NAIF HERIN festeggia i 30 anni con “La peggior settimana della mia vita”

Il 28 ottobre 2011 sarà un giorno importante per la cantautrice valdostana Christine Naïf Herin. Per un motivo privato (compirà 30 anni) e uno pubblico. Quel giorno, infatti, uscirà nelle sale cinematografiche italiane “La peggior settimana della mia vita”, il film d’esordio del regista Alessandro Genovesi i cui titoli di coda sono accompagnati dalla canzone “L’amore sei tu”, scritta da Christine con Rosalba Pippa, in arte Arisa, che ne è pure l’interprete.

«E’ stata lei a contattarmi- racconta la cantautrice valdostana- Mi seguiva da un po’ di tempo e le serviva un brano ironico. Inizialmente ero un po’ titubante per via delle sue partecipazioni al Festival di Sanremo, che l’hanno resa un’artista molta conosciuta ma, anche, molto pop. Lavorando, però, insieme sul testo di una mia canzone, siamo riuscite a mischiare le carte: per cui io sono diventata un po’ più pop e lei un po’ più… Naïf.»

Ad un primo ascolto del videoclip della canzone (dal 18 ottobre su YouTube), la bilancia della collaborazione sembra, però, decisamente pendere verso una “naïffizzazione” di Arisa. Sia come stile vocale che, naturalmente, per il modo tipicamente “naïffio con cui la composizione coniuga melodia e swing. Per non parlare del sound, visto che il brano, arrangiato dalla cantautrice, è stato registrato nel “TdEstudio” di Quart con la supervisione di Momo Riva e le chitarre di Andrea “Manouche” Alesso.

“La peggior settimana della mia vita” s’ispira alla serie omonima trasmessa dalla BBC e racconta i dubbi e gli imprevisti che accompagnano la settimana che precede il matrimonio tra Paolo (Fabio De Luigi) e Margherita (Cristiana Capotondi). Situazione sviluppata in modo divertente grazie ad una sceneggiatura piena di ritmo ed un cast che annovera attori del calibro di Monica Guerritore, Antonio Catania e Alessandro Siani.

Prosegue, frattanto, spedita la carriera di Naïf Herin, che, in attesa del nuovo album in lingua francese, ha lanciato su YouTube il videoclip del singolo “Goute-Moi” uscito a giugno per il mercato francese. Un video pieno di gusto e sapore (in tutti i sensi, visto che ambientato in un surreale ristorante) che, come ha scritto una commentatrice su YouTube, sa far sorridere e sognare lasciando, inevitabilmente, fame di lei. Il brano è la traduzione della canzone “Goccia”, scritta per la cantautrice romana Paola Turci con la quale Naïf Herin si esibirà il 3 febbraio al Teatro Giacosa di Aosta per la “Saison Culturelle”.                                                                                                     

Il villaggio universale di Naïf Hérin a BABEL

Alla base di “Tre civette sul comò”, il cd pubblicato recentemente da Christine Naïf Hérin, c’è il tentativo di portare il villaggio in cui la cantautrice valdostana vive in un contesto europeo. Nell’era del villaggio globale, teorizza, infatti, il ritorno ad un villaggio universale fatto di rapporti veri (“l’Italia generosa e premurosa” ricordata in “Annarosa”), di speranze che aiutano a superare i momenti tristi (“Una giornata triste”), di passioni capaci di accendere (“E’ l’inferno”). 

Oui maman

Perchè in tempi di “grave solitudine virtuale” c’è più che mai bisogno del potere aggregante di un “saggio Menestrello da Strapazzo” come lei, capace di risvegliare, con una musica dal respiro corale, “un desiderio non solamente mio”.

L’eccezionalità del concerto aostano dell‘otto maggio, inserito nella rassegna “Babel”, sta, invece, nel fatto che, per una volta, è successo il contrario: Christine ha, cioè, riportato la sua musica di respiro europeo nel suo villaggio. Inteso come Aosta, ma, anche e soprattutto, come Vignil, il villaggio di Quart dove vive. Molti dei suoi pochi abitanti erano nelle primi file, a sorridere dei suoi sorrisi e cantare col cuore le sue canzoni- civetta (“perchè cantare fa bene al cuore”) che hanno la “virtù magica” di annegare inquietudini armoniche e melodiche in un’accattivante orecchiabilità.

Una musica essenziale anche nell’organico che l’ha resa, che, oltre a Christine al basso e piano, comprendeva Andrea “Manouche” Alesso alle chitarre e Simone Momo Riva alla batteria (con un’ospitata di Stefano Blanc al violoncello).

Sopra tutto e tutti lei, Christine, con la grinta affinata sotto le “lumières” di centinaia di concerti e la forza dell’artigiana della musica che sa che “la differenza sta nel senso di appartenenza” e che questo non si deve confondere con gli orpelli esteriori (pur avendone pubblicato lo scorso anno un intero cd, non ha cantato nemmeno una canzone in francese).

Una lezione appresa da papà Silvano, “l’uomo dalle poche parole” che in prima fila sorrideva felice. Come pure mamma Daniela, quella che le ripeteva “con la musica non ci puoi campare, ma lo hai sentito tuo padre? Oui maman!”                                                         

L’uomo dalle poche parole

Arnaldo Colasanti e Federico Moccia