve ripartire dalla montagna, che un discorso serio ancora te lo fa. Bisogna, però, conoscerla, perché se non conosci un territorio come fai ad amarlo? Come diceva Leonardo da Vinci: un grande amore è figlio di una grande conoscenza. La gente che viene in Valle non la conosce ed ai valdostani non interessa più. A me, invece, ha fatto venire il fiato corto, perché credo di essere uno dei pochi che l’ha girata tutta. Il mio sogno era aprire un albergo dove accogliere la gente, per, poi, grazie ad un accordo con le guide di Valpelline, farle girare la Valle a piedi, attraverso le alte vie. E’ bello vedere dall’alto queste valli che si intrecciano, si collegano e sembra che rubino lo spazio una all’altra. C’è molto dello spirito del valdostano. Pensavo di andare anch’io con loro, ma adesso ho una stanchezza ed una tristezza infinita… Però mi piaceva dipingere… mi dava un senso, ora è tutto così contraddittorio.»                                                                                                               

ARTE (5) La “variante” FRANCESCO NEX, pittore

Il 6 luglio 1921 è nato a Mattão, in Brasile, Francesco Nex, uno dei più grandi pittori valdostani.  Nel 2004 ho avuto l’onore di scriverne la biografia che è inserita nel catalogo della mostra “Francesco Nex- Ricordi, sogni, riflessioni” (Arti Grafiche Duc).

NexDSCN8757-aNexDSCN0081-a…“La mia è una vita vissuta nel sogno di essere pittore” afferma Nex, che, per parte di madre, discende dagli Artari, una famiglia che fin dal Cinquecento vanta stimati professionisti delle arti figurative. E’ con il loro spirito artigianale che l’artista si è misurato, con eccellenti risultati, con ogni tipo di materiale (dalla ceramica al rame, dal cuoio al ferro). Sono, però, stati i dipinti su seta, a cui si è dedicato a partire dal 1961, a dargli le maggiori soddisfazioni. E’ lì che ha rivisitato con molta libertà la QuadroBochStoria da un’angolatura ironicamente dissacrante conferendole l’attualità di chi sa muoversi in un tempo non irrigidito e morto, mischiando elementi di varie epoche.Continuo la vicenda millenaria del raccontare e scrivere la storia vera del mio tempo con colori e pennelli. L’uomo è diverso e uguale, ma irripetibile nelle infinite varianti possibili. Io sono la variante Francesco Nex, pittore, con le sue piccole illuminazioni, le grandi ombre, il chiaroscuro, orgoglioso dell’essere uomo”…

A Francesco Nex ho dedicato anche il post  https://gaetanolopresti.wordpress.com/2009/05/04/francesco-nexcavaliere-stanco-per-antiche-geometrie/ 

ARTE (2) FRANCESCO NEX:”Cavaliere stanco per antiche geometrie”

cavaliere-stanco-per-antiche-geometrie-11Il quadro che fa da “avatar” al mio blog si intitola “Cavaliere stanco per antiche geometrie”. Ne è autore il mio amico Francesco Nex, il più grande pittore valdostano. Nato il 6 luglio 1921 a Mattão, in Brasile, Nex vive a Fènis. Di lui ho scritto una biografia che è stata pubblicata nel dicembre 2004, inserita nel catalogo della mostra “Francesco Nex. Ricordi sogni riflessioni”. Ne riporto uno stralcio nel quale Nex spiega la genesi del quadro, alla luce della sua estetica.catnex1

 «Concordo con chi ha detto che nei quadri l’Arte è quello che sta tra la tela- o, nel mio caso, la seta- e la vernice: in effetti è in questo spessore minimo che sta racchiuso il pensiero dell’artista, quello che qualcuno ha definito la scintilla della sua anima. E questo spessore a me è sempre piaciuto riempirlo con delle storie, a volte fantastiche e a volte un pò più realistiche. Sarebbe stata la stessa cosa se avessi fatto lo scrittore o il poeta… Nella mia pittura c’è l’amore, c’è la nostalgia, c’è l’allegria, ma c’è, anche, la rabbia ed il sarcasmo per un certo tipo di società. In questo tipo di quadri c’è un po’ la morale della Storia fatta da Francesco Nex. La Storia ufficiale, quella con la esse maiuscola, non mi ha mai interessato molto perché l’hanno scritta i funzionari dei potenti, che non potevano certo sputare nel piatto in cui mangiavano. Ma, della Storia, i potenti sono solo un accidente. La Storia l’ha fatta la gente che ha vissuto, che ha faticato, che si è ingegnata, che ha fabbricato case come quella in cui vivo… Per cui non descrivo momenti storici ufficiali, e i riferimenti a fatti e personaggi realmente accaduti sono casuali e funzionali a quanto voglio esprimere. I miei racconti figurati sono un’allegoria della commedia umana e testimoniano l’immutabilità della storia: come, cioè, accanto ai lati sublimi dell’uomo, ci siano cupidigie, invidie, superbie, stupidità che si ripetono sempre uguali. Fino alla noia, che, infatti,  ambascia il “cavaliere stanco per antiche geometrie”, il mio autoritratto spirituale. Il mio bisogno di dissacrare vorrebbe trasmettere alla gente il senso di libertà. Quasi a dire, con il sorriso sulle labbra: guarda che se hai bisogno di essere guidato è perché lo vuoi tu, perché non sai essere uomo del tuo tempo, perché non hai il coraggio d’essere libero. Lo schiavo è colui che aspetta che qualcuno lo liberi…».