L'”ipnosi divertente” di RAPHAEL GUALAZZI ai 2300 metri del lago Chamolè

1 Gualazzi (by gaetano lo presti) IMG_23391 Gualazzi (by gaetano lo presti) IMG_2341Favorite dalla splendida giornata, il 14 luglio oltre duemila persone sono salite ai 2300 metri del lago di Chamolé, a Pila (AO), per assistere, nel primo pomeriggio, all’ultimo concerto della rassegna Musicastelle Outdoor.

Protagonista il cantautore marchigiano Raphael Gualazzi, non nuovo ad esibizioni in luoghi “strani”, visto che ha, tra l’altro, suonato in una chiesa congregazionalista americana e sotto la Tour Eiffel. «Prima di avere un contratto discografico, approfittavo di qualsiasi posto per suonare.- aveva confidato prima del concerto- Anche perché la musica nasce da radici popolari, e, quindi, è bello condividerla con le persone da vicino, ovunque sia possibile.» Nella metropolitana di Parigi ha, addirittura, presentato, ad aprile, l’ultimo cd “Happy Mistake” che arriva a due anni di distanza da quel “Reality and Fantasy” che conteneva “Follia d’amore”, il brano con cui aveva vinto la categoria Giovani del Festival di Sanremo 2011.

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“Happy mistake”conferma il suo talento musicale “poliforme ed eclettico”, come lo definisce, che lo porta a toccare diversi generi musicali (dal soul al funk, dal pop alla musica classica) rimanendo fedele alla tradizione dello “stride piano” degli anni Venti e Trenta da cui è partito (il modo di suonare che nell’immaginario cinematografico collettivo si associa agli strumentisti che in tanti western allietavano saloon e “whorehouses”) . «In fondo è una tradizione che attraversa un po’ tutta la canzone italiana– ha spiegato- perché ha ispirato Fred Buscaglione, Renato Carosone ed il Maestro Paolo Conte, uno dei pilastri del jazz e della canzone italiana, con cui la comunione di fonti di ispirazione è abbastanza evidente.»

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Nel cd ci sono tre arrangiamenti di Vince Mendoza, hai partecipato a numerosi festival jazz e lo scorso 27 aprile hai aperto, con un concerto nella sede UNESCO di Parigi, il primo International Jazz Day , si può, a questo punto, parlare di un Gualazzi jazzista? «Più che un un jazzista sono un jazzofilo,-ha precisato- sono, comunque, ben felice di portare nei festival jazz la mia musica che è fatta di commistioni e contaminazioni

1 Gualazzi P1090597Ai festival jazz, come negli altri concerti del tour, si presenta, però, con una formazione comprendente 9 musicisti,tra cui tre coriste e tre fiati che a Pila non si sono visti. Assenza che, nonostante l’impegno dei pur bravissimi Laurent Miqueu (chitarra), Emah Otu (basso e contrabbasso) e Massimiliano Crasti (batteria), si è sentita. “Baby what’s wrong?”, per esempio, coi fiati imitati con la voce è stata una copia sbiadita dell’originale, e, in generale, tutto il concerto non è riuscito a decollare, mantenendosi in uno stadio di rilassato intrattenimento. In linea, in fondo, con l’idea di musica esposta durante l’intervista. «La musica deve essere sempre un gioco pieno di divertissement.– aveva detto- Per me è una ipnosi divertente che deve sollevare gli animi mettendoli in contatto con il mondo spirituale. Tutto ciò in maniera semplice, come c’e stata donata, per cui è bello lasciarne le potenzialità libere a 360°, in modo che possano condurci in luoghi inaspettati.»