Il riallestimento di “BELLA CIAO” accende di passione ETETRAD 2015

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1 Bella Ciao img140Il 20 giugno 1964, al Festival dei Due Mondi di Spoleto ci fu la prima dello spettacolo “Bella ciao” in cui il gruppo di artisti e studiosi, facente capo al Nuovo Canzoniere Italiano, ripropose la ricca tradizione del canto sociale italiano, che, negli anni del boom economico, stava rischiando di scomparire.

Michele Straniero, cantando “O Gorizia, tu sei maledetta”, si beccò una denuncia per vilipendio alle Forze Armate, e, più in generale, lo spettacolo scandalizzò il pubblico borghese del teatro, che non si aspettava che, all’interno di un festival colto, si cantassero canzoni di classi subalterne. «Io non ho pagato sedicimila lire per sentire cantare sul palcoscenico la mia donna di servizio», esclamò, non a caso, una signora.

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D’altra parte lo spettacolo, a suo modo rivoluzionario, diede il via in Italia al folk revival e segnò la vita di molti musicisti. Tra questi Riccardo Tesi. «Da piccolo ascoltavo solo il disco di “Bella ciao” perché era l’unico che mio padre, da buon comunista, aveva.- ricorda il cinquantanovenne musicista pistoiese- Ogni domenica mattina lo metteva su, così sono venuto su con queste voci e canzoni.»

Un imprinting che ha fatto sì che, in occasione del cinquantenario, lo abbia riproposto in uno spettacolo che il 30 agosto ha concluso, a Gressan, il programma di Etetrad 2015. Canzoni come “O Gorizia”,“La lega”, “La mia mama veul chi fila” e “Addio a Lugano” interpretate nell’area verde Les Iles con il chitarrista Andrea Salvadori, il percussionista Gigi Biolcati ed i cantanti Lucilla Galeazzi, Elena Ledda, Ginevra di Marco e Alessio Lega (“tanto bravi da essere patrimonio dell’Umanità, protetti dall’Unesco”, li ha definiti).

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1 Ginevra phonto«Rimane uno spettacolo prevalentemente vocale, per cui ho preferito puntare su un parco voci nutrito e di grande qualità.-ha spiegato Tesi prima dello spettacolo- Gli arrangiamenti musicali risentono, invece, dell’evoluzione che in questi anni ha avuto il modo di relazionarsi con la tradizione. All’epoca c’era molto rigore nel rispettare gli originali, poi si è sviluppata sempre più la fase creativa. Fino ad arrivare alla scrittura di musica completamente originale in cui, oltre alla musica popolare, confluiscono progressive, rock, jazz e musica d’autore. Che, poi, è la musica che faccio con Banditaliana che rimane il mio progetto principale.»

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Sono tante le collaborazioni e gli sconfinamenti di questo “valicatore di frontiere, sia geografiche che stilistiche”. Tra le più prestigiose quelle con Fabrizio De Andrè e Ivano Fossati coi quali ha collaborato in cd come “Anime salve” e “Macramè”. «Per me, che sono cresciuto suonando le sue canzoni, accompagnare De Andrè in “Khorakhanè” e “Smisurata preghiera” è stato molto emozionante.- ha ricordato- Gli era piaciuta una mia versione della sua “Coda di lupo” in occitano e mi ha addirittura preferito a Dino Saluzzi.»

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Com’è la situazione attuale degli organettisti italiani? «Bisogna distinguere la pratica tradizionale, diffusa in Italia meridionale e Sardegna, e quella revivalistica di persone come me che, nate in città, hanno scoperto l’organetto grazie alla passione, coniugandolo in contesti diversi dal tradizionale. In entrambi i casi la situazione è floridissima, con giovani come Simone Bottasso, Filippo Gambetta e i vostri fratelli Boniface che faranno il folk dei prossimi 30 anni

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