Il folle chitarra-bar di Raiz e Fausto Mesolella al Teatro Romano di Aosta

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Dagored digipakLa sera del 28 luglio il duo formato dal cantante Raiz e dal chitarrista Fausto Mesolella è tornato in quel Teatro Romano di Aosta dove è nato. Era il 23 agosto 2009, e, per celebrare la “restituition” del Teatro dopo 24 anni di restauri, vi si tenne un omaggio ai Pink Floyd con una band, capitanata dalla pianista Rita Marcotulli, di cui i due musicisti campani facevano parte.

«Fu in quella occasione che a Rita venne l’idea di affidarci un duetto.- ha ricordato il quarantanovenne Gennaro Della Volpe, in arte Raiz- Facemmo “Shine on you Crazy Diamond”, e ci trovammo così bene che in camerino abbiamo continuato suonando canzoni napoletane. Finché ci siamo detti: ma perché non facciamo uno spettacolo che sia una specie di chitarra-bar folle in cui mescolare canzoni e musiche?»

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E’ nato, così, “Dago Red” (termine preso da un racconto di John Fante che sta ad indicare il vino rosso degli immigrati d’origine italiana in America) in cui canzoni della tradizione napoletana sono contaminate con pezzi rock e pop, con mash-up in cui sono stati spericolatamente accostati “Lacreme napuletane” e i Gogol Bordello, Sergio Bruni e Leonard Cohen, James Senese e Bob Marley.

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«In anni in cui le differenze vengono recepite in modo così stridente da volerle punire quasi con la morte,- ha detto Raiz- è molto importante far convivere le cose, anche quelle che sembrano più diverse. Perché altrimenti per il nostro mondo ci sarà poco futuro.» Nel progetto i due hanno portato la lunga esperienza accumulata con band storiche come Avion Travel (Fausto) e Almamegretta (Raiz) e collaborazioni innumerevoli ed eccellenti (la sera prima Raiz era sul palco dell’Arena Flegrea coi Massive Attack).

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Senza dimenticare la dura e lunga gavetta in cui si sono formati. «Vengo dalla “cinquina” feste di piazza, matrimoni, cresime, prime comunioni e battesimi.– ha raccontato Mesolella- Quelli erano i veri talent show in cui ti facevi le ossa, perché il pubblico era il popolo che non esprimeva il giudizio con il voto, ma con un sorriso, gli applausi o i fischi. Perché tu puoi fare le cose più difficili di questo mondo, ma se la musica non arriva all’anima di chi ti ascolta non ha valore.» Un obiettivo che con “Dago Red” viene infallibilmente centrato, grazie alla bravura degli interpreti, ma, anche, alla “sfiziosità” del repertorio che accosta i Who di “See me, feel me “ a “Tu ca nu chiagne”, o Jimi Hendrix e George Harrison a “’O surdato ‘nnammurato”, per non parlare della versione in ebraico di “Maruzzella” di Renato Carosone o del mash-up in cui “Shine on you crazy diamond” sfocia in una “La bambola” flamenca. «Alla base di tutto c’è la musica napoletana che si è formata dalla fusione di altre musiche,- ha concluso Mesolella- espressione di quel senso di accoglienza che fa sì che il napoletano sia sempre stato tutto il mondo messo insieme

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