L’ORLANDO FURIOSO rivoltato come un calzino da Marco Baliani e STEFANO ACCORSI

Il titolo, “Furioso Orlando”, faceva già intuire che, nel testo presentato l’11 ottobre al Teatro Giacosa di Aosta, il poema di Ludovico Ariosto era stato rivoltato come un calzino dal regista Marco Baliani. Artificio,del resto, indispensabile per permettere all’attore Stefano Accorsi, praticamente solo in scena, di dare una minima idea della ricchezza di vicende e personaggi che popolano la monumentale opera (46 canti in ottava, per un totale di 38.736 versi ).

Impresa folle, che accomuna subito il monologo di Accorsi ad Orlando (impazzito di gelosia per Angelica). Ancor piú folle per chi abbia ancora in mente lo spettacolo di riferimento, l’Orlando Furioso del regista Luca Ronconi, che, nel 1969, puntò, invece, sulla coralità di una numerosa e qualificata compagnia che comprendeva Ottavia Piccolo, Mariangela Melato, Edmonda Aldini, Massimo Foschi, Duilio Del Prete, ecc. ecc. Ad Aosta é stato, invece, sempre e solo Accorsi a dar voce a Orlando, al Mago Atlante, a Medoro, a Sacripante, a Bradamante, ad Astolfo e pure ad Angelica. 

E, come se non bastasse, Baliani per rafforzarne lo smarrirsi gli ha fatto citare “la selva oscura” di Dante, per esternare la gelosia evocare l'”Otello” di Shakespeare e, per attualizzare il tutto, accennare alle battaglie con l’Islam migrante sull’isola di Lampedusa. Un’impresa attoriale folle (messa su in soli 23 giorni) in cui l’attore bolognese ha dato prova di grande maturità,bravura e resistenza, visto che ha goduto solo di pochi attimi di tregua per l’impalpabile controcanto di Nina Savary (tenue voce di una coscienza femminista e minimale colonna sonora).

Ma si sa, se prima il teatro era fatto «della materia di cui son fatti i sogni» (da “La tempesta” shakespeariana,anch’essa citata in “Furioso Orlando”), adesso è costretto a far i conti col vil denaro. Ecco, quindi, che gran parte delle energie creative se ne va per trovare l’artificio per risparmiare mezzi, scenari e attori (a quando un monologo di “Giulietta e Romeo”?).

Una “spending rewiew” artistica che in questo caso ha interessato anche la lunghezza del testo, visto che il monologo si é bruscamente interrotto con l’invito di Accorsi di andarsi a leggere il resto dell'”Orlando furioso” a casa (con conseguente liberatorio applauso del pubblico che si é prestato a qualche equivoco sui raggiunti limiti della sua pazienza). Follia a parte, la chiave vincente data da Baliani per entrare nella poetica di Ariosto é stata l’ironia. Probabilmente insospettabile per gli spettatori odierni, fu, invece, da lui sparsa a piene mani nella sua povera «opera d’inchiostro» (come la definí nel proemio), dandole la funzione di condurre il lettore (e, in questo caso, lo spettatore) alla scoperta della contraddittorietá del reale, in modo che ne prendesse le distanze e si collocasse criticamente rispetto a ciò che i personaggi dell’Orlando Furioso dicevano o facevano.