I sogni labili di FRANCO GROBBERIO

1 Grobberio (by Gaetano lo presti) IMG_0062

988786_10202231403379879_2050962374_nCerti artisti, come il vino buono, migliorano con gli anni. E’ la prima considerazione che si può fare vista la sede, l’Osteria La Cave di via De Tillier 3, dove, dal 6 dicembre, è in corso una mostra del sessantottenne Franco Grobberio.

Una carriera ultraquarantennale, quella dell’artista aostano, nata sui banchi della Scuola di fabbrica della Cogne, dove, da ragazzo, disegnava in continuazione cavalli e cavalieri, ed incoraggiata da Padre Moscato della chiesa dell’Immacolata che fu il suo primo estimatore. Sono seguite svariate esperienze ed innamoramenti artistici. Tra i più importanti quello per il belga Jean-Michel Folon, che, negli anni Ottanta, lo ha portato alla luminosità ed alla leggerezza dell’acquerello, che da allora è diventata la sua cifra stilistica.

1466270_10202231404379904_524189940_nNella pittura “farfelu”, come l’ha definita una visitatrice, che caratterizza i dodici acquerelli esposti a La Cave si respira il fascino onirico dei “sogni labili” (era il titolo di una sua mostra del 1992) ma anche, vista la sede espositiva, quell’ebbrezza felice, che, come scrisse Baudelaire ne “Il vino degli amanti”, culla “mollemente, sull’ala d’un turbine intelligente, in un delirio parallelo.”

Contrabbandiere di bellezza, Grobberio ambienta, infatti, i suoi quadri in quelle “terre di mezzo” (per citare il titolo di un quadro in mostra) che stanno tra reale ed immaginario. Terre di confine in cui vivono i sogni e gli ideali di bellezza degli artisti, ma, anche, degli architetti (uno dei quadri si intitola “Viaggio degli architetti”) e di tutta quella gente che, scontenta del mondo e del modo in cui vive, fugge alla ricerca del “salvamento” di un qualcosa di più e di meglio.

1472914_10202231405899942_1063354933_nAl di là, quindi, dell’eleganza della composizione, della brillantezza dei colori, della poesia onirica delle situazioni, in molti acquerelli esposti a La Cave affiora l’inquietudine dell’uomo moderno verso il senza confine di un avvenire indeterminato ed imponderabile. Una mancanza di limite che lo condanna a ritrovarsi sempre sulla frontiera, ad essere in perenne viaggio verso mete che svaniscono e , soprattutto, a non toccare mai terra. I personaggi dei quadri di Grobberio sono, infatti, sospesi tra cielo e terra: chi su un’altalena, chi sui trampoli, chi, come il violinista e la sua sposa, su un tetto. Perché così è più facile guardare lontano, superare confini ed ostacoli, trovare una via di fuga. La mostra rimarrà aperta fino a febbraio.

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