“PALANKA- Brevi raccomandazioni per chi si reca in Valle d’Aosta” di Pierluigi Vuillermin

Il sottotitolo, “brevi raccomandazioni per chi si reca in Valle d’Aosta”, potrebbe far pensare ad una delle tante guide turistiche sulla Valle. Basta, però, leggere qualche pagina di “Palanka” dell’insegnante aostano Pierluigi Vuillermin, per capire come in realtà sia solo un pretesto (non a caso “Pretesti” è la collana di Manni editore in cui è stato pubblicato) per fare, sotto le apparenze di un romanzo, un’approfondita analisi psico-sociologia del male oscuro che affligge la “palanka” valdostana. Termine, quest’ultimo, che in serbo vuol dire villaggio, ma nel libro è inteso nell’accezione più ampia della “Filozofjǐa Palanke” del filosofo Radomir Kostantinoviç, una specie di malattia dei paesi in cui il benessere (curiosa l’assonanza con “palanche”, i soldi in genovese) porta ad esaurimento dello slancio vitale e sonno della ragione, con conseguente “pietrificazione” della società.

In questa valle chiusa e addormentata regna un sonno mortale…un mare d’impotenza e tristezza”, afferma il protagonista del romanzo Piero Mullervini (anagramma e alter ego di Vuillermin), che trasforma la sua “desolazione spirituale” in un monologo furente, che, più che una “incresciosa ramanzina” ai suoi corregionali, è un reportage socio culturale sulla decadenza della civiltà europea. Anche perché il quarantaseienne Vuillermin, oltre ad essere laureato in Filosofia, si è perfezionato in Antropologia culturale a Torino.

«Può essere letto anche fuori Valle– afferma- perché è lo studio di un caso che interessa tutto il mondo alpino e gran parte dell’Europa. Rispetto ad un saggio, nel romanzo ho potuto usare un linguaggio più crudo che vorrebbe stimolare i valdostani, anche se il protagonista si lascia andare ad un pessimistico: ”il mio grido non vi può svegliare. Non si svegliano gli abitanti di un cimitero.» Tra i modelli stilistici Vuillermin cita l’olandese Thomas Bernhard, l’invettiva di Gadda contro la borghesia lombarda e la cinica misantropia del francese Louis-Ferdinand Céline. «Molti amici mi hanno messo in guardia sulle conseguenze dello “spernacchiare senza freni e senza ritegno” del protagonista– conclude- ma solo chi è marginale può avere una visione lucida della realtà.»

da PALANKA di Pierluigi Vuillermin pag.91 

“…Questa cloaca di malaffare e malcostume aveva poi il suo rituale mercimonio settimanale. Tutti i martedì mattina, a Palazzo Regionale, c’è la ripugnante processione dei postulanti i quali, provenienti dalle diverse località della Valle, scendono al capoluogo e si mettono in fila, fuori dalla porta del maggiorente, seduti sulle poltroncine in pelle, con la faccia di intorcinati cacasotto, in fremente attesa dell’elemosina. Siamo una piccola comunità, dove tutti si conoscono e si sostengono. Tra governanti e governati c’è un rapporto diretto (vedi l’hegeliana dialettica servo-padrone). I poveracci e le sanguisughe non si tirano indietro. Io, sia ben chiaro, non ho mai chiesto niente a questa nomenklatura di banditi e mascalzoni, con il loro codazzo di camerieri e maggiordomi. Non ci riesco proprio: è una questione di orgoglio. Piuttosto crepare che vendersi. Nonostante le attestazioni di purezza e onestà, qua tutti- dal primo all’ultimo: dall’analfabeta al laureato, dal disoccupato all’imprenditore- hanno fatto ore e ore di anticamera, per supplicare un posto di lavoro o accaparrarsi qualche agevolazione. Un’accolita di rape e scansafatiche che, senza amicizie e appoggi, fuori di questa regione, avrebbe dovuto mendicare col culo per terra. L’agguerrito elenco dei bisognosi di favori e protezione, in onore alla pratica del voto di scambio, è assai lungo ed eterogeneo: politici inquisiti, sindacalisti venduti, contabili grassatori, impresari bancarrottieri, immobiliaristi, funzionari corrotti, giornalisti pennivendoli, allevatori truffatori, avvocaticchi faccendieri, educatori, formatori e promotori culturali (bisogna valorizzare il particolarismo), puttane di regime e travestiti, tutti insieme a grufolare come merdosi e rubizzi maiali attorno al trogolo; gli accattoni e i parassiti di tutte le vallate: industriali, albergatori, professionisti, negozianti, editori, prelati, generali, scribacchini, biscazzieri, cineasti, artigiani, massaie, sportivi, cantautori, presidi, teatranti, musicisti, artisti vari e zimbelli, insomma l’iniqua e vorace conventicola dei galoppini e leccapiedi della regione autonoma (tutto fatto in casa); instancabili produttori di minchiate e fregnacce inerarrabili, vendute a peso d’oro, grazie al sostegno di qualche generoso finanziatore, ben immanicato a palazzo, gentaglia che si appropria del denaro pubblico, riempiendosi la bocca di identità e federalismo...”

5 responses to “PALANKA- Brevi raccomandazioni per chi si reca in Valle d’Aosta” di Pierluigi Vuillermin

  1. rosa says:

    Un libro coraggioso, uno sguardo disincantato sul mondo in cui viviamo, un saggio che nonostante tutto non distrugge ma aiuta a ricostruire la realtà sociale e personale, a ritrovare nel fondo la nostra essenza di uomini capitati (per caso?) in una parte del mondo e in un momento storico e sociale che ci interroga e sui cui ci interroghiamo, in cui la Valle d’Aosta diventa un luogo psichico, un non luogo, un istante da cogliere per ricominciare. Buona lettura!

    • Rosa hai sintetizzato perfettamente lo spirito del libro.Si distrugge molto di più con la violenza dei fatti che con quella delle parole

  2. Della Val d’Aosta mi incuriosisce lo strano, elevato indice di malattia, che la distingue rispetto ad altri territori “incontaminati” e la avvicina a regioni più sfortunate. Questo è quanto evidente nel sito ISTAT HFA.

    • Peccato che il sistema del sito ISTAT HFA sia compatibile solo con Windows. Puoi dirmi qualcosa di più su questa tua osservazione, Luigi?

    • rosa says:

      Vuillermin dice qualcosa a proposito di questo malessere alle pp. 78-79: “Si sopravvive masticando e ruminando, con l’anestetica passività della mucca. Una specie di esaurimento storico che sta debilitando l’intera regione. Un ristagno dell’anima, senza più volontà di energia (…), un arresto dell’elan vital, a causa del quale le persone perdono le forze, rallentano il ritmo, si adagiano nell’inerzia finché sopraggiunge la morte come una liberazione (…). Una rancida zona di confine dove l’esistenza rincantucciata si guasta e il paesaggio è già sinonimo di malattia”. A quanto pare, l’analisi dell’autore trova conferma anche in dati concreti di alto indice di malattia. Non credo sia una coincidenza…

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