La PAT METHENY UNITY BAND stupisce (e si stupisce) al Forte di Bard

Era il 1980 quando il ventiseienne Pat Metheny registrava il cd “80/81” con l’aiuto di due giganti del sassofono come Michael Brecker e Dewey Redman. Ed era, invece, il 1986 quando pubblicava “Song X” con Ornette Coleman. Da allora ha collaborato con chitarristi, tastieristi, bassisti e percussionisti, ma mai (tranne nel 2005 per una episodica reunion con Coleman) con sassofonisti. E’, quindi, con grande curiosità che nel giugno scorso è stata accolta la pubblicazione del cd della sua nuovissima Unity Band che, accanto a Ben Williams (basso) e Antonio Sanchez (batteria), comprende il sassofonista Chris Potter.

«I miei gruppi ha spiegato Metheny- sono state concepiti come alternativa a formazioni più convenzionali in cui avevo suonato agli inizi della mia carriera. Il fatto che mi siano serviti 30 anni per tornare a questo punto, fa capire in un certo modo quanto siano stati impegnativi per me questi esperimenti alternativi

A convincerlo a riprovarci è stato il quarantunenne sassofonista e clarinettista di Chicago Chris Potter, che, oltre a vantare una sfilza interminabile di collaborazioni eccellenti (tra le quali il chitarrista Jim Hall, uno dei maestri di Metheny), ha un’ottima fama anche come compositore (non a caso il suo cd “Vertigo”, nel 1998 fu inserito tra i 10 migliori dischi jazz dell’anno sia dalla rivista Jazziz Magazine che dal New York Times). «Da fan, l’ho osservato diventare uno dei più grandi musicisti del nostro tempo– ha commentato Metheny- e quando abbiamo suonato insieme nell’album d’esordio di Antonio Sanchez, ho subito notato che il nostro modo di suonare e il nostro fraseggio insieme era molto naturale, e lasciava intendere grand possibilità.»


Messa a punto la band, Matheny ha scritto parecchio materiale nuovo da cui sono stati selezionati i nove brani del cd che la formazione sta presentando con un tour europeo che il 15 luglio ha toccato anche il Forte di Bard per la rassegna “Musicastelle in Blue”. Pur dominato dai pezzi del nuovo cd, il concerto ha visto il cinquantasettenne artista americano tirare un po’ le somme delle esperienze accumulate nei 36 anni di una carriera immancabilmente baciata dal successo (ha vinto sette Grammy Awards consecutivi per altrettanti dischi). Dalle iniziali pennellate sulla visionaria Pikasso a 42 corde alla finale “Are You going With Me” (con Potter al flauto), cavallo di battaglia del suo celebre “Pat Metheny Group” . Passando per un brano, “The Good Life” ,dell’esperienza con Coleman e gli automi musicali di “Orchestrion” che, a mò di burattinaio, ha azionato con chitarra e pedaliera in “Signals (Orchestrion sketch)”. Per il resto ha suonato le nuove composizioni nate in un momento di grazia creativa ed esaltate da un’esecuzione live in cui la bravura e l’interplay tra i quattro musicisti hanno strabiliato. Ma, per una volta, anche lui a Bard ha trovato di che rimanere stupefatto. «Ho suonato in tanti posti- ha detto, infatti, alla fine- ma questo Forte è realmente “incredible, amazing and wonderful”.»

SCALETTA CONCERTO DI BARD

Make Peace

One Quiet Night

Come and See

Roof Dogs

New Year 

This Belongs to You 

Leaving Town 

Police People 

2 Folk Songs 

Signals Orchestrion Sketch 

All the things you are 

Are You going With Me 

The Goodlife 

Did you Get it