“ETETRAD 2013″: “The show must go on” anche senza finanziamenti regionali

Etetrad

1 Etetrad 994911_543477722386298_692804221_nDopo anni in cui l’ha aiutata, se non, addirittura, coccolata, l’amministrazione regionale valdostana sembra quest’anno essersi dimenticata della musica tradizionale, ed, in particolare, della sua massima espressione a livello locale: il festival Etetrad.

A causa della crisi economica, ma non solo, dopo 17 anni è stato, infatti, azzerato il finanziamento per la finestra sulle “musiques traditionelles du monde en Vallée d’Aoste”. «Non è tollerabile- ha commentato Vincent Boniface, che con la sua famiglia da sempre l’organizza- che l’amministrazione regionale giri le spalle ad una rassegna, che, come le altre attività dei Trouveur Valdoten, legittima e concretizza ciò di cui la politica si fa bella sul piano dell’identità. Nonostante tutto, abbiamo voluto dare un forte segno di determinazione organizzando un’edizione “d’emergenza” egualmente ricca di concerti che però, forzatamente, saranno, almeno quelli serali, a pagamento. Come dice il sottotitolo di quest’anno “the show must go on”

1 Tesi t_5c94ed779eAltro cambiamento dell’edizione 2013 sarà la sede: non più Fenis ma, piuttosto, Runaz di Avise, dove, dal 22 al 25 agosto, si terranno stages, dj set, incontri, si mangerà e berrà, ma, soprattutto, si esibiranno ben 30 formazioni, provenienti in prevalenza dalla Valle d’Aosta e Piemonte, ma, anche da Francia e Belgio.

1 Biglietto per l'inferno 46916_278868092253901_1525244167_nTra i nomi di spicco ci sono il fisarmonicista Gianni Coscia (che il 24 sarà ospite dei Tre Martelli) e l’organettista Riccardo Tesi (che il 25 si esibirà coi Triotonico). Da segnalare anche la presenza, il 24, del supergruppo bretone Esquisse e dei Biglietto per l’Inferno (storico gruppo prog che reinterpreterà in chiave folk-prog i propri cavalli di battaglia). Il 25, infine, gli Abnoba che festeggeranno il decennale con un nuovo cd a cui ha partecipato il trombettista Paolo Fresu.

1 Coscia FB 971938_10201186145367261_173426194_nAi concerti seguiranno i tradizionali bal folk che si protrarranno fino all’alba.

L’abbonamento ai concerti serali costa 40 euro, e 13, invece, i biglietti giornalieri. L’ingresso è libero per gli appuntamenti diurni, e per i bambini fino a 14 anni ed i residenti ad Avise.

Oltre ad una fornita bouvette e ad un bar, a poca distanza dall’area del festival c’è il Camping du Chateau, dove, chi volesse, può prenotare telefonando allo 345 7359080.

Cuadrifolk Quintet 1148947_279391532201557_1383602321_nGIOVEDI’ 22 AGOSTO

Runaz di AVISE

PALCO ALL’APERTO

alle 18 balfolk con CUADRIFOLK (Valle d’Aosta)  

a seguire dj-set trad…

 PALCO 1 a partire dalle ore 21

LA MESQUIA (valli occitane)

TOC TOC TOC (bal folk / chanson française)

TRIO MAMMUT (valli occitane / centro Francia) 

VENERDI’ 23 AGOSTO

AVISE – CAPOLUOGO

ore 11 concerto / balfolk / aperitivo con FARAVELLI / BURRONE DUO (quattro province)

MAISON DE MOSSE  

ore 16 incontro con SILVIO PERON

Musica e immagini presentano il cd “Eschandihà de vita - Storie di personaggi delle valli occitane in Piemonte”

a seguire (ore 18)  PALCO ALL’APERTO – MAISON DE MOSSE 

concerto / balfolk / aperitivo con TRIO MAMMUT e DUO PERON – FERRERO (valli occitane)

PALCO 1 RUNAZ a partire dalle ore 211 Esquisse 300x300

COLLETTIVO DECANTER (canzone flamenco jazz)

REED QUAKE (folk-rock dalle 4 province)

TOC TOC TOC (bal folk / chanson française)

ASTOURA (electro-trad dal centro Francia)

PALCO 2 RUNAZ a partire dalle 22:30

balfolk con

FRERES DE SAC (Rhône-Alpes)

NOUS MEMES (bal folk dal Piemonte)

CHEMIN DE FER (bal folk da Valle d’Aosta e Piemonte)

SABATO 24 AGOSTO1 Baraban 1175216_283202341820476_1474962604_n

AVISE – CAPOLUOGO

ore 11 concerto / balfolk / aperitivo

TROUVEUR VALDOTEN

PITULARITA (Valle d’Aosta)

PALCO ALL’APERTO – RUNAZ  

ore 16.00 concerto NEGRO – FERRERO DUO (Piemonte)

CAMMINATA MUSICALE verso St.Nicolas 

ore 16.00 (ritrovo a Runaz)

BIFOLC (Piemonte) e CHEMIN DE FER

PALCO ALL’APERTO – MAISON DE MOSSE 1 Chemin de fer 24581

ore 18:00  concerto / aperitivo CANTO ANTICO (sud Italia) 

PALCO 1 RUNAZ a partire dalle ore 21:00

TRE MARTELLI (ospite: Gianni Coscia) (Piemonte)

BIGLIETTO PER L’INFERNO (trad / prog)

ESQUISSE (Bretagna)

L’ORAGE (Italia)

PALCO 2 RUNAZ a partire dalle 22:30

balfolk con1 Abnoba group

CHEMIN DE FER (bal folk da Valle d’Aosta e Piemonte)

BIFOLC (Piemonte)

EDAQ (Piemonte)

DOMENICA 25 AGOSTO

AVISE – CAPOLUOGO

ore 11.00 concerto ISCRITTI AGLI STAGE DI ETETRAD ’13

PALCO ALL’APERTO – RUNAZ 

ore 16.00 balfolk

CAGLIOTI - 

1 Stygiens 7719737530_9f6eb28e8d_z

MOTTA DUO (Lombardia)

concerto BARABAN (Lombardia)

PALCO 1 RUNAZ a partire dalle ore 21:00

TRIOTONICO (Tesi – Bottasso – Gambetta) (Trio di organetti)

ABNOBA (trad / funk / canzone)

P’TIT DEJ (Rhône-Alpes)

STYGIENS (Piemonte e Lombardia)

LE SELEZIONI VALDOSTANE DI AREZZO WAVE 2012

I veri vincitori delle selezioni regionali dell’Arezzo Wave Festival, svoltesi il 15 aprile alla Cittadella dei Giovani di Aosta, sono stati i ragazzi del Music Does (Alessandro Longo, Michael Subet, Michela Galbiati, Alessandro Mocellin e Massimiliano “Max Trash” Mattei) che le hanno organizzato nonostante sia stato tagliato il finanziamento regionale che annualmente garantiva i rimborsi spese. Lavorando, a costo zero, dalle 10 di mattina alle due di notte hanno permesso che la più storica ed importante vetrina valdostana della musica giovanile non fosse cancellata.

Il loro impegno si è protratto fino alle ore piccole per l’incertezza che ha caratterizzato il verdetto della giuria formata da Loris Massera, Roberta Brochet, Raffaele “Neda” D’Anello, Luca Ventrice, Daniele Iacomini, “Max Trash” Mattei e Simone e Stefano Mola. Dopo che, a partire dalle 17, si erano esibite 11 band valdostane e una milanese (Movin’K), il verdetto è giunto all’una di notte, al termine di una protratta, accesa, discussione. Tra la sorpresa generale, ha vinto il reggae d’alta quota degli Augusta Massive, davanti alla raffinata miscela di musica etnica, jazz, rock e tanto altro degli Abnoba ed al punk demenziale degli Sciultz.

«Non me l’aspettavo», ha confessato Ivan “Mr. Piovo” Piovano, unico membro della band esibitosi nell’occasione, visto che Stefano “Original Efno” Andriolo era assente per motivi di lavoro. «Ho fatto quattro pezzi- ha continuato- tra cui “Un sound”, il cui video è stato realizzato proprio grazie alla Cittadella. Poi, sono rimasto lì, tranquillo, ad aspettare con gli amici.» E adesso? «Adesso bella lì

La naturale gioiosità degli Abnoba (formati da sei bravissimi musicisti piemontesi e dal valdostano Vincent Boniface) e degli scanzonati Sciultz di Saint-Vincent, non ha impedito che trasparisse dalle loro faccie un’ovvia delusione. La stessa di altri gruppi che avevano dimostrato di avere titoli per aspirare alla vittoria, come, per esempio, Ondahurto, Iubal Kollettivo Musicale, Winterwood e Ayla Fox.

Quali sono stati i motivi che hanno portato a questo verdetto?, abbiamo chiesto alla giuria «Da una parte c’era il talento di musicisti professionisti come gli Abnoba.- ha spiegato il giurato “Max Trash” Mattei- Dall’altra la simpatia e la voglia di suonare degli Sciultz, che, oltre che musicisti, sono anche intrattenitori. Alla fine abbiamo scelto gli Augusta Massiva per la loro genuinità e bravura. Pur non essendo un professionista come gli Abnoba, Ivan Piovano, che ha avuto il coraggio di presentarsi da solo,stasera ne ha raggiunto il livello. Per cui qualcosa in più ce l’ha.» E Stefano Mola, altro giurato, ha aggiunto: «In pratica tra questi tre c’è stato un pari merito, per cui alla fine, per decidere il vincitore, siamo andarti per esclusione in base a certe caratteristiche.» Quali?, abbiamo chiesto. «Una di queste è che gli Abnoba avrebbero bisogno di un set di almeno un’ora e mezza per far capire chi sono, invece ad Arezzo i vincitori delle selezioni suoneranno solo venti minuti.- ha precisato Daniele Iacomini- E, poi, hanno già un loro percorso preciso

Per gli Augusta Massive l‘appuntamento con la grande vetrina di Arezzo Wave è, quindi, fissato per un mattino degli inizi di luglio, sul “Wake up stage”, all’ombra del Parco del Pionta ad Arezzo.



Bass8apois: la strana coppia che fa musica senza barriere

La rassegna “FolkStudio’12“, organizzata all’Espace Populaire di Aosta dai Iubal Kollettivo Musicale, è partita alla grande con il concerto dei Bass8apois. Un duo non convenzionale, basso acustico e voce, che incarna al meglio lo spirito di una rassegna senza steccati, che nei tre appuntamenti in cartellone cercherà di dimostrare come la musica popolare sia, forse, l’unica che “se c’è qualcosa da dire ancora, ce lo dirà”.

«La musica popolare è un ingrediente che impreziosisce tutta la musica.- ha confermato, infatti, il bassista Marco “Mammo” Inaudi- Anche perché favorisce un ritorno alle cose più autentiche, legate alla quotidianità e alla terra che viviamo.» Autenticità che fa rima con essenzialità, che è quella che il trentacinquenne musicista cuneese, dal 2010, persegue in compagnia della cantante torinese Sabrina Pallini coi Bass8apois

«Il nome- ha spiegato- definisce la fusione delle nostre due entità. Lei si chiama Pallini, da cui “a pois”, mentre io suono il basso e abito in Via delle Basse numero 8.» Fusione artistica, ma, anche, di amorosi sensi, che si riflette in un progetto che non conosce barriere di genere o vincoli stilistici, guidato solo dall’istinto e dalla curiosità musicale che porta i due a rivisitare canzoni più o meno note, rendendole proprie grazie all’originalità dell’impasto sonoro. Passando con leggerezza e ironia da Michael Jackson (“Billie Jean”) a Lucilla Galeazzi, da David Bowie (“Rebel rebel”) ai 99 Posse, dai Culture Club a Marvin Gaye.

Il tutto reso consequenziale grazie ad un talento da vendere e un cospicuo bagaglio di esperienze umane ed artistiche. La “stratosferica voce” (come la definisce Inaudi) della Pallini fa, per esempio, gipsy jazz coi ManoManouche ed è di casa in Giamaica, dove ha soggiornato a lungo, collaborando con la star del reggae Earl Chinna Smith (influssi che sono venuti fuori alla grande nella loro versione di “I shot the sheriff”).

Inaudi, invece, ha suonato di tutto e con tutti. Ha, tra l’altro, stretti rapporti con la Val d’Aosta e, in particolare, con la famiglia Boniface. Con Vincent fa parte degli Abnoba, gruppo leader del nuovo folk italiano, e ha, inoltre, suonato nei L’Orage e negli spettacoli musicali che i Boniface da vent’anni organizzano in occasione della Foire de Saint Ours che si tiene il 30 e 31 gennaio. «La Foire è magica e mi ha cambiato la vita.- ha concluso- Ho intenzione di esserci anche quest’anno


RICCARDO TESI:un attivo valicatore di frontiere, sia geografiche che stilistiche

Uno, come l’organettista Riccardo Tesi, che ha iniziato la carriera “volando sopra i tetti di Firenze” con la cantante Caterina Bueno non poteva che “gustare fino in fondo tutto il suo profumo”. Profumo della vita (come canta De Gregori nel brano dedicato alla succitata Caterina), ma, anche, della musica. «Me lo ha insegnato, proprio la Bueno, la più importante interprete del canto tradizionale toscano.– ha spiegato il cinquantaquattrenne musicista toscano prima che il 27 agosto si esibisse a Fénis per “EtéTrad”- Sono diventato musicista grazie a lei. Avevo 22 anni e non avevo mai suonato l’organetto diatonico. Ho imparato velocemente, ma poi ho avuto un momento di crisi e volevo smettere. Chi mi ha fatto superare lo stallo è stata Caterina. Da allora non ho più avuto ripensamenti e penso di avere contribuito alla valorizzazione di questo strumento, sia come esecutore che come didatta.» Non è, quindi, un caso che si intitoli “Sopra i tetti di Firenze” l’ultimo cd della sua “Banditaliana”, che a Tsantì de Bouva annoverava il chitarrista Maurizio Geri, suo storico socio, il sassofonista Claudio Carboni e il percussionista Gigi Biolcati. «Musicalmente- ha continuato Tesi- ho due facce: da una parte compongo musiche originali, dall’altro faccio lavori tematici come questo su Caterina Bueno e la musica tradizionale toscana. A Fénis le ascolterete entrambe.» E così è stato, per cui, dopo una breve sequenza di sue composizione da cd come “Presente Remoto” e “Lune”,  con l’ingresso della cantante Lucilla Galeazzi è stata la volta di una serie di gemme contenute in “Sopra i tetti di Firenze”. Canti più o meno noti (da “Donna Lombarda” a “Maggio”, da “Italia bella mostrati gentile” a “Battan l’otto”) ma riletti con la sensibilità e la libertà di musicisti (un grande contributo lo ha dato Geri) che alla valentia tecnica uniscono una ipertrofica consapevolezza anche sociale. Di chi sa che nascevano da gente alla quale un’ “infame società” aveva dipinto “la fame sulla faccia”, ma che, nello stesso tempo, le “500 catenelle” da cui era imbrigliata sapeva, se non spezzare, almeno mettere alla berlina (perchè “questo è il guaio, il peggio tocca sempre all’operaio”). Il tutto ambientato in un climax musicale ad alta emotività creato da musicisti che hanno tanto suonato, ma, soprattutto, tanto vissuto. «Non sono un musicista tradizionale.- aveva, infatti, spiegato Tesi- Il mio organetto ha dovuto seguire i miei tanti interessi, per cui, di volta in volta, ho cercato di fargli parlare il linguaggio della musica che stavo suonando, che non sempre era tradizionale. Mi considero un attivo valicatore di frontiere, sia geografiche che stilistiche. Ogni artista, a qualsiasi genere appartenga, ha qualcosa da raccontare e il piacere di scoprirlo è impagabile.» Piacere che è stato massimo con cantautori come De Andrè e Fossati coi quali ha collaborato in cd come “Anime salve” e “Macramè”. «Per me, che sono cresciuto suonando le sue canzoni, accompagnare De Andrè in “Khorakhanè” e “Smisurata preghiera” è stato molto emozionante. Gli era piaciuta una mia versione della sua “Coda di lupo” e mi ha addirittura preferito a Dino Saluzzi.» Com’è la situazione attuale degli organettisti italiani? «Ci sono ottime nuove leve come i fratelli Boniface e Simone Bottasso. Quest’ultimo e Vincent Boniface suonano negli “Abnoba” , un gruppo che mi piace molto perché è pieno di energia giovane supportata da grandi mezzi tecnici. Ho collaborato anche coi vostri “Tamtando” ed è stata un’esperienza molto divertente

ITALIA BELLA MOSTRATI GENTILE

(Recitato) L’operaio non lavora e la fame io divora

e qui’ braccianti
’un san come si fare a andare avanti.

Spererem ni’ novecento, 
finirà questo tormento,

ma questo è il guaio: 
il peggio tocca sempre all’operaio.

(Cantato) Italia bella, mostrati gentile
 e i figli tuoi non li abbandonare,

sennò ne vanno tutti ni’ Brasile
e ‘un si rìcordan più di ritornare

Ancor qua ci sarebbe da lavorà, senza stà in America a emigrà.

Il secolo presente qui ci lascia, 
il millenovecento s’avvicina;

la fame ci han dipinto sulla faccia 
e per guarilla ‘un c’è la medicina

Ogni po’ noi si sente dire: E vo 
là dov’è la raccolta del caffè.

Nun ci rimane più che preti e frati, 
monìcche di convento e cappuccini,

e certi commercianti disperati 
di tasse non conoscono i confini.

Verrà un dì che anche loro dovran partì
là dov’è la raccolta del caffè.

Ragazze che cercavano marito 
vedan partire il loro fidanzato,

vedan partire il loro fidanzato 
e loro restan qui col sor curato.

Verrà un dì che anche loro dovran partì
là dov’è la raccolta del caffè.

Le case restan tutte spigionate, 
l’affittuari perdano l’affitto,

e i topi fanno lunghe passeggiate, 
vivan tranquilli con tutti i diritti.

Verrà un dì che anche loro dovran partì
là dov’è la raccolta del caffè.

La sorprendente musica di “Abnormal”, il secondo Cd degli ABNOBA

Non è un caso che gli “Abnoba” abbiano preso il nome da una dea celtica che proteggeva le fonti. Il gruppo, nato nel 2004, si abbevera, infatti, alle fonti della musica tradizionale. La giovane età ed i gusti musicali del valdostano Vincent Boniface e dei suoi cinque colleghi piemontesi li hanno, però, spinti verso nuove strade, finendo per trasformarla, come ha scritto Roberto Sacchi, “da genere in idea”. Lo dimostra il loro secondo Cd, ”Abnormal”, che il 20 marzo è stato presentato nell’auditorium “Franco Lucà” della Maison Musique di Rivoli. Non a caso, visto che Lucà era stato proprio l’anima del FolkClub di Torino a credere per primo in loro, lodandoli per “originalità, coraggio e sfrontatezza”. Qualità alle quali, dopo l’ascolto delle 14 tracce, si può aggiungere “sorprendenti”, aggettivo raro in una musica come quella folk caratterizzata, in genere, dalla ripetitività. Inattesa è, per esempio, la voce soul di Sabrina Pallini nell’iniziale “Albeena Delight”. O l’atmosfera minimale con cui inizia “Bofonchio”. O, ancora, l’etnofusion di “Self”. Accanto a questi pezzi composti dal gruppo ispirandosi a tradizioni musicali europee, in “Abnormal” ci sono arrangiamenti di antiche melodie già rielaborate da gruppi come Trouveur Valdotèn (di cui Boniface fa parte) o la Compagnia Strumentale Tre Violini. E qui i risultati sono ancora più sorprendenti. Sentire per credere l’incedere “progressive” di “La Mort de la Mie”. O, in “La Barbunota”, il trasfigurare dalla coralità delle  “Voces Nocturnae” nella vocalità jazz di Valeria Benigni. O, infine, il piffero di Stefano Valla che, nella “Monferrina in re”, duetta con la chitarra blues di Paolo Bonfanti. Ospiti che arricchiscono uno “zapping” stilistico vertiginoso reso omogeneo dalla maturità artistica di un gruppo in cui si intrecciano, scambiandosi spesso di ruolo, due anime: quella ritmica di Marco “Mammo” Inaudi (basso), Pietro Numico (tastiere) e Luca Rosso (batteria) e quella melodica di Simone Bottasso (organetto e flauto), Paolo Dall’Ara (cornamusa e flauti) e Vincent “Venso” Boniface (clarinetto, sax soprano, cornamusa e organetto). «Portiamo il nostro mattoncino, fuori dagli schemi e dal tempo, alla costruzione della grande casa che è la musica popolare.- afferma Venso- Musica folk è guardare al passato senza nostalgia, ma vivificandola condividendola col pubblico». Vocazione socializzante che ha visto gli “Abnoba” suonare con successo in Portogallo, Spagna e ai Giochi Olimpici di Torino del 2006 (dove si sono esibiti prima dei “Duran Duran”). Il prossimo impegno è l’11 aprile al teatro Toselli di Cuneo, per il “Festival della Montagna”, con il trombettista Paolo Fresu.

LUIS DE JYARYOT al “Festival des peuples minoritaires” di Aosta

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Luis de Jyaryot

Il filo conduttore culturale della “Festa della Valle d’Aosta” di quest’anno sono state le minoranze linguistiche ed etniche, un tema molto caro all’Assessore regionale all’Istruzione Laurent Viérin che ha organizzato un “Collège d’études fédéralistes” (tenutosi dal 2 all’11 settembre all’Institut Agricole Régional) e la prima edizione del “Festival des peuples minoritaires”, che ha visto sfilare al Teatro Romano di Aosta gli “Abnoba” e il gruppo basco degli “Oskorri” (mercoledì 2 settembre), i valdostani Luis de Jyaryot e Maura Susanna e il gruppo “Canta u Populu Corsu” (giovedì 3 settembre) e il gruppo occitano di ragamuffin “Massilia Sound Festival-Peuples-MinoritairSystem” (venerdì 4 settembre). La manifestazione ha un illustre precedente che si svolse il 26 luglio 1976 a Champoluc con la partecipazione del “Coro di Santu Predu” di Nuoro, del cantautore bretone Patrick Ewen, dell’occitano Pietro Beltrami e del valdostano Luis de Jyaryot (accompagnato alla chitarra da un giovanissimo Marco Lavit).

Maura Susanna & Luis de Jyaryot

Maura Susanna & Luis de Jyaryot

Luigi Fosson in arte Luis De Jyaryot,  l’unico presente anche questa volta,  è il cantautore valdostano che negli ultimi trenta anni  ha saputo meglio trovare una via valdostana alla canzone popolare,  confezionando nella lingua dolce di Ayas una manciata di canzoni di cui la Valle può menar vanto: da “Trent’an d’otonomie” a “Dor meinà”, da “Li an” a “La mineur”. Nell’occasione, accompagnato da un gruppo in cui spiccavano il pianista Giorgio Negro e l’organettista e violinista Remy Boniface,  ha riproposto alcuni suoi cavalli di battaglia degli anni Settanta, come “La novela de Jan Kapon” e “Jozefine” (una “bocca di rosa” valdostana che dava agli uomini del paese più amore di quanto loro dessero a lei) , ed una “quasi” novità:  la ballata “Delva”. «E’ il nome di un cavallo bianco- ha spiegato- che, quando mio nonno agli inizi del secolo emigrò in Australia, lo seguì per tutto il tragitto da Perth fino alla zona mineraria di Kalgoorlie dove, finalmente, si fece prendere, quasi ad indicargli che quella era la sua meta.»