Il ritorno di FABIO CONCATO entusiasma il pubblico del Teatro Romano di Aosta

E’ un tempo un po’ incivile che procura molta bile”. Questi versi scherzosi che Fabio Piccaluga, in arte Fabio Concato, recita sornione in un video nel suo sito dicono due cose: primo, che il cinquantanovenne cantautore milanese che il 25 luglio si è esibito al Teatro Romano di Aosta è un “finto serio” (e non potrebbe essere diversamente per uno che negli anni Settanta faceva cabaret al Derby di Milano) e, secondo, che per la canzone d’autore sono tempi durissimi. Ne sa qualcosa Concato che per 11 anni non ha pubblicato un cd di inediti. «Il momento non è tragicomico, come la poesiola potrebbe far pensare, ma tragico e basta.- ha confessato prima del concerto- Sto perdendo l’ottimismo e quel pò di fiducia che i genitori mi avevano insegnato ad avere. E questa cosa non mi piace per niente. Vengo da esperienze discografiche deludenti e dolorose perchè i miei ultimi dischi non sono stati distribuiti. Adesso, più che vendere, voglio che finalmente si trovi in giro e che le radio mi diano una mano per farlo ascoltare».

Anche perché quest’anno ha pubblicato “Tutto qua”, un gioiellino che vale la pena di ascoltare con attenzione. Per il fascino di musiche di una qualità superiore (vedasi “Non smetto di aspettarti”, che, purtroppo, per strategie discografiche, non canta in tour) e di testi che parlano d’amore ma, anche, della crisi, umana prima che sociale, che stiamo vivendo. «Le parole d’ordine del cd– ha continuato- sono passione, sentimenti ed amore, e questo vale anche quando parlo del sociale. Perchè c’è poca attenzione per gli uomini, dovremmo rimetterci al centro, capendo di nuovo quanto siamo preziosi.» Una filosofia di vita che Concato indica “senza nessuna velleità”, con la leggerezza di uno che ha voglia di un filo più lungo per volare (“per perdermi di nuovo e non sapere dove andare” da “Il filo”) e di tanta passione (“cercarla in tutto quello che è da fare, magari è proprio questo il senso della vita e del nostro cercare” da “Se non fosse per la musica”).

Virtù che hanno sempre caratterizzato la sua produzione, a partire dai successi più popolari: da “Domenica bestiale” a “Fiore di Maggio”, da “Speriamo che piova” a quella “Oltre il giardino” con la quale, nel 2007, partecipò al Festival di Sanremo parlando delle difficoltà di chi perde il lavoro a cinquant’anni. Leggerezza che nel corso degli anni gli ha permesso di passare dalle sigle per i cartoni animati (canta in “Ufo Robot” e “Capitan Harlock”) allo Zecchino d’oro (nel 1990 compose la canzone “L’ocona sgangherona”), dalle cause umanitarie (nel 1989 ha devoluto i proventi della vendita del singolo di successo “051/222525” a Telefono azzurro) al jazz. «Grazie a mio padre Gigi, chitarrista jazz, è la musica che, con quella brasiliana, ha più influito sulla mia musica. In questo cd suona Stefano Bollani, faccio serate jazz col pianista Paolo Di Sabatino e le mie canzoni, anche se non dovrei dirlo, piacciono ai jazzisti: da Franco Cerri e Renato Sellani.»Jazz si è respirato anche nel concerto aostano grazie alla splendida Ornella D’Urbano (piano e tastiere) che lo ha accompagnato con Stefano Casali (basso), Gabriele Palazzi (batteria), e Larry Tommasini (chitarra) in un bellissimo concerto,trasmesso in diretta da RAI Radio1, in cui, anche grazie all’ironia, ha stabilito un intenso feeling col pubblico. «Conosco bene la Valle- ha concluso- Per 30 anni ho avuto casa a Gressoney Saint-Jean, dove sono nate anche delle canzoni. Ogni tanto mi ritiravo lì con la chitarra e magari cantavo di mare davanti ad un muro di neve

SCALETTA CONCERTO DI AOSTA

TUTTO QUA

O BELLA BIONDA

TI RICORDO ANCORA

IN TRATTORIA

TORNANDO A CASA

STAZIONE NORD

DOMENICA BESTIALE

UN TRENINO NEL PETTO
TIENIMI DENTRO TE

M’INNAMORO DAVVERO

CANZONE DI LAURA

TROPPO VENTO

SULLA STRADA ROMAGNOLA

BREVE RACCONTO DI MOTO

BUONANOTTE A TE

SEXI TANGO

GIGI

IL CAFFETTINO CALDO

FIORE DI MAGGIO

SPERIAMO CHE PIOVA

TU NON MI BASTI MAI

051.222525

BIS

GUIDO PIANO

ROSALINA

A DEAN MARTIN