Il camaleonte GIORGIO FALETTI torna ad Aosta come musicista

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1 Faletti (by gaetano lo presti) IMG_3752Il 3 novembre si è presentato ad Aosta come cantautore, per aprire, al Teatro Splendor, la sezione “Musica” della Saison Culturelle. Ma, nel settembre 2009, Giorgio Faletti era venuto come pittore, partecipando alla mostra “In my secret life” curata, al Forte di Bard, dal giornalista Massimo Cotto. E, in precedenza, il sessantunenne astigiano si era esibito in Valle come cabarettista (per molti rimane il Vito Catozzo lanciato nel 1985 a “Drive In”). Per non parlare delle migliaia di copie vendutevi con i suoi libri di successo: da “Io uccido” a “Tre atti e due tempi”.

Un eclettismo che , a volte, spiazza il pubblico (sarà, forse, per questo che, di volta in volta, viene scambiato per Peter Gabriel, Paulo Coelho o il chitarrista dei Pooh?), ma che, d’altra parte, è naturale per uno, come lui, dotato di multiforme talento e, soprattutto, di una irrefrenabile voglia di osare ( dote alla quale sembra inneggiare nei versi di una delle sue ultime canzoni: “Nudi”: “solo se volessimo, solo se volassimo, solo se valessimo”).

1 Faletti (by Gaetano lo presti)  IMG_3755«Ci provo.- ha ammesso Faletti prima del concerto- Sono depositario di una caterva di difetti, di non conoscenze e di non possibilità, l’unica cosa che mi piace di me è che nella mia carriera non mi sono fermato. Ho questa benedizione/maledizione di voler sempre andare a vedere cosa c’è dietro la collina successiva

Questo inquieto vagabondare artistico ultimamente lo ha fatto tornare in contatto con il pubblico («Mi siete mancati, – ha detto all’inizio dello spettacolo- perché l’artista è una persona malata che ogni giorno ha bisogno di quella trasfusione di sangue che è l’applauso») e al suo grande amore: la musica.

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Campo, questo, dove le sue belle soddisfazioni se le è prese: dalla celebre “(minchia)…Signor Tenente”, ispirata alle stragi di Capaci e via D’Amelio, che sfiorò la vittoria al Festival di Sanremo 1994, alle canzoni scritte per Mina, Milva, Angelo Branduardi e compagnia bella.


Per uno come lui, che non è un professionista della canzone, le canzoni, poi, non possono che trarre spunto dalla sua stessa vita. E’, infatti, così per la maggior parte di quelle contenute nei due cd 
 (nel primo, “Quando”, ha raccolto le sue interpretazioni di canzoni scritte per altri, nel secondo, “Ora”, dodici inediti) che, in un cofanetto, accompagnano il libro “Da quando a ora”, pubblicato lo scorso anno da Einaudi, che ha costituito il canovaccio dello spettacolo proposto ad Aosta.

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Sul palco dello Splendor ha, così, ripercorso “a random” la sua vita (dai ricordi allegri di quando, nel dopoguerra, viveva in una casa di ringhiera della periferia astigiana per arrivare alla malinconia dei nostri giorni), contrappuntando lunghi monologhi ed estemporanee battute con canzoni, per lo più melodiche, che hanno per oggetto la morte dell’amica Marcella (l’intensa “Compagna di viaggio” incisa da Mina), appunti di viaggio (la caraibica “La corriera stravagante”), fatti di vita quotidiana (“Angelina”),  riflessioni sulla guerra (“Tre sigarette”).

«Pur avendo smesso di esibirmi in pubblico,- aveva raccontato prima dello spettacoloho continuato a scrivere canzoni, conservandole nel classico cassetto. Finché l’amico e critico musicale Massimo Cotto, mi ha spinto ad aprirlo e  registrarle. Con lui, che ne è il regista, è nata l’idea di raccontare in modo letterario la mia storia che è anche la mia storia d’amore con la musica. Una storia contrastata, perché a volte ricambiata a volte meno, ma che, in ogni caso, non è mai finita

1 Fabbri (by Gaetano Lo presti) IMG_3761La bontà del progetto è confermata dalla qualità dell’ensemble musicale che lo ha accompagnato che comprendeva Lucio Fabbri (pianoforte, chitarra, violino), Massimo Germini (chitarra), Roberto Gualdi (batteria), Marco Mangelli (basso) ed il Quartetto d’archi dell’Orchestra Sinfonica di Asti.

«In questo momento sono diventato un uomo da archi, perché la canzone francese e quel tipo di espressione sinfonica mi coinvolgono moltissimo. C’è, però, stato un periodo in cui la chitarra distorta l’avrei messa pure nel liscio, perché ho avuto la fortuna di crescere con il grande rock. Anzi, se dovessi scegliere tra il diventare un grande scrittore come Hemingway, che è uno dei miei idoli, o un guitar hero come Jimi Hendrix, temo vincerebbe Jimi. Andare su un palco e fare musica davanti alla gente è una cosa assolutamente impagabile. Anzi una volta ho fatto una battuta che, se fossi molto ricco, pagherei 100.000 persone per venirmi a sentire in uno stadio

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