Il pianismo 2.0 del duo Bezzo- Manzoni al Teatro Splendor di Aosta.

1 BEZZO Massimo e Andrea Manzoni IMG_7942

1 Massimo Bezzo-i (41)Smessi i panni del profeta di mondi lontani di romantica memoria, per stare al passo coi tempi il pianista classico del terzo millennio ha dovuto affiancare all’indispensabile bagaglio tecnico doti di comunicatore, se non, addirittura, entertainer. Aprendosi, nel contempo, ad un repertorio che sappia catturare l’attenzione di spettatori sempre più distratti.

Un esempio di questo “concertista 2.0” si è avuto il 9 aprile al Teatro Splendor di Aosta, in occasione del concerto “In bianco e nero” dell’aostano Massimo Bezzo e del biellese Andrea Manzoni.

1 Andrea Manzoni (10)Il primo, pur muovendosi prevalentemente nell’ambito classico, è da sempre sensibile a esperienze che sfuggano all’accademismo e alla tradizione: dagli inizi con il trio rock Free Trip al progetto Low Budget Orchestra, fondato su musiche di Frank Zappa. «Mi ha sempre affascinato abolire gli steccati musicali, perché, così, ci si sente liberi di poter proporre cose che si sentono affini. Ma sono atipico anche come musicista classico, avendo proposto repertori poco eseguiti nelle sale da concerto e organici particolari: dal Trio Musiké, con tromba e trombone, al duo col chitarrista Gilbert Imperial

1 Bezzo P1480781 copyAncora più eclettico è il trentacinquenne Manzoni, definito “il pianista del futuro” da “Il Foglio Italiano” per la bravura e spericolatezza con cui passa da un genere all’altro. Ha, infatti, spaziato dal pop colto dei LoMè alle colonne sonore per i radiodrammi della Radio della Svizzera Italiana, dalla cover di “Davanti agli occhi miei” registrata coi torinesi Ossi Duri ed Elio delle Storie Tese alle sperimentazioni elettroniche con il violoncellista Zeno Gabaglio. Per non parlare del nu jazz del suo cd “Destination Under Construction”, co-prodotto dall’etichetta valdostana Meat Beat Records, e delle collaborazioni con lo svizzero Marcel Zaes e la cantante americana Rosy Anoush Svazlin.

Da questi due universi apparentemente distanti è nato il progetto del duo che ha debuttato alla Saison Culturelle con una scelta di autori e brani che, pur utilizzando stili e concezioni differenti, hanno avuto in comune un’alta carica emotiva e la voglia di mettersi e mettere in gioco.

Si è passati, infatti, dalla Suite per balletto “Points of Jazz” di Dave Brubeck all’Astor Piazzolla di “Libertango” e “Le Grand Tango”, dalla versione per due pianoforti del “Bolero” di Ravel (quella originale, che precede la più conosciuta versione sinfonica) a “Dodge the Dodo” del pianista svedese Esbjörn Svensson, leader del celebre E.S.T. Trio. In quest’ultimo pezzo ha improvvisato anche Bezzo, mentre negli altri è stato Manzoni a tornare, dopo 13 anni, alla lettura della musica classica. Per non parlare del coraggio di finire con un bis introspettivo come “Le lacrime” dalla Suite N. 1 op. 5 di Rachmaninoff.

Nonostante, o forse proprio per l’adrenalina mostruosa”, confessata da Manzoni, alla fine il progetto è riuscito a coinvolgere il folto pubblico, che lo ha premiato con ripetuti applausi. Perché la notizia è che il concerto, per di più a pagamento, ha avuto lo stesso pubblico (quantitativamente) dell’ammucchiata pop rock, con Katia Guidi, Davide Tosello e Francesco-C, proposta dalla Saison il 13 marzo ad ingresso libero.

Una rondine non fa primavera, certo è che si tratta di una piccola, significativa, rivincita della musica pura e dell’ascolto consapevole rispetto ad una musica “giovane” locale che, sempre più spesso, sembra avere difficoltà a staccarsi dalla dimensione dell’ammucchiata o dell’ascolto distratto in un pub o bar (in genere affollato a prescindere).

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