BLACK NARROWS: metti il divertimento in mezzo alle tue gambe con le bici fixed-gear

Put the fun between your legs (metti il divertimento in mezzo alle tue gambe)”. Lo slogan di Stefano Cesca fotografa al meglio la filosofia dei Black Narrows, la “crew” formata da un gruppo di amici valdostani che da due anni ha riscoperto il potere socializzante della bicicletta. Eccoli, quindi, organizzare cicli aperitivo e beer riding cittadini (in cui si spostano in gruppo tra diversi bar), ma, anche, lanciarsi in percorsi più impegnativi come l’Aosta-Torino.

Giunta alla sua seconda edizione, la “Aosta – Torino PEDALANDO !!!” si svolgerà il 22 settembre e sarà preceduta, la sera del 21, da una cena alla Bocciofila Sant’Orso in cui saranno spiegate regole ed i consigli per affrontare i 130 chilometri. Le stesse che si possono trovare nella pagina Facebook “Aosta Ψ Torino – Black Narrows” (336310993126633) attraverso la quale si può aderire all’iniziativa. Il ritrovo è fissato per le 8 del 22 settembre all’Arco di Augusto (ma la partenza non sarà prima delle 8.45) e l’iscrizione (7 euro) garantisce “spuntino verso Quincinetto (frutta, liquidi e zuccheri), pasta appena dopo Candia, benessere e simpatia e, per chi finisce, birretta + spilletta”. Il ritorno ad Aosta, dopo un “Party in TORINO All night Long”, avverrà in treno.

Le decine di adesioni già raccolte e la presenza di una ventina di ciclisti torinesi e milanesi, che alloggeranno la sera prima ad Aosta, dà l’idea di una tendenza emergente che concilia divertimento e salute con l’economia. «Così si evita di usare l’auto che inquina e costa sempre più», spiega Renè Cuignon che è uno dei fondatori dei Blacknarrows con Luca Benedet, Fabrizio Troilo, Andrea Bettega, Marco Montarello, Alessio Bazzana, Hermes Tomagra e Rolando Barmasse.

Più poeticamente Benedet cita un aforisma di Alfredo Oriani ”Volare come un uccello: ecco il sogno; correre sulla bicicletta: ecco oggi il piacere. Si torna giovani, si diventa poeti.” I Blacknarrows si collegano, poi, alla tradizione dei pionieri del ciclismo grazie all’uso della bicicletta a scatto fisso, il primo tipo di bicicletta inventato, nel quale la trasmissione ha presa diretta con la ruota posteriore tramite la catena, per cui non è possibile pedalare a vuoto all’indietro, né smettere di pedalare, a meno che non si voglia rallentare bruscamente l’andatura. «E’ quella che si usa in pista.- spiega Benedet- E’ più bella esteticamente, perché scarna ed essenziale, ma, indubbiamente, più faticosa perché si pedala finché la gamba tiene. La sua leggerezza ed agilità le permettono, però, di districarsi meglio nel traffico delle città, per cui, non a caso, è quella usata dai pony express americani.» E’ lo stesso tipo di bicicletta usato da Maurice Garin, il ciclista di Arvier che vinse la prima edizione del Tour de France che, non a caso, è effigiato nelle “spoke cards” dell’evento, i cartoncini che si infilano nei raggi delle ruote che, partiti come numero di riconoscimento nelle gare tra bicycle messengers, hanno acquistato sempre più valore e funzioni (negli Stati Uniti, per esempio, vengono usati per la pubblicità elettorale nelle presidenziali).

LE FOTO DI QUESTO POST sono di CAROL SINISI e LUCA BENEDET