JUKEBOX (3)- Le VARIAZIONI GOLDBERG di Glenn Gould

Glenn-Gould-Source-Unknown

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ggouldIl 10 giugno 1955 il pianista Glenn Gould (Toronto, 25 settembre 1932) entrò nella sala di registrazione della Columbia Records di New York, “come se stesse arrivando in un rifugio alpino, con berretto, golf, guanti e calze di lane.”

Si sedette sulla sua sedia pigmea con gambe regolate ad altezza diversa ed attaccò a suonare sull’amato Steinway CD 318 le “Variazioni Goldberg” di Bach, l’autore che più amava perchè lo riteneva “il più grande architetto di suoni mai esistito”.

Con uno strumento “sbagliato” (le Variazioni erano sate composte per clavicembalo a doppia tastiera) e una tecnica “sbagliata” (perchè artificiosissima) ottenne una sonorità filogicamente “sbagliata”, che addolciva il severo volto del Bach luterano della versione di riferimento della Landowska con un sorriso più mondano e cosmopolita.

glenn NZOUn Bach che, divertendosi per divertire, nella sua versione voleva, secondo Piero Rattalino, lenire l’insonnia del giovane clavicembalista Johann Gottlieb Goldberg “raccontandogli le fiabe delle Mille e una notte e non sciorinando la Critica della ragion pura”.

Nacque una stella discografica (il disco è stato uno degli album di musica classica più venduti di tutti I tempi), che Thomas Bernhard, nel suo romanzo “Il soccombente”, fece morire proprio “suonando le Variazioni Goldberg, raggricciato sulla tastiera, nel tentativo sempre rinnovato di essere non già un interprete al pianoforte, ma il pianoforte stesso, il suo Steinway.”