APPUNTI DI VIAGGIO (14): La posteggia Napoletana (2012)

1 Paola  Catalano e Francesco Marino FB (by Gaetano lo presti) IMG_0758

Il “puosto” di lavoro, problema terribile a Napoli, nella città partenopea evoca anche un mestiere dolce e melodioso come quello dei posteggiatori, musicisti che da qualche secolo (le prime tracce si trovano in un’ordinanza di Federico II di Svevia) intrecciano, con la loro musica, la vita sociale della città. Primi esempi di musicisti liberi, perché ricompensati dai fruitori della loro musica e non al servizio di alcuno.

Caratteristico è, infatti, che al termine dell’esibizione, i posteggiatori vadano “per la chetta”, girando fra gli avventori con un “piattino” o qualche suo succedaneo. L’offerta  non deve essere intesa come elemosina, ma come un riconoscimento, più o meno grande, alla loro arte. Fu per pungolare gli spettatori più avari ( in gergo “schiancianesi”) che uno dei posteggiatori più famosi del secolo scorso, Eugenio Pragliola detto “Eugenio cu’ ‘e llente”, creò versi scherzosi di incoraggiamento del tipo: “Signure e signurine, ledi e milord, aggiate pacienza, cacciate nu sord’./ Pe’ chi nun tene na lira ‘e spiccio, c’è hann’ ‘a ascì ‘e bolle ‘ncopp’ ‘o sasiccio…”

Immensa l’ importanza della posteggia nella diffusione della canzone napoletana, a cui ha fornito un’immagine genuina e, in certi casi, nobile. Lo conferma il nome del posteggiatore più famoso, il tenore Enrico Caruso, che a diciassette anni cantava nei caffè e nelle trattorie napoletane, dove, nel 1891, fu scoperto. Ma famosi sono diventati anche Giovanni Capurro, autore di “O sole mio”, e Giuseppe Di Francesco, meglio conosciuto come “‘o zingariello”, che incantò Richard Wagner che se lo portò per qualche anno a Bayeruth.

Per venire ad anni più recenti, anche cantanti come Massimo Ranieri e cantautori come Pino Danele ed Enzo Gragnaniello si sono fatti le ossa alla scuola della posteggia. Finiti i tempi d’oro, negli ultimi anni si è assistito ad un profondo cambiamento dell’approccio classico del posteggiatore che sopravvive solo in veterani che si possono ascoltare in alcuni locali caratteristici di Napoli(da “La Bersagliera” a “Ciro a Mergellina”). Tra questi spicca Tonino Apicella (padre di Mariano, celebre per i duetti con Silvio Berlusconi) che ha alle spalle oltre mezzo secolo di carriera alle spalle ed una straordinaria partecipazione a “Morte a Venezia” di Visconti (con “Canti nuovi” del suo idolo Armando Gill). A lui si deve la migliore definizione della posteggia: «E’ un’arte che si basa sulla delicatezza verso il cliente, una vasta conoscenza del repertorio napoletano e buone capacità di psicologo