Il fuecu dei SUD SOUND SYSTEM scalda anche Aosta

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1 Sud DSC00616Messa a punto all’ultimo momento, la quarta serata dell’Aosta Sound Fest si è rivelata una delle più riuscite della rassegna di quest’anno.

I musicisti che il 26 giugno sono sfilati sul palco dello stadio Puchoz di Aosta erano, infatti, di quelli in grado di coinvolgere grandi folle, invogliate, tra l’altro, dall’ingresso libero.

C’era, per esempio, Giuliano Palma, già frontman dei Casinò Royale e The Bluesbeaters, che ha portato ad Aosta il suo “Old Boy Tour”, seguito alla sua partecipazione all’ultimo Festival di Sanremo e alla pubblicazione del suo secondo album da solista.

1 Sud DSC00556C‘erano, soprattutto, i Sud Sound System, gruppo salentino pioniere del raggamuffin italian, con alle spalle 24 anni “di reggae music e tradizione” che li ha visti esibirsi anche in Valle. «Siamo già stati ad Aosta una dozzina di anni fa.ha ricordato, prima del concerto, Fernando Blasi, in arte Nandu PopuMa anche sulle sue montagne». Accompagnati dalla storica Bag A Riddim Band, con Nandu sono saliti sul palco del Puchoz Terron Fabio (Fabio Miglietta) ed il fondatore Don Rico (Federico Vaglio).

Sta-tornuI tre lo scorso anno sono tornati alla ribalta, a quattro anni di distanza da “Ultimmente”, con le 19 tracce dell‘album “Sta tornu” cariche di sentimento e di denuncia verso le contraddizioni della società odierna.

«Il messaggio del cd è che sta tornando il Sud con la voglia di riprendersi quello che gli è stato tolto.- ha spiegato NanduIl Sud è una colonia abbandonata del paese (“”qua basciu a nui simu ridotti a na colonia cu na cultura millenaria cancellata”, cantano in “Nazione strana”:n.d.r.), uno stato di cose che è spesso frutto di connivenze tra Stato e mafia. Tornando alle nostre radici non vogliamo dividere ma, piuttosto, unire questa nazione lacerata, programmaticamente, da divisioni interne. Perché l’Italia ritroverà sé stessa soltanto se ripartirà dal Sud.»

Il ritorno alle “radici ca tieni”, per citare una loro canzone, è passato per il recupero del dialetto e della Taranta. «Tornare alle radici è come trovare la scialuppa di salvataggio dopo un naufragio.- ha continuato Nandu- Negli anni in cui il Salento si stava perdendo tra Sacra Corona Unita, eroina e omologazione culturale, noi, attraverso il dialetto, ci siamo ricordati da dove veniamo e chi siamo, e abbiamo riscoperto che la Taranta era la cura per le malattie psicosomatiche di persone che da secoli avevano subito oppressioni di vario tipo

1 Sud DSC00625Nel vostro primo successo, “Fuecu”, cantavate “questo ritmo ti fa pensare, senza farti schematizzare”, è stato così? «Non è cambiato molto, ma attraverso la musica e la nostra esperienza personale, abbiamo capito che se vuoi cambiare il mondo devi iniziare da te stesso. I connotati della Posse sono cambiati, ma è rimasto lo spirito di volere una vita più pulita. E, in realtà, guardando bene, si vede che, nonostante la negatività predominante, c’è un mondo che sta cambiando. Ci troviamo di fronte ad una società più consapevole che non vuole inquinare e vuole mangiare meglio e consumare meno. Questi sono i cambiamenti a cui ci rifacciamo e cerchiamo di perorare.»

1 SUD SOUND SYSTEM 493952840_950176517990590873_nGià nel 2007, in “Lampedusa”, parlavate dei profughi fonte de guadagnu pe ci dice ca la iuta”… «L’arrivo degli albanesi in Puglia è iniziato nel 1991, proprio quando abbiamo cominciato. Li vedevamo sbarcare mentre facevamo le dancehall in spiaggia e cercavamo di aiutarli. Sono contento di vivere in una regione che ha fatto dell’accoglienza uno stile di vita, per cui ci fanno senso quelli che, invece, non vogliono i profughi e ripetono “perché non te li metti a casa tua”. D’altronde è quello che è successo a noi del Sud quando emigravamo al Nord e trovavamo i cartelli “non si affitta ai meridionali”. Viviamo in una nazione strana: siamo, per esempio, gli unici ad avere costruito dei campi rom che ricordano tanto Auschwitz e l’avidità della classe politica ha seminato solo disumanità e distrutto ogni solidarietà.»  SI RINGRAZIA NICOLA NAPOLI PER LE FOTO

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