C’ERA UNA VOLTA (32) -ELIO CHIABRERA

CHIABRERA Elio Dscn0149.jpgFino all’ultimo Elio Chiabrera ha continuato ad ascoltare l’adorato Bill Evans. Il miglior esempio di quel “jazz che sta tra lo swing ed il be-bop” che tanto piaceva dell’ottantaduenne jazzofilo piemontese spentosi il 6 aprile nella sua Acqui Terme.

CHIABRERA Elio Dscn0281C’era arrivato partendo dallo swing di Natalino Otto. «Cantavo col suo stile nei “Militar Boys”, un gruppo formato durante il servizio di leva a Spoleto», mi aveva raccontato.

Nel 1968 la passione lo aveva portato ad aprire il Jazz Club di Visone che, nei tredici anni di attività, aveva visto sfilare tutti i migliori jazzisti italiani e mostri sacri come Barney Kessel, Bud Freeman, Kay Winding e Chet Baker.  

«Chet– ricordava- suonò accompagnato da Santino Palumbo, Carlo Bagnoli, Giancarlo Pilot e Carletto Milano. Fu una serata memorabile, trasmessa in diretta radiofonica dalla Rai.» In quel jazz club si era, inevitabilmente, appassionata al jazz anche la figlia, Donatella, valente cantante.

Padre e figlia si erano trasferiti in Valle d’Aosta sul finire degli anni Ottanta, animando la scena jazzistica valdostana. In Valle non c’era concerto jazz a cui Elio mancasse, ma era di casa anche al Capolinea di Milano e al Gilgamesh di Torino. Per non parlare del Festival di Montreux di cui non perdeva un’edizione.

Grazie al clarinettista ceco Pavel Smetácek, Elio aveva, inoltre, stretto una collaborazione con l’International Jazz Festival di Praha, organizzando le trasferte in Cechia di jazzisti del giro piemontese e non solo come Fulvio Albano, Daniele Tione, Fulvio Chiara, Paolo Franciscone, Guido Manusardi, Gianni Cazzola, Gigi Biolcati e Pino Russo.Chiabrera Elio IMG_20170406_0001