Perdendosi nel labirinto letterario di DONATELLA CORTI

Io lo so che non sono solo anche quando sono solo”, cantava Jovanotti. E’ una “filosofia” con la quale la filosofa (ma, anche, scrittrice, poetessa e cantante) comasca Donatella Corti non può che concordare, visto che, nei momenti difficili di una vita non facile, ha sempre avuto come interlocutori privilegiati i libri. «Oltre a dare delle risposte,- spiega- indicano una nuova prospettiva che permette di decentrarsi e capire che esiste qualcos’altro rispetto a se stessi e ai propri problemi.»

E’ naturale quindi, che quando i responsabili della Biblioteca di Saint-Pierre le hanno chiesto uno spettacolo teatrale in occasione della festa di quest’ultima, la Corti, che da 20 anni vive e lavora in Val d’Aosta, abbia proposto un monologo che è un inno al valore dei libri e della lettura. E lo è fin dal titolo, che è una frase attribuita a Sant’Agostino: “Il mondo è un libro, e quelli che non viaggiano ne leggono solo una pagina”.

Ne è venuto fuori una specie di labirinto letterario, rappresentato il 22 settembre nei locali della Biblioteca, nel quale si sono mossi sette personaggi legati ad altrettanti libri nei quali la Corti ha riconosciuto compagni di strada con cui confrontare esperienze comuni, stimolare curiosità, scoprire una parte di sé.

Si è partiti con la messa in discussione della lettura fatta ne “L’immortale” di Borges (“Parole, parole sradicate e mutilate, parole di altri, fu la povera elemosina che gli lasciarono le ore e i secoli.”) o nella “Lettera settima” di Platone, per passare, invece, alla sua apologia come terapia per ogni situazione che ne fa Erin Blakemore ne “La Biblioteca delle donne” o della sua capacità di aiutare la conoscenza della realtà come in “Se una notte d’inverno un viaggiatore” di Italo Calvino. A questo punto un breve addormentamento in scena della Corti ha simboleggiato l’assopirsi della coscienza critica indispensabile per capire meglio l’essenza della lettura che è stupore (in “Raissa” da “Le città invisibili” di Calvino), capacità di creare legami “addomesticando” la realta (nel “Piccolo Principe”) e, soprattutto, proprietà di uscire da sè stessi (ne “Il mantello di Arlecchino” di Michel Serres).

«Questo monologo è un viaggio dalla follia alla saggezza, prendendomi in giro e, addirittura, addormentandomi in scena.- ha precisato la Corti- Vi ribadisco che molte risposte le abbiamo dai bambini, dalla loro voglia di avventura e capacità di apprendere lasciandosi stupire dalla realtà.» Vi ha influito il fatto che insegni Filosofia in un liceo aostano? «Sicuramente perché è una disciplina che contribuisce a dare un’altra prospettiva ed un respiro più ampio alla vita. Mi ha aiutata molto a non disperarmi nei momenti difficili e imparare a vivere l’oggi con più consapevolezza. E’ una passione nata dalla poesia, perché ho cercato nella filosofia le spiegazioni alle prime domande fattemi in poesia.»