Trasferta aostana del Club Tenco con Paola Turci, Samuele Bersani e Davide Van de Sfroos

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Partendo da Sanremo, dove è nato nel lontano 1972, il Club Tenco ha, negli anni, portato la sua meritoria opera di valorizzazione della canzone d’autore in altre città italiane. Sono, così, venute iniziative come “Il Tenco ascolta” e serate, come quella organizzata il 22 gennaio, ad Aosta, in cui, sul palco del Teatro Splendor, tre dei migliori cantautori italiani (Paola Turci, Samuele Bersani e Davide Van De Sfroos) si sono ritrovati a conversare con Enrico De Angelis, fondatore, con Amilcare Rambaldi, del Club Tenco di Sanremo e responsabile artistico, dal 1974, del Premio Tenco.

1 De Angelis phontoE’ stato proprio il giornalista, tra l’altro, a coniare, nel 1969, l’espressione “canzone d’autore” in un articolo su Luigi Tenco. «Era un periodo in cui i cantautori non avevano spazio e il Club Tenco nacque per darglielo.- ha ricordato De Angelis- Amilcare lesse su una rivista un articolo su Guccini, Vecchioni e Ciampi intitolato “Bravi, bravissimi, ma chi li vuole?” e subito pensò: “Li voglio io”.» Iniziò, così, la meravigliosa avventura raccontata nel suo libro “Musica sulla carta. Quarant’anni di giornalismo intorno alla canzone” che snocciola i nomi di duecento grandi artisti con cui, a vario titolo, ha avuto a che fare. Tra questi i tre coi quali ha colloquiato allo Splendor per lo spettacolo “Quante storie! Tre voci della canzone d’autore si raccontano” ideato, per la Saison Culturelle, con Riccardo Piaggio. Tutti scelti perché, oltre ad essere artisti di valore, sono persone a tutto tondo che sanno raccontarsi.

1 Bersani phontoNonostante una fastidiosa influenza intestinale, il romagnolo Samuele Bersani  ha interpretato da par suo gioiellini come “Il pescatore di asterischi”, “Replay”, “En e Xanax” e “Giudizi universali”, accompagnato dal pianista Alessandro Gwis. «Quando compongo canzoni mi piace partire dal testo, perché così vedo la storia.- ha raccontato- Quelle in cui nasce prima la musica, con un testo in finto inglese, sono, invece, più faticose. Da giovane ero arrogante nella mia sicurezza di essere insicuro, ma, per fortuna, a 21 anni ho avuto il lusso di diventare amico di Lucio Dalla che ha cercato di allargarmi gli orizzonti mentali. E’ lui che mi ha insegnato che è più facile fare un disco quando sei innamorato, perché, diceva, è “come se ti si allarghi l’elastico delle mutande”. Mi è successo nell’ultimo “Nuvola numero 9” che ho presentato in televisione circondato da nuvoletta di felicità, cosa che non va bene perché il cantautore deve essere triste sennó non piace

1 Van de Sfroos IMG_5605E’ toccato, quindi, al cantautore comasco Davide Bernasconi, in arte Davide Van De Sfroos, che, accompagnato dal violinista Angapiemage Galiano Persico, ha aperto cantando in salentino “Lu rusciu de lu mare”. «Mi piacciono tutti i dialetti e lingue minori. – ha raccontato- Fin da giovane ho avuto l’esaltazione per il linguaggio primordiale della terra, e non solo quello della mia perché le prime canzoni che ho imparato sono state “Lu maritiello”, “Amara terra mia” e “Zirichiltaggia”. 1 Van de Sfroos phontoPoi, siccome sono un bravo Cristo ma non sono proprio a piombo, ho cominciato a scriverne e cantarne di mie nel dialetto tremezzino o laghée, una lingua che ritenevo meritasse un po’ di coraggio. All’inizio ho parlato della mia terra, poi di quelli che la lasciavano, poi della parte più oscura e di quella cinetica, finché mi sono reso conto che, dopo che avevo tanto parlato di altri, adesso toccava a me. Così, a partire da “Yanez”, ho cominciato a guardarmi dentro.» Grandissimo affabulatore, Davide ha conquistato il pubblico aostano con una verve che, ha confessato, gli deriva dalla “cultura dell’osteria”. Oltre a “Yanez”, ha interpretato “Ki” tratto dall’ultimo cd “Goga e Magoga”, pubblicato nell’aprile 2014, la cui title track prende il titolo dall’espressione “andare in goga e magoga”, ossia “andare in un paese molto lontano”.«E’ un disco bipolare, con una parte maniacale ed una depressiva. – ha precisato- Alcune canzoni sono talmente visionarie che le sto ancora analizzando con l’aiuto di psicologi

1 Turci Paola phontoCon 9 Festival di Sanremo e 15 cd alle spalle, Paola Turci era la cantautrice con più esperienza sul palco dello Splendor. E anche, probabilmente, con più vite, stando alle tante raccontate nella biografia “Mi amerò lo stesso” pubblicata lo scorso anno da Mondadori. «Scrivere questo libro- ha confessato-  mi ha aiutato liberarmi di tutto quanto mi è pesato in questi anni e a riuscire a perdonarmi. Così adesso, anche se ho cinquant’anni, vivo meglio. Il mio imprinting musicale sono state le canzoni di Mina e della Vanoni che, a casa, sentivo cantare a mia madre. Poi sono venute “Miss you” dei Rolling Stones e “Easter” di Patti Smith, e, a 21 anni, l’esordio al Festival di Sanremo dove è nata la mia vita d’angoscia sul palco. Poi ho avuto voglia di provare altre strade, diventando prima cantautrice e adesso scrittrice

1 Bersani-Turci-Sfroos (72)Accompagnandosi con la chitarra, Paola ha cantato “Volo così”, “Stato di calma apparente”, “Dio come ti amo” e “Bambini”. Canzoni che, in vario modo, declinano l’amore. «All’inizio trovavo le canzoni d’amore stupide, perché pensavo dovessero riguardare tutti e non limitarsi a parlare di una sola coppia. Quando, però, ho sentito per la prima volta “Dio come ti amo” di Domenico Modugno, mi sono ricreduta, e ho capito che le canzoni d’amore possono generare una forza e una magia incredibili. Così adesso mi piace sentire questa canzone un pò mia

1 Turci pp phontoDi “amore in tutte le versioni” parla anche “Volo così, la canzone della rinascita dopo l’incidente stradale del 15 agosto 1993. Ed è sempre l’amore, questa volta artistico per lo scomparso Pino Daniele, che ad Aosta l’ha spinta a riproporre due canzoni del cantautore napoletano: “I got the blues”, con cui aveva fatto il primo provino della carriera ed in cui si è, insolitamente, accompagnata col piano, e la conclusiva “Je so’ pazzo”, in cui ha dettato con Van de Sfroos e Angapiemage Galiano Persico.

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