Il concerto di addio dei KINA

1 Kina 2(by Gaetano Lo Presti)  foto1 Kina (by Gaetano Lo Presti)IMG_1119 copyA trent’anni giusti dalla loro formazione, il 22 dicembre 2012 i Kina, uno dei gruppi storici del punk europeo, hanno dato il loro concerto d’addio. All’Espace Populaire di Aosta, perché, come hanno scritto, per loro “tutto è iniziato ad Aosta e tutto finisce ad Aosta”.

1 Kina (by Gaetano Lo Presti) IMG_1121L’avventura del suo nucleo storico, formato da Sergio Milani (batteria), Alberto Ventrella (chitarra) e Giampiero Capra (basso), si era, in realtà, interrotta il 4 aprile 1997 con un ultimo concerto al “Duit” di Aosta. Dopo quindici anni di sacrifici, di faticosi tour in tutta europa a bordo di un Transit diesel, di dischi autoprodotti per un’etichetta, la “Blu Bus”, che da quel pulmino aveva preso il nome. Dopo che erano diventati “the best italian Punk from Aosta”, come ancora adesso vengono definiti in Germania, il paese dove hanno più suonato. «Abbiamo fatto più concerti a Berlino che ad Aosta.- osserva, infatti, Milani- Siamo così conosciuti che quando, nel 2007, abbiamo suonato al “Move against G8 Festival” di Berlino le prime dieci file cantavano le canzoni con noi

1 Kina (by Gaetano Lo Presti) 4 fotoSopita per 10 anni, l’antica fiamma dei “Kina” era, infatti, tornata ad ardere il 20 aprile 2007 per la “reunion für einen Abend” davanti a migliaia di fans tedeschi. Ne sono seguite altre, a grande richiesta e per motivazioni speciali. Coinvolgendo a volte, come è stato il 22, il bassista Roberto Dini.

1 Kina Concerto di addio FB 432255_4978382697585_2084855138_nUna volta era successo anche ad Aosta, il 21 maggio del 2011,  sempre all’Espace, in occasione della presentazione del libro “American Punk Hardcore- una storia tribale” di Steven Blush, in cui, nella la postfazione, Milani e Capra hanno ripercorso la loro storia. Una serata, quella, piena di gente e di emozioni. Con la formazione originale (Milani, Ventrella, Capra) e con alcuni dei musicisti che per un certo periodo avevano fatto parte del gruppo, come Marco Brunet e Diego Tuscano. «Evidentemente nelle nostre canzoni abbiamo toccato corde particolari- spiega Milani- perché quello che abbiamo fatto continua ad arrivare. Durante le reunion di questi anni ho notato che nel pubblico, che va dal sedicenne al cinquantenne, c’è un coinvolgimento emozionale stupefacente.»

Il 22 dicembre l‘occasione è stata la rassegna “Così ribelli” organizzata da Sergio con alcune delle piú belle anime ribelli della musica alternativa italiana degli anni Ottanta e Novanta. Una cornice perfetta per questi “sognatori con le mani sporche di realtà”, il cui primo disco, del 1984, aveva un titolo che era già tutto un programma: ”Nessuno schema nella mia vita”. 

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