CD NEWS (11) – ARTCHIPEL ORCHESTRA play SOFT MACHINE (2014)

1 Artchipel Orchestra con Beppe Barbera 525170_4282274559842114303_n

1 Faraò phontoSe la parola arcipelago evoca bellezze lontane nello spazio, l’orchestra Artchipel (che fonde la parola “archipel”, arcipelago in francese, con il suffisso “Art”) è da tre anni sinonimo di un sogno lontano nel tempo: quello dell’Art Rock della Scuola di Canterbury. A cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta, questo movimento inglese vagheggiò una musica globale che, partendo dal rock, inglobasse avanguardia ed elettronica, psichedelia e jazz.

Una “spendida utopia” che in quegli anni infiammò la fantasia anche del milanese Ferdinando Faraò, che divenuto batterista di respiro europeo, con Artchipel, che ha creato e dirige, ha voluto proporre suoi arrangiamenti per big band di quella musica. Per farlo è ricorso ad un organico ampio, una ventina di elementi, anch’esso desueto in tempi di crisi, di cui, fin dall’inizio, fa parte il pianista ed arrangiatore aostano Beppe Barbera.

Nel primo cd, Never Odd or Even”, pubblicato nel 2012, Faraò ha attinto da pezzi di Alan Gowen, Dave Stewart e Fred Firth, membri di gruppi come National Health, Hatfield and The North e Henry Cow.

1 Barbera phontoI risultati sono stati talmente buoni che, nel 2013, Artchipel è stata giudicata miglior formazione italiana dal referendum Top Jazz della rivista “Musica Jazz”. E’ sempre la “Bibbia del jazz italiano” che nel numero di settembre 2014, allega il secondo cd della band: “Ferdinando Faraò & Artchipel Orchestra play Soft Machine”.

Nati nel 1966, i Soft Machine sono stati la formazione di punta della scena di Canterbury sul versante sperimentale (mentre i Caravan lo sono stati dal lato melodico), in particolare negli anni a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta in cui i fondatori Robert Wyatt (batteria) e Mike Ratledge (tastiere) furono affiancati da Elton Dean (sax) e Hugh Hopper (basso). Nella loro musica si mischiarono diversi generi, dalla psichedelia al rock, amalgamati dal comune amore per il jazz.

1 Artchipel phonto«L’anno (1967) in cui i Soft Machine furono lanciati- ha detto Wyatt in un’intervista a DownBeat- è l’anno in cui morì John Coltrane. San John, per me. E mi viene in mente quel che succede nella foresta quando cade un albero davvero gigantesco. Improvvisamente si apre un vuoto nel sottobosco, dove nascono moltissimi alberelli che si protendono verso la luce del sole: è la vita che si riafferma. Ma quegli alberi giganteschi non spuntano da un giorno all’altro. Perciò nella mia mente- persino nel fiore irriverente della gioventù- la nostra apparizione alla luce del sole è sempre stata legata all’incomparabile bellezza di ciò che avevamo perduto.»

1 copertina cd 2014-09-29 16.26.24Ecco, quindi, l’assoluta pertinenza degli arrangiamenti per big band jazz di sei pezzi da loro incisi tra il 1969 ed il 1971. Tra questi c’è la celebre “Moon in June” del batterista Robert Wyatt e cinque composizioni del bassista Hugh Hopper. Gli arangiamenti sono di Faraò, tranne che per “Noisette” e “Dedicated to you but you weren’t listening” (in una versione per sole voci) che sono opera di Barbera, che si ritaglia anche uno spazio solistico in “Mousetrap”. Oltre ad essere entrato nelle grazie dei critici, il progetto ha destato l’interesse degli organizzatori. Tra i numerosi concerti fatti spicca quello tenuto il 7 giugno al Fasano Jazz che sarà trasmesso prossimamente da Radio3Suite ed ha visto la partecipazione di musicisti storici come il pianista Keith Tippett e sua moglie, la cantante Julie Driscoll, celebre negli anni Sessanta per la collaborazione con Brian Auger.

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