L’ESTATE STA FINENDO…come cantavano i RIGHEIRA

«Come già avevamo fatto con “Vamos a la playa”, con “L’estate sta finendo” ci siamo appropriati di un modo di dire comunissimo, forse la frase fatta più usata della storia dell’umanità. Solo che, poi, la canzone è entrata talmente nel DNA degli italiani che adesso quando la si dice spesso si aggiunge: come cantavano i Righeira.» A raccontarlo è Stefano Righi (Torino 9 settembre 1960) che trent’anni fa, col nome brasilianizzato di Johnson Righeira e Stefano Rota (alias Michael Righeira), aveva formato i Righeira, gruppo che per qualche estate spopolò nelle classifiche italiane con tormentoni tipo “Vamos a la playa”, “No tengo dinero” e, nel 1985, “L’estate sta finendo”.

«La nostra era una new wave autarchica, coloratissima ,con delle spruzzate di futurismo e una botta di ironia. Senza volerlo siamo stati un po’ i continuatori dell’Edoardo Vianello degli anni 60 e almeno un paio di nostri pezzi sono entrati nella storia del costume musicale e non solo.» Tra questi, sicuramente, “L’estate sta finendo”. «L’embrione nacque prima di “Vamos a la playa”.– continua Johnson- In origine era una beguine che è stata, poi, perfezionata con l’aiuto di Michael e dei fratelli La Bionda. Le strofe sono mie ed, in realtà, costituiscono il ritornello, mentre il ritornello è solo un inciso. E’ una canzone sul tempo che passa, ispirata alla vita scolastica che facevo all’epoca, per cui quando finiva l’estate era come se finisse un anno. Ma la sua malinconica è dovuta anche al fatto che all’epoca non battevo chiodo. Esprime una paura di crescere nella quale ancora mi identifico, perché, pur avendo 52 anni, continuo imperterrito a sentirmi e comportarmi come un ragazzino e a rifiutarmi di diventare grande

La malinconia della canzone è stata accentuata dalla versione jazzata che Johnson ne ha fatto con il trombettista torinese Giorgio Li Calzi nel corso di una estemporanea jam session svoltasi il 23 agosto all’Hotel Bellevue di Chamois, con la partecipazione di bravissimi jazzisti come il batterista Riccardo Ruggieri, il contrabbassista Alessandro Maiorino ed il chitarrista honduregno Roberto Taufic. E’ stata l’ennesima versione di una canzone che, a dimostrazione della sua attualità, ultimamente è stata interpretata da cantanti che di Johnson potrebbero essere i fratelli minori, come il napoletano Gennaro Cosmo Parlato, o, addirittura, figli, come la lucana Tatiana Tarsiane ha centrato talmente l’essenza e lo spirito che mi sono venuti i brividi», commenta Johnson). Con Li Calzi l’aveva interpretata anche al Premio Ciampi del 1999, l’anno in cui, con “Il lavoro”, avevano vinto per la migliore cover di Piero Ciampi . «La collaborazione con Giorgio, probabilmente, sfocerà in un progetto teatrale sulle canzoni italiana in cui sarà coinvolto Gianluigi Carlone della Banda Osiris. Un bel crossover di esperienze, con momenti di ironia, in cui recupererò canzoni anche misconosciute ma bellissime come “Un ufficio in riva al mare” di Bruno Lauzi, di cui sono innamorato.»