L’incontro ravvicinato aostano con l’alieno STEFANO BOLLANI

1 Bollani DSCF0253«Ho iniziato con due pezzi di un giovane autore italiano che io adoro: Stefano Bollani…» Le parole con le quali, la sera del 31 luglio, il pianista fiorentino ha aperto il suo concerto al Teatro Romano di Aosta hanno subito messo in chiaro due cose: che si sarebbe ascoltato del jazz di qualità , ma, anche, che quella che per gran parte del pubblico è una pillola indigesta sarebbe stata fatta trangugiare con lo zucchero di battute, imitazioni e gag. A cominciare dal ripetuto ricorso ad un francese maccheronico che ha echeggiato ed ironizzato sulla presentazione dell’Assessore regionale all’Istruzione che la rassegna Aosta Classica finanzia. Su questo solco si è inserito anche l’omaggio ad un fantomatico Pierre Le Nècessaire, compositore valdostano famoso, secondo Bollani, per le elaborazioni di celebri pezzi classici di cui eliminerebbe le parti ritenute superflue.1 Bollani 5736076_6627811378385357333_nMa irresistibili sono stati anche il tormentone di “Microchip”, le traduzioni/parodie di standard inglesi fatte dal fantomatico poeta toscano Duccio Vernacoli ed il potpourri finale nel quale, raccolte le richieste del pubblico, ha messo insieme, in un medley imprevedibile, Heidi e Besame Mucho, Figlio unico e Ufo Robot, La Vie en rose e Paolo Conte «Lo faccio-aveva spiegato prima del concerto- per dimostrare che non esistono le musiche ma solo la Musica che, superando le barriere del nostro cervello. arriva al cuore, unendo le persone invece di dividerle. Una bella musica mette d’accordo tutti.»

1 Bollani DSCF0221.jpgUn po’ come mette tutti d’accordo lui che è il jazzista italiano più conosciuto dal grande pubblico e di maggior successo (come Paperefano Bolletta è, addirittura, diventato un personaggio di Topolino). E non solo musicalmente, visto il favore riscontrato dai suoi tre libri e dalla conduzione di programmi come “Il Dottor Djembe”, “Sostiene Bollani” e il recente “L’importante è avere un piano”. E’, però, l’onnivora curiosità musicale a caratterizzarlo, quella stessa che, accanto ad una lunga ed onorata carriera jazzistica (con collaborazioni con gente del calibro di Enrico Rava e Chick Corea), lo porta a continue “sbandate” eccellenti: dalla canzone d’autore alla musica brasiliana, dal Festival di Sanremo alla classica. Al punto che qualcuno, commentando il suo ultimo cd “Napoli trip” ha affermato che “Il limite di Bollani sta proprio nel non sapersi porre dei limiti”. «E’ un bel complimento.- ha ribattuto- Faccio così perché altrimenti mi annoierei e perché ho tanti stimoli e molte curiosità. E, poi, suonando con tanta gente diversa finisco per arricchirmi musicalmente, rubando, in senso buono, emozioni e stimoli1 Bollani DSCF0208Il suo ultimo progetto discografico è il cd “Napoli Trip”, in cui ha rivisitato la grande canzone napoletana (ad Aosta rielaborata in “Te voglio bene assaje”), ma nel 2015 ha esordito come cantautore in ”Arrivano gli alieni”, argomento sul quale, a settembre, pubblicherà anche un libro. «Siamo tutti alieni rispetto a qualcosa.- ha puntualizzato- L’altro da noi non deve per forza essere qualcosa di minaccioso ma può servire a definirci meglio. E questo si può applicare a qualsiasi cosa: dai terroristi dell’Isis a Dio, che, in quanto extraterrestre, è una creatura aliena a tutti gli effetti. La musica dovrebbe essere il nostro linguaggio principale proprio perché, come ha dimostrato Spielberg in “Incontri ravvicinati”, i suoni sono l’unica possibilità che possiamo avere di comunicare con una razza aliena che non parla la nostra lingua e magari non ragiona come noi.»1 Bollani DSCF0250La musica permette di comunicare soprattutto con sé stessi, al punto che, trasformandosi in “vero e proprio flusso di coscienza musicale”, i concerti di piano solo permettono a Bollani di “risparmiare i soldi per lo psicanalista”. «E’ un flusso di coscienza che viene applaudito e garantisce un riscontro immediato.- ha spiegato- Un regista per averlo deve mettersi una barba finta ed entrare in un cinema di nascosto per vedere l’effetto che fa. Invece io sento, anche prima dell’applauso, se sto tirando dentro al mio discorso le persone o ci sto andando da solo. Perché io sono sul palco per tenere il pubblico con me