MIKE MANIERI, ad Aosta, suona gli STEPS AHEAD con i Common Pulse Percussion

1-mainieri-dscf6023

1-mainieri-0_1702908343685547758_n

Quando, il 23 ottobre scorso, Mike Mainieri è arrivato ad Aosta la prima cosa che ha visitato è stato il Criptoportico. Un sito storico per un musicista che ha scritto una fetta importante di storia della Musica del XX secolo, eccezionalmente giunto in Valle per un workshop ed il concerto che ha tenuto il 25 alla Cittadella.

1-mainieri-24_nSettantottenne, il vibrafonista, compositore e produttore discografico statunitense di origini italiane (il padre veniva da Ravello), si è, infatti, spesso trovato dove la musica prendeva nuove direzioni. Come a Woodstock, nel 1969. «Avevo una fattoria, vicino al fiume, e Michael Lang mi disse che voleva organizzare un grande festival rock.– ha raccontato ad Aosta- “Quanti biglietti faccio stampare?”, mi chiese. Ed io: diecimila, forse quindicimila. Arrivarono in 400.000, e l’evento divenne free. Davanti casa avevo una coda che si allungava per 35 miglia, per cui dovetti rinunciare ad andare a suonare sul palco con Tim Hardin. Tra i miei vicini di casa c’era Bob Dylan. Anche lui veniva a suonare al “Joyous Lake”, un piccolo club di Woodstock dove sono passati un po’ tutti: da Charlie Mingus a The Band.»

054-steps-ahead

Vi si esibiva anche Mainieri che all’epoca aveva già suonato con leggende come Buddy Rich, Billie Holiday e Dizzy Gillespie. Di casa negli studi di registrazione newyorkesi, quando erano liberi vi organizzava jam session con amici come Steve Gadd, Tony Levin e i fratelli Randy e Michael Brecker.

14717190_1399690806727144_6151883979568905824_nFu il gruppo di musicisti che formarono l’orchestra White Elephant che, trasformatisi in L’Image, alla fine degli anni Settanta diedero vita agli Steps Ahead, che, negli oltre 35 di storia, hanno lanciato alcuni dei musicisti più importanti della storia jazzistica e conteso ai Weather Report il ruolo di leader della svolta jazz rock. «I rapporti coi Weather erano buoni, Joe Zawinul era un buon amico da quando suonavamo io con Buddy Rich e lui con Cannonball Adderley. Loro erano una band elettrica e noi, almeno inizialmente, un gruppo acustico. Ci etichettarono come fusion perché suonavamo ritmi funky, ma ci siamo elettrificati solo quando sono arrivati Chuck Loeb alla chitarra elettrica, Tom Kennedy al basso elettrico e Michael Brecker ha cominciato a suonare l’Ewi.»

1-manieri-dscf5919

Eccellenti anche le sue frequentazioni pop, visto che come compositore, arrangiatore ed esecutore ha contribuito a più di 100 dischi d’oro e di platino. Da “American Pie” di Don McClean a Carly Simon, da Paul Simon al Pino Daniele di “Sotto ‘o sole” e “Medina”. Per non parlare della collaborazione coi Dire Straits di “Brothers in Arms” e “Love over Gold” (in cui dialoga con la chitarra di Mark Knopfler nei brani “Private Investigations” e “Love Over Gold”) «Stavamo registrando il nostro secondo album ai Power Station Studio di New York, quando un fonico che conoscevamo ci chiese se i Dire Straits, che stavano registrando “Love over gold” nello studio vicino, potevano assistere. Ricordo che Michael Brecker disse: “I Dire Strais chi?”. Poi sono diventato amico di Mark Knopfler ed ho partecipato a un paio di loro dischi.»

1-maiorino-alle-09-06-28La musica degli Steps Ahead continua ad affascinare le nuove generazioni. Lo dimostrano i tanti tributi in giro per il mondo cui Mainieri è invitato. «Capita che i nostri fans di qualche anno fa, cresciuti, siano diventati direttori di orchestre e scuole musicali, e che, ogni tanto, decidano di fare un omaggio alla nostra musica, invitandomi. Giovedì sarò a Milano per un tributo del Thieves Quartet, e, poi, andrò a Zurigo e a Bilbao, dove un direttore ci ha fatto un tributo addirittura con un’orchestra sinfonica.» Anche ad Aosta è successo qualcosa di simile, visto che il Common Pulse Percussion, con cui si è esibito il 25, è nato, all’interno del laboratorio di percussioni della SFOM diretto da Mauro Gino, che è un suo grande fan. «Quando studiavo al Conservatorio per noi studenti Mainieri era il Dio dei vibrafonisti.– racconta Gino- Nel walkman ascoltavamo a palla gli Steps Ahead che, coi Weather Report, sono stati il gruppo più importante della svolta fusion del jazz. Ero un suo fan sfegatato per il modo incredibile di suonare ed il gusto che nessun altro ha.» Inevitabile, quando, formò un gruppo con gli allievi del laboratorio di percussioni della SFOM, dove insegna, che, per far loro capire la grandezza del musicista, scrivesse per loro una “Suite Ahead” che radunava alcuni dei temi più famosi di Mainieri. Inevitabile anche che quando, nel 2015, ebbe la fortuna di fare un seminario a Milano con lui gli ammollasse un cd con la registrazione della suite. «Pensavo che non l’avrebbe ascoltato– confessa Gino- Invece mi sono visto arrivare una sua mail in cui mi diceva che, oltre ad averlo sentito, si era visto i link video e gli eravamo piaciuti. Allora gli ho chiesto se fosse disponibile per una masterclass ad Aosta. Al che lui mi ha mandato il planing dei suoi impegni che coprono anche il 2017, ma, visto che a fine ottobre doveva andare in Svizzera e Norvegia, mi ha detto che ne avrebbe profittato per passare da Aosta. “Meglio farlo subito, sai ho settantotto anni.- ha aggiunto- Però visto che ci sono suono col vostro gruppo.”»

1-mainieri-dscf6023

E così è stato, con Mike in una Cittadella stracolma a impreziosire gli arrangiamenti dei suoi pezzi composti per gli Steps Ahead (da “Island” a “Ooops”, da “Sarah’s touch”, a “Self portraits”) facendo da affettuosa chiocia ai Common Pulse, che, oltre a Gino, che comprendono Lorenzo Guidolin, Luca Favaro, Cristina Pedroli, Maurizio Amato e Matteo Cosentino. Confermando l’insaziabile fame di musica che continua a caratterizzarlo e che gli ha fatto dire: «ho un sacco di roba da suonare e devo farlo mentre sono ancora in posizione verticale.»

1-mainieri-40526_n