La caleidoscopica musica dei DRINK TO ME

La terza stagione della rassegna “Espace Indie Friday” (organizzata all’Espace Populaire di Aosta da Andrey Spinella) è partita, il 21 settembre, con un brindisi beneaugurante evocato dal nome del gruppo che si è esibito.

Bevimi solo coi tuoi occhi e io brinderò coi miei” sono, infatti, i versi iniziali di “To Celia”, una poesia di Ben Jonson, poeta e drammaturgo inglese del Seicento, da cui hanno tratto il nome i piemontesi Drink to me, uno dei migliori gruppi emergenti italiani formato da Carlo Casalegno (basso, synth e campionatori), Francesco Serasso (batteria), Roberto Grosso Sategna (percussioni elettroniche, cori, basso) e Marco Bianchi (voce e synth).

Con alle spalle dieci anni di attività e tre cd, la band è arrivata all’Espace sull’onda della pubblicazione del cd “S” e del successo del bellissimo video della canzone “Future Days” (18.000 visualizzazioni su YouTube) del regista Luca Lumaca. «S” vuol dire segreto, ma anche tante altre cose.– ha spiegato Bianchi, autore dei i testi- In questo periodo della mia vita sono sempre più convinto che le cose più importanti sono quelle più difficili da esprimere a parole, quindi scegliere un simbolo come “S” vuol dire lasciare un pò di aria alle cose importanti, senza attanagliarle con le parole. “S” per me descrive un universo caleidoscopico di tante cose importanti e belle della vita

Caleidoscopica è anche la musica dei Drink to me in cui confluiscono molteplici influssi (dal minimalismo alle percussioni africane, dalla black musica alla psichedelia) fusi ed esaltati da un coinvolgente “wall of sound” elettronico costruito da campionatori e sintetizzatori. «Ci piace un suono contemporaneo che sia armonico ma, al tempo stesso, magmatico e confuso.- ha continuato Bianchi- Con una melodia che, visto che facciamo canzoni, si capisca bene. Le melodie della voce che scrivo sono un compromesso tra piacevolezza e ricercatezza in modo che rimangono impresse più a lungo.»

I testi, in inglese, costituiscono, in gran parte, un viaggio esistenziale sul senso dell’esistenza. Fanno eccezione “L.A. 13 pt. 1”, dedicata agli hipster (non “cipster”, come, hanno raccontato, ha confuso un giovane siciliano) e la bellissima “Future Days”, che all’Espace si sono confermati i loro pezzi più orecchiabili. «Mi sono rotto della gente che si lamenta dei giovani– ha concluso Bianchi- per cui in “Future Days” spezzo una lancia in favore delle ultime generazioni che sembrano perdute. Probabilmente da questo vuoto verrà fuori qualcosa che ci porterà avanti.»