JUKEBOX (10)- Il paziente inglese di GABRIEL YARED

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paziente-ingleseTutto comincia quando, sul finire della Seconda Guerra Mondiale, la giovane infermiera canadese Hana (Juliette Binoche), dopo aver disertato, trova un vecchio pianoforte in un convento abbandonato vicino a Siena e vi comincia a suonare le Variazioni Goldberg di Bach.

«Smetta di suonare», le intima, dopo aver sparato un colpo in aria, Kip Singh(Naveen Andrews), l’artificiere indiano che sta bonificando la zona da bombe e mine piazzate dai tedeschi. «I tedeschi- spiega- hanno lasciato mine dappertutto ed il pianoforte è uno dei loro nascondigli preferiti.» «E allora si è sicuri solo se si suona Bach…era tedesco.», ironizza Hana.

Yared 456575 alle 13.04.26Inizia così la loro storia d’amore nel film “Il paziente inglese” del regista britannico Anthony Minghella. Una storia ineluttabile, visto che al “paziente inglese”, il conte ungherese Laszlo Almàsy (Ralph Fiennes) che lei accudisce nel convento, Hana confesserà che: «Mia madre mi ha detto che avrei conosciuto mio marito mentre suonavo il piano

1 Yared 456575 alle 13.16.45Una storia che nel film sarà caratterizzata dal tema “Il convento di Sant’Anna” che Gabriel Yared, il compositore libanese responsabile della colonna sonora, ha composto per rimpiazzare il capolavoro di Bach. «E’ stato per mettere d’accordo il produttore, che voleva conservare la musica di Bach che si ascolta nella scena del convento, e Minghella che, invece, voleva una mia musica.- ha spiegato- Ho, quindi, scritto un tema al piano che si ispira a Bach

Sono gli arpeggi di questo toccante preludio in sol maggiore ad illuminare gli incontri d’amore di Hana e Kip. Dal primo, nel convento, a cui lei arriva seguendo un percorso che lui le ha tracciato con fiammelle, a quello nella Chiesa di San Francesco ad Arezzo, dove, in un gioco di corde e contrappesi, le fa scoprire, al lume di un candelotto, gli affreschi di Piero della Francesca. Fino al finale in cui, dopo che si erano persi, Hana si reca, a bordo di un carro, verso Firenze, dove Kip è stato trasferito, per una possibile riunione. Con questa musica Yared nel 1996 ha vinto l’Oscar ed il Golden Globe come miglior colonna sonora.

Un brivido di assoluto a Gressan con il Bach della violinista SONIG TCHAKERIAN ed il Sant’Anselmo di LORENZO ARRUGA

 1 Arruga Lorenzo - Sonig Thackerian (by Gaetano Lo presti) IMG_15921 Sonig (by Gaetano Lo presti) IMG_1596Un brivido di assoluto” è stato un titolo perfetto per il pomeriggio organizzato da Cristina Arruga, al Castello di Tour de Villa di Gressan, il 16 febbraio. Perfetto per l’atmosfera della sala del caminetto del castello medioevale, per il programma (le suites per violino solo di Bach e le parole di Anselmo d’Aosta), per i protagonisti: la violinista Sonig Tchakerian ed il critico musicale Lorenzo Arruga.

E’ stato quest’ultimo a dare il titolo all’evento, riprendendo una definizione della musica data da papa Paolo VI, allora vescovo di Milano, ad un gruppo di studenti del Conservatorio: “ha il compito tremendo e affascinante di interpretare del mondo d’oggi: le aspirazioni, le inquietudini, il brivido d’assoluto, di placarne con un messaggio di serenità le oscure crisi di pensiero e sentimento”. Compito che la musica di Johann Sebastian Bach assolve da più di tre secoli, rinnovandosi attraverso gli interpreti. Lo conferma il “nuovo Bach” di musicisti come il pianista iraniano Ramin Bahrami e, appunto, l’italiana di origini armene Tchakerian.

1 Arruga (by Gaetano Lo presti) IMG_1597«Seguendone ferreamente l’esattezza, Sovig non rinuncia a niente nella costruzione del suo Bach – ha spiegato Arruga- e facendoci partecipi di tutto quello che in qualche modo la tocca ci apre continuamente sorprese, emozioni, riflessioni da fare.» Non è, del resto, un caso che la Decca abbia scelto proprio lei per l’incisione delle Sei Sonate e Partite per violino solo di Bach, che, registrate nella chiesa veneziana degli Armeni, saranno pubblicate a marzo. E’ il degno coronamento di una luminosa carriera iniziata, piccolissima, sotto la guida del padre, medico e violinista.

4810087_booklet_booklet«L’ho conosciuta che aveva 17 anni.- ha ricordato Arruga- Insegnavo storia ed esperienze musicali in una città lombarda ed avevo bisogno di una che suonasse Bach in un modo che “passasse” bene.  Incuriosito dalla segnalazione di questa giovane e brava armena di Padova, la scelsi pur non conoscendola di persona. Ricordo che vidi arrivare una timida ragazza che non riconobbi finchè non mi disse: io sono la violinista. Come, però, cominciò a suonare, tirando fuori un suono enorme, esclamai: qua ci siamo

La stessa sensazione avuta dal selezionato uditorio del castello di Gressan, dove le sue splendide esecuzioni di Bach si sono alternate alla recita, da parte di Arruga, di citazioni  dai “Monologium” e “Proslogium” del grande teologo e filosofo medievale Anselmo d’Aosta (di casa al Tour de Villa dove abitò la sorella Richeza). Arruga ha, infatti, avvertito una vicinanza fra l’arte di Bach, nel suo esprimere in assoluto la realtà e la bellezza, come se fosse direttamente Dio a scrivere, e il pensiero di Anselmo d’Aosta che mostra e gode l’infinita ed imparagonabile grandezza del Creatore mentre sente la terribile, esaltante nostalgia della sua vicinanza. «Pur essendo autori profondi e scrivendo con linguaggio complesso,- ha concluso- sia Bach che Anselmo non richiedono una preparazione specifica per dare qualcosa, perché, in ogni caso, toccano ognuno a suo modo.»

1 Sonig (by gaetano Lo presti) IMG_1598

Il suono che (in)canta del trombone di MASSIMO LA ROSA

Per il giovane Massimo La Rosa era bello, a metà degli anni Ottanta, andare in giro con la banda per la sua Belmonte Mezzagno e paesi vicini, suonando a processioni e feste varie. Ancor più quando, fermatisi in piazza, attaccavano Rossini, Verdi e tutte quelle belle arie che piacevano alla gente. Un piacere che a Giuseppe è rimasto anche oggi che, trentasettenne, è uno dei migliori trombonisti del mondo e suona, come trombone principale, nella Cleveland Orchestra, una delle migliori orchestre del mondo. Lo conferma il programma del concerto che il 28 aprile ha tenuto, con la pianista Roberta Menegotto, nel Salone Ducale del Municipio di Aosta. «E’ il primo concerto in Italia da quando, nel 2007, sono andato negli Stati Uniti.- ha spiegato- Anche in questo caso, oltre a brani del repertorio trombonistico, ho suonato trascrizioni di pezzi celebri per far capire alla gente che col trombone si può suonare tutto.» 

Accanto a brani di Pergolesi, Weber e Sulek, si sono, infatti, ascoltate le trascrizioni della Sinfonia dal “Barbiere di Siviglia” di Rossini (prima versione per trombone tenore), della prima Suite per violoncello di Bach e dell’Adagietto dalla Quinta Sinfonia di Mahler. «Mi piace rischiare per tirare fuori da ogni concerto qualcosa di nuovo. -ha confessato Massimo- E se sfida ci deve essere che sia completa, come nel caso di Bach e, soprattutto, di Mahler che ho registrato a Cleveland con la pianista Elisabeth DeMio in un cd che, non a caso, si intitola “Cantando”.» L’occasione del concerto è stata la masterclass, organizzata da Stefano Viola, che La Rosa ha tenuto dal 27 al 29 aprile, nella Sala dell’Hôtel des Etats, per l’Istituto Musicale Pareggiato. «Spero di trasmettere ai ragazzi la lezione che i sogni di possono realizzare. Il mio era di suonare in un’orchestra americana e ci sono riuscito. Più che il talento sono importanti i sacrifici e, più che la tecnica fine a se stessa, il suono dello strumento. Il mio lavoro giornaliero consiste nel pulirlo sempre più, perché è come avere un negozio: se tieni bella pulita la vetrina le persone possono apprezzare meglio le cose che vendi, sennò non lo guardano nemmeno.» Il concerto aostano si è concluso con il bis di uno struggente “Intermezzo” dalla “Cavalleria rusticana”, interpretato in solitudine e dedicato al 51° anniversario delle nozze dei genitori.                                                                    

 

9 novembre 1989: il suono della caduta del Muro di Berlino

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Rostropovich_at_the_Wall9 novembre 1989: il Muro di Berlino è stato da poco abbattuto, quando al checkpoint Charlie di Berlino Est, dove erano avvenuti alcuni dei più tragici tentativi di fuga dalla DDR,  arriva MSTISLAV ROSTROPOVICH, il più grande violoncellista dei nostri tempi.

Si siede, e davanti alle macerie improvvisa un concerto con alcune suite di Bach. Tutte in tonalità maggiore, perché, dopo 28 anni di vita in tonalità minore, per i berlinesi è giunto il momento della gioia. E, poi, è musica di Bach: assoluta, che unisce i popoli e abbatte le barriere.

rostropovich_berlin«Quando sono andato al Muro di Berlino non è stato un atto politico, ma personale. -spiegò Rostropovich- Ero a Parigi, la sera ho telefonato a un amico che mi ha detto di accendere immediatamente il televisore, era di sera. All’inizio non capivo, guardavo quelle immagini e non capivo. Quando ho capito le lacrime hanno iniziato a scendere. Il Muro di Berlino nella mia vita ha avuto il ruolo di una cicatrice sul cuore.

1 Rostropovich 456604 alle 23.28.59Avevo 47 anni quando mi hanno cacciato dall’Unione Sovietica, dopo i 47 anni è iniziata un’altra vita. E queste due vite non si sono mai riunite.

1 Rostropovich 6604 alle 23.29.44Quando ho visto che buttavano giù il Muro di Berlino ho pensato che finalmente avrei potuto avere la speranza che queste due parti della mia vita potessero ricongiungersi.

E come un pazzo la mattina successiva ho preso il violoncello, sono salito su un aereo. Non sono andato a Berlino a suonare per la gente, sono andato lì a suonare affinché Dio mi ascoltasse, direttamente dal Muro di Berlino. Una specie di preghiera di ringraziamento a Dio. E davvero, dopo quel giorno, le mie due vite si sono riunite».