DEEP ELEM, la Blues Fest organizzata da Max Arrigo alla Cittadella di Aosta

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Negli anni Trenta ci fu chi arrivò a dire che se Gesù Cristo fosse tornato sulla Terra avrebbe scelto Deep Ellum. All’epoca in questo sobborgo di Dallas affari, gioco e religione convivevano senza attriti, ma, soprattutto nei suoi club si esibiva gente come Blind Lemon Jefferson, Robert Johnson, Lead Belly e Bessie Smith.

Deep Eilem 0849471467968_332672680780799095_oNon è, quindi, un caso che Max Arrigo abbia intitolato “Deep Elem” la Blues Fest che il 22 maggio ha organizzato alla Cittadella dei Giovani di Aosta, dedicandola alla memoria di grandi bluesmen scomparsi recentemente come B.B. King, Lonnie Mack e Frank Pintone.

«”Deep Elem” come il blues tradizionale che divenne un cavallo di battaglia dei Grateful Dead.– ha spiegato il chitarrista torinese- Anche perché vorrei ricreare l’atmosfera di socializzazione e condivisione che caratterizzò la band di Jerry Garcia. Non voglio fare un discorso elitario da puristi, perché questa deve diventare un occasione per avvicinare al genere quanti più musicisti possibili, per cui si è potuto ascoltare il blues in tutte le sue forme: dal blues classico al Rock’n Roll, dal Funky al Soul al Classic Rock.»

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Si è partito, alle 15, con due realtà didattiche di giovani gemellate: l’aostana Ecole du Rock (che, per l’occasione, si è chiamata Ecole du Blues) ed i ragazzi dell’associazione musicale altreArti di San Mauro Torinese che hanno dato vita ad un infuocato set dedicato a Quadrophenia degli Who. Sono seguiti Il Tusco, gli Skinny Dog, i Gospel Book Revisited, i Nandha, Boj & Good People, i Controfase (il duo formato dal chitarrista Roberto Grimaldi e dal batterista Roberto Tassone), Shammer, i Catfight ed i Ciccio Baton & Ribalta Blues formati da pezzi di Los Bastardos, Chicco Montrosset, Marco Giovinazzo, Davide Melloni ed altri bravi musicisti locali.Con la presenza di un jolly come l’armonicista Vins Harp che ha suonato un po’ con tutti. Il tutto presentato dal bravissimo storyteller di vinili Lele Roma. Una festa che, seppur snobbata dai NON musicisti valdostani (a cominciare da quelli che credono di esserlo), può dirsi, come sempre capita a quelle organizzate da Arrigo, riuscita. 

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