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“Parole e musica” dello zio EUGENIO FINARDI all’Aosta Sound Fest di Aosta

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1 Finardi 7051_26953356_nDopo tre pirotecnici concerti rivolti soprattutto ai giovani, l’Aosta Sound Fest aveva quest’anno in cartellone un secondo weekend piú orientato verso la canzone d’autore ed un pubblico familiare. Cosa c’era, allora, di meglio che chiamare lo “zio” Eugenio Finardi? E così, nonostante un freddo pungente, è stato, con il recital “Parole e musica” in cui il 25 giugno, allo Stadio Puchoz, il sessantenne cantautore milanese ha intrecciato le sue canzoni coi ricordi di una carriera quarantennale.

«É uno spettacolo intimo,– aveva preannunciato- al termine del quale la gente esce con la sensazione di avere incontrato uno zio, lo zio Eugenio. Più che un concerto, é un incontro in cui ogni sera affronto il pubblico e, in base alle sue reazioni, alterno le canzoni a piccole confessioni su come sono nate ma, anche, su temi più complessi. Perché, alla fine, quello che cerchiamo in questi nostri raduni é la conferma della nostra umanità, della nostra fratellanza, del nostro condividere insieme

1 Finardi 323A2144A dire il vero per Finardi non é stato sempre così, specie agli inizi, nei politicizzati anni Settanta. «All’epoca c’era da avere paura del pubblico.-ha ricordato- La contestazione era talmente abituale che coniai la battuta che avevo subito più processi io che il bandito Vallanzasca. Ricordo quando, nel luglio 1978, al Castello Sforzesco di Milano mi lanciarono i sassi, andò peggio a Dalla, la sera dopo, con una bomba Molotov. Rispetto però ad un De Gregori, che, dopo un processo sul palco del Palalido di Milano, nel 1976, annunciò che non avrebbe più cantato in pubblico, io non non mi sono mai arreso

1 Finardi 323A2163É anche per questo rapporto viscerale col pubblico che, probabilmente, i cantautori costituiscono un’importante “scatola nera” della storia emozionale degli italiani. «Mentre il cinema ha raccontato la storia sociale dell’Italia,- ha osservato Finardi- l’Italia individuale, quella fatta dall’inconscio collettivo degli italiani é stata cantata dai cantautori. Nella nostra opera omnia si può ritrovare un’enorme fotografia delle nostre paure, delle nostre gioie, dei nostri desideri, dei nostri sogni. Bisognerebbe, però, vederlo come un movimento collettivo, senza classifiche e preconcetti che hanno portato ad escludere o sottovalutare gente come Battisti e Baglioni.»

1 Finardi 323A2184Andando a fondo nell’inconscio può capitare che si sia anche profetici. É quello che é successo a Finardi con canzoni come “F104” (“il produttore ha messo gli occhi sulla ragazzina e combina la festa giusta con il fotografo faina professionista”). «L’ho composta trent’anni fa, ma sembra quasi una “instant song” sul caso Ruby, con Lele Mora e Fabrizio Corona.» L’ha cantata anche al Puchoz, dove era accompagnato da Paolo Gambino (tastiere). In scaletta ha, naturalmente, snocciolato i suoi grandi successi, da “Dolce Italia” a Extraterrestre” (non , però, “Musica ribelle”, per la cui interpretazione si è preso un anno sabbatico), un omaggio a Muddy Waters, e, “Il ritorno di Giuseppe” di De Andrè, di cui ha raccontato alcuni episodi. Una scaletta decisa “in base a dove mi porta il cuore ed il pubblico” e conclusa da “Amore diverso”, brano dedicato alla figlia composto a Champoluc, uno dei due paesi della Valle (l’altro è Gressoney) dove ha “a lungo soggiornato, concepito due figli e scritto molte canzoni.”  Aosta Sound Fest è organizzata dalla societá 3Bite con il sostegno finanziario del comune di Aosta e della presidenza dl Consiglio regionale.

Si ringraziano per le foto Roger Berthod e l’Aosta Sound Fest

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