La musica per FEDERICO FELLINI: banale, falsa, insulsa, noiosa, magniloquente, ma, soprattutto, bella

fellini-3-638x425 Stampa«La musica è pericolosa. Agisce a un livello così profondo e inconscio da diventare pericolosa…E’ un fatto estremamente misterioso che non so bene con cosa ha a che fare. Ma io avverto sempre nella musica una specie di minaccia, un risucchio pericoloso

1 fellini-rotaQuesta confessione, fatta, il 10 gennaio 1979, nel programma radiofonico “Voi ed io”, è illuminante sul rapporto che Federico Fellini aveva con la musica che pure tanta importanza ha avuto nei suoi film. Immaginifico, come sua abitudine, il regista ne faceva risalire la causa al trauma subito ascoltando troppo da vicino i timpani durante una rappresentazione de “I cavalieri di Ekebù” di Riccardo Zandonai. Il risultato fu, comunque, che bastava «che qualcuno battesse un tempo con le dita su un oggetto per esserne turbato.»

fellini-88h-magali-noc3abl-y-federico-fellini-prraparando-amarcordL’atteggiamento cambiava radicalmente quando, invece, serviva per i suoi film. In questo caso doveva essere, però, rassicurante, rifacendosi ai suoi ossessivi archetipi musicali che andavano dalla “Marcia dei gladiatori” a “La Titina”, da “In un mercato persiano” di Ketèlbey ad “Abat-jour”.

Impareggiabile nel sostituire a questi suoi fantasmi ricorrenti dei bellissimi temi originali fu Nino Rota, il compositore che dal 1952 al 1979, quando morì, musicò con esiti miracolosi tutti i suoi film: da “Lo sceicco bianco” a “Prova d’orchestra”.

1 Nicola Piovani e FelliniCi riuscì, probabilmente, anche per la sua capacità di vivere la musica quasi in percezione extrasensoriale. «Improvvisamente, nel mezzo del discorso, metteva le mani sul pianoforte e partiva, come un medium.- ricordava Fellini- Si produceva come una rottura del contatto, e sentivi che non ti seguiva più, non ti ascoltava più, come se i concetti, le spiegazioni, i suggerimenti ostacolassero il corso creativo. Solo che, come un vero medium, una volta rientrato in sé, Nino non ricordava quello che aveva appena suonato. Fu per questo che decisi di collocare dei registratori nella stanza durante i nostri incontri, ma bisognava metterli in azione senza che lui se ne accorgesse, altrimenti il contatto con la sfera celeste si interrompeva

1 Fellini-PiovaniDove Rota riuscì a toccare maggiormente la sensibilità musicale di Fellini fu, in particolare, con la sequenza cromatica della strofa del tema di “Amarcord”, al cui ascolto immancabilmente si commuoveva.

Come ha notato Nicola Piovani, l’autore che compose le musiche per i suoi ultimi tre film, il motivo era molto simile alla strofa di “Coimbra”, altra musica cara al regista. «Nei semitoni discendenti di quella strofa dolente– scrive Piovani nel suo libro “La musica è pericolosa”- c’è la radice di tutto ciò che, nell’espansione inventiva e geniale di Rota, sarebbe divenuto il luminiscente mondo musicale che ancora ci stupisce e ci euforizza, l’universo fatto di marcette, cromatismi e lampi melodici che chiamiamo, con un aggettivo, inequivocabile, felliniano

Nello stesso libro Piovani accenna a quali erano state le indicazioni che Fellini gli aveva dato per la composizione del film “Ginger e Fred”. «La musica– gli disse- dovrebbe suonare qualcosa di simile alle musiche banali che, in genere, accompagnano questo tipo di show televisivi…Hai presente quelle musiche gaglioffe, che alludono a un’allegria un po’ falsa e un po’ insulsa?..Quelle musiche che danno un malinconico senso del vuoto per la loro ripetitività…e che raccontano praticamente solo la noia pomeridiana domenicale dei finti sorrisi con la loro melensa vacuità…con un’orchestrazione magniloquente e inutile.» Per, poi, concludere: «Oh, mi raccomando, fammela bella la musica



Tagged with: