Per il piccolo Leone (2 anni) il sogno MARCUS MILLER diventa realtà al Forte di Bard

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Marcus Miller & Leone 51810468779054_2053113244_n«Per noi non esistono sogni troppo grandi!». Lo ha scritto l’imperiese Claudia Castiglione nella didascalia di una foto postata il 19 luglio sulla sua pagina Facebook. Dove per “noi” intendeva lei e suo figlio Leone di due anni, che nella foto posa con il suo “sogno” dopo che questi gli ha autografato il mini ukulele. Perché da mesi Leone si nutriva di omogeneizzati e video di Marcus Miller, arrivandone a strimpellare alcuni motivi con l’ukulele (che porta, invece, alla bocca quando Marcus suona il clarinetto). Finché, il 19 luglio, il suo sogno si è materializzato al Forte di Bard, dove il cinquantatreenne statunitense, uno dei dieci bassisti più influenti degli anni Novanta per la rivista “Bass Player“, si è esibito per la rassegna “Musicastelle in Blue”.  

1 Miller FB (by Gaetano Lo Presti) IMG_2440Leone è molto probabilmente il più giovane dei tanti fans che Miller si è conquistato nel mondo in trent’anni di carriera in cui lo sfavillio del virtuoso della tecnica slap ha, spesso, oscurato (anche in musicisti esperti) il musicista a tutto tondo, che ha saputo mettere il suo polistrumentismo al servizio di idee musicali innovative.

A capirlo per primo era stato un certo Miles Davis. «Stavo incidendo in studio– ricorda Miller- quando mii consegnarono un foglietto su cui c’era scritto: “Chiama Miles”. Credevo fosse uno scherzo, ma telefonai lo stesso e lui mi disse: “Presentati ai Columbia Studios tra un’ora”. Mi ritrovai, così, a incidere con Miles Davis

1 miles millerDopo “We want Miles” del 1982, Miller comparve in “Star People” (1983) e, soprattutto, in “Tutu” (1986), “Siesta” (1987) e “Amandla” (1989) di cui scrisse quasi tutti i pezzi, suonò quasi tutti gli strumenti, scrisse gli arrangiamenti e funse da produttore.

Un dono, quello di contribuire alla creazione del suono di altri artisti, che fece sì che fosse subito conteso da musicisti come Luther Vandross, Aretha Franklin, Roberta Flack e Chaka Khan, ma, anche, che dovesse aspettare gli anni Novanta per conquistarsi un posto di leader nella scena mondiale. A sancirlo fu, nel 1997, il tour coi “Legends” formati con Eric Clapton, Joe Sample, David Sanborn e Steve Gadd e, nel 2008, il supergruppo formato con altri due grandi bassisti come Victor Wooten e Stanley Clarke.

1 Miller FB IMG_2437A Bard Miller ha presentato quasi per intero l’ultimo cd “Renaissance”, in cui, accanto a sue composizioni, ha rivisitato alla sua maniera hits di Ivan Lins, War, Janelle Monàe e “I’ll be there” dei Jackson Five. «La ragione per cui faccio il musicista sono i Jackson Five. Ogni generazione ha la sua boy band, e la mia annoverava un genio come Michael Jackson.» Superfluo dire che lo accompagnava un gruppetto di giovani e bravissimi musicisti che comprendeva Adam Agati (chitarra), Sean Jones (tromba), Alex Han (sax ) e gli stupefacenti Brett Williams (tastiere) e Louis Cato (batteria). Si è finito in gloria con una rivisitazione di “Tutu” , 900 spettatori in delirio e Leone, che, nello scendere (in ascensore) nel Borgo di Bard, continuava a strimpellare felice le sue versioni di pezzi di Miller. Mettendo in pratica la massima di quell’Antoine-Marie Roger de Saint-Exupery di cui tra qualche anno mamma Claudia gli leggerà sicuramente qualcosa: “Fai della tua vita un sogno, e di un sogno una realtà.”

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