La musica popolare dei LOU DALFIN spopola anche a ETETRAD 2015

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1 Berardo ok 2015-08-29 00.00.55II 28 agosto, la seconda giornata di Etetrad, festival valdostano di musica popolare e di tradizione, è stata dominata dai Lou Dalfin. Nel pomeriggio, all’Auditorium BCC di Gressan, è stato, infatti, presentato il libro a loro dedicato da Paolo Ferrari (“Lou Dalfin – Vita e miracoli dei contrabbandieri di musica occitana”), mentre la sera la band cuneese si è esibita nell’Area verde Les Iles ben due volte: alle 19, per un concerto aperitivo, e alle 23. Infallibile, come sempre, l’effetto travolgente della loro esplosiva miscela di rock e tradizione cantata in occitano, l’antica lingua dei trovatori. La stessa che ha imposto i Lou Dalfin all’attenzione di tutta Europa, e, soprattutto, ha contribuito, più del movimento politico nell’ambito del quale nel 1982 sono nati, a formare nelle loro genti una consapevolezza delle proprie radici.

1 Lou Dalfin 620747_2415001808750726672_n«Credo che abbiamo lavorato meglio del movimento politico occitano,- ha confessato prima del concerto il fondatore e frontman del gruppo Sergio Berardoche si è, invece, spento perché nato da gente con posizioni politiche che mal si conciliavano con la natura moderata delle genti delle nostre Valli. Me lo ha confermato una mia coetanea, che, recentemente, mi ha detto che quando, da giovane, parlava occitano a Cuneo la gente la guardava come l’ultima delle zotiche, adesso, invece, le dicono che è figo. “Grazie, è merito tuo”, mi ha detto. Per me è stato il riconoscimento più bello ricevuto per il mio lavoro. Meglio del Tenco

1 Lou Dalfin 11223535_4843372550021813222_nAlle spalle il gruppo ha migliaia di concerti e 13 album, di cui l’ultimo, “Cavalier Faidit”, é del 2011. Dal 2004 vi suona, tra l’altro, il mandolino lo “straniero” Mario Poletti, chitarrista aostano trasferitosi a Torino.

«Nonostante una grande affinità, visto che siamo territori alpini con lingue minoritarie, abbiamo avuto pochi rapporti con la Valle.-ha precisato Berardo- Forse perché, fino a poco tempo fa, da voi c’era uno spirito soltanto trad del revival musical da cui noi rockettari con la ghironda eravamo esclusi.»

Sergio tiene, infatti, a distinguere tra musica popolare, con un linguaggio condiviso dal maggior numero di persone, e musica tradizionale. «Penso che la musica trad sia l’esatto contrario della musica popolare perché parla linguaggi musicali che non hanno più niente a che vedere con quelli della comunità che ha prodotto questa musica. Diventano, così, la colonna sonora autoreferenziale di circoli ristretti che abòrro, al punto che, spesso, trovo, più affinità in contesti rock

LE FOTO NON FIRMATE SONO DI ROGER BERTHOD

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