Per Iubal e L’Orage è questione di rabbia

E’ questione di rabbia. Il 7 luglio bastava guardare l’espressione con cui Vincent Boniface suonava l’organetto (strumento solitamente relegato in quieti ambiti tradizionali). O la maglietta di Alberto Visconti, con il titolo del pezzo più ribelle, “Working Class Hero”, del ribelle John Lennon. O prima di loro, de L’Orage, i loro “fratelli feroci”, lo Iubal Kollettivo Musicale, urlare la loro rabbia verso una vita con “una cifra sulla schiena che è il codice del tuo padrone”, concludendo il concerto con “Il candidato e il dirigibile” con cui nel 2006 si scontrarono con la realpolitik valdostana perché dedicata ad ”un politico, un amministratore… che abusò della sua posizione, lo confermò pure la cassazione”.

Dietro la musica di Iubal Kollettivo Musicale e L’Orage ascoltata nell’area verde di Chavonne di Villeneuve c’è, indubbiamente, talento e abilità tecnica,  ma c’è, soprattutto,  tanta rabbia. Per  un’aspirazione a vivere di musica che sembra utopia, ma, anche, per le porte sbattute in faccia o per quelle, ancora di più, che in Valle sono sbarrate a chi non abbia una certa militanza politica.

Rabbia, in ogni caso, creativa, che si è sublimata in una musica avventurosa, piena di fantasia e colori e, soprattutto, giocosa, perché sa ricreare il clima delle feste popolari d’antan. Lo stesso che si è respirato tra il migliaio di spettatori accorsi a Chavonne, in una tiepida sera d’estate,  per assistere all’evento musicale valdostano dell’anno.

Evento NON nel senso di successo di spettatori ottenuto investendo un mare soldi pubblici (di quelli si è talmente abusato in Valle da perderne il senso), ma dal latino “evenire”, venire fuori. Perchè la novità della musica dei due gruppi valdostani è l’emergere all’attenzione del grande pubblico dell’altra musica valdostana: quella che NON fa cd per venderli alla Regione, quella che NON sfrutta scorciatoie linguistiche, quella NON accetta compromessi. Quella, soprattutto, che ha coscienza che la musica non può essere solo una vuota accozzaglia di note e parole, ma deve avere un’anima che, come scriveva Kahlil Gibran, per navigare deve avere per timone e vela la passione e la ragione. Ragione, non Regione.

16 responses to Per Iubal e L’Orage è questione di rabbia

  1. Ebbasta says:

    Ma per favore, smettiamola con il mutuare sempre e comunque tutto e tutti. Entriamo nel merito: non c’è niente di nuovo sotto il sole ( musica vecchia, vecchissima, stereotipata da far venire i conati) , saranno anche bravi ragazzi ma mi hanno rotto le palle… loro e chi scrive su di loro perchè altrimenti non hanno argomenti e /o si ritagliano, con la lusinga, una fetta di rispettabilità e di considerazione per colmare il loro vuoto esistenziale.

    • Non c’è vuoto esistenziale maggiore di chi fa lo sbruffoncello nascondendosi dietro l’anonimato. Questa sì che è “musica vecchia, vecchissima, stereotipata da far venire i conati”. A proposito fatti vedere, la facile tendenza al vomito è sintomo premonitore di brutti mali.

  2. Ebbasta says:

    intanto mi scuso per la seconda parte del mio intervento ( scritto di pancia e senza badare a spese come spesso impone il mio carattere impulsivo), esagerata e forse inappropriata, ma era più di ordine generale (sui critici musicali, musicisti spesso falliti) che riferita alla sua persona. Niente contro di lei quindi,Sig. Lo Presti, si tranquillizzi, non perda il suo aplomb siculo, fatta salva la sua tendenza ad omologare, senza peraltro avere pertinenze musicali adeguate ( mai un’analisi approfondita della grammatica e della sintassi musicale nei suoi articoli…), tutto quello che passa il convento. Qui di nuovo c’è il vecchio che continua ad essere nuovo perchè oltre c’è il vuoto. punto. E la solita storia… musica che si presta al “disagio” esistenziale.Lo si fa dalla notte dei tempi…Vuole che ci perdiamo nell’analisi armonica e melodica dei brani? Vuole disquisire sui testi che scoprono l’acqua calda? A disposizione. per quanto riguarda l’anonimato, avrà modo di sapere chi sono, anche se l’anonimato a volte è una strategia per far passare dei messaggi altrimenti inascoltati se direttamente attribuibili ad una persona specifica, che non conta proprio nulla ed è pure “sbruffona” . Baciamo le mani Don Lo Presti.

    • E’ la solita storia, su questo concordiamo. Ma non stiamo parlando di musica colta, anche se pure lì il nuovo è una categoria opinabile. Anche per questo “l’analisi approfondita della grammatica e della sintassi musicale” lascia il tempo che trova, venendo relegata nelle segrete stanze di critici e personaggi austeri cui, forse, lei appartiene. Non a caso la critica specialistica è sparita dai giornali ed anche nelle riviste specializzate è evaporata, pena la chiusura delle stesse. In ogni caso, ripeto, stiamo parlando di MUSICA POPOLARE, in cui “il vecchio che continua ad essere nuovo” è sempre stata la regola. In questo campo si deve parlare di “CANZONI”, senza scindere la musica dalle parole. Il farlo induce facilmente in errore, come lei mi dimostra. IN ogni caso che le CANZONI de L’Orage abbiano un loro valore lo ha confermato anche il loro trionfo ad un concorso nazionale, Musicultura, in cui sono stati voracissimi da una giuria di qualità che comprendeva Gino Paoli, Carmen Consoli, Vasco Rossi, ecc… Tendo ad “omologare tutto quello che passa il convento”? Forse, se, però, mi segue avrà visto che quando ascolto qualcosa di particolarmente interessante tendo ad “omologarlo” un po’ di più. E’, sicuramente, il caso di L’Orage e Iubal Kollettivo Musicale.
      P.S.: la mia mail è loprestigaetano@alice.it mi sveli pure la sua identità

  3. Ebbasta says:

    Musica Popolare , o meglio canzone popolare… ovvero tentativo di sviluppare tematiche vicine ai sentimenti comuni.Bene… posso sentirmi annoiata, almeno? Posso esprimere il mio dissenso sul livellamento del giudizio che non distingue ( o si dimentica di distinguere) tra opere di alto ed oggettivo profilo artistico dalle banali idiosincrasie personali o di una ristretta collettività ? Altrimenti un ipotetico marziano, casualmente atterrato sul pianeta terra, potrebbe non fare distinzione tra Vasco Rossi e Mozart ( già lo fanno i nostri giovani, dando ovviamente piu valore al primo)! . Il fatto che la critica specializzata ( quella vera..non i vari dottori honoris causa e cantautrici che conoscono a malapena il “giro di do” )sia sparita non la squalifica affatto e non dice niente di nuovo sulla sua inattaccabile validità, semplicemente e sintomo di superficialità generalizzata ( la musica non dimentica mai sé stessa, essa non deve mai cessare di essere musica .. diceva Mozart .) anche perchè le note suonate, sia orizzontalmente che verticalmente, sono dati di fatto, non emozioni confuse e dal retrogusto etilico. E’ fisiologia epocale..??? Lei si sentirebbe di dire che Rembrandt è da dimenticare solo perchè perchè è esistito Andy Warhol? Questo per dire cosa… al di la dei buoni Orage o Iubal Folk ( non è un attacco a loro… strimpellano le loro cose, hanno riscontro, sono pure simpatici…ben per loro…il discorso è piu ampio ed è inerente ad un fenomeno di massa di livello mondiale)??? Che l’approccio al sentire l’arte come tale è cambiato? Che non esistono più dei parametri specifici e ben definiti? Che il valore di qualcosa è inscindibile dal consenso che genera? E come viene generato questo consenso? Dal subire passivamente o dall’aderire con sicera partecipazione? Sono queste gli argomenti che sottendono miei crucci mattutini, quando impossibilitata a fare jogging mi sfogo cosi.. 🙂

  4. alberto says:

    Gentile Signora Anonima, sono Alberto Visconti, autore e cantante de L’Orage e mi prendo la briga di intervenire in questa discussione per due motivi. Il primo è naturalmente il fastidio che ho provato nel riscontrare la superficialità del suo giudizio sul mio (nostro) lavoro: immagino che lei non abbia alcuna idea di che cosa in effetti suoniamo e con quale competenza. Il secondo è la sensazione di fraintendimento che mi ha provocato la lettura dei suoi interventi. In un certo senso, infatti, ho l’impressione che ci sia qualcosa di simile nelle motivazioni che ci animano: una sorta di lotta contro la stupidità contemporanea, una sorta di disperato ribellarsi a questa onda di gioiosa omologazione che pervade i nostri tempi innalzando beceri “strimpellatori” a maitre a penser; senza saper più distinguere valori diversi tra il caviale e l’hamburger, tra Rembrant e Topolino (povero Warhol, suvvia), tra Vasco Rozzi e Mozart. Ebbene cara signora, non si lasci fuorviare e mi stia bene a sentire: noi due combattiamo dalla stessa parte della barricata (Bariccata… Il buon Baricco analizza questi temi nel suo saggio “I Barbari” ma sono sicuro che lei non ama Baricco…). Ad ogni modo le racconterò che il nostro primo disco è completamente dedicato alla figura di Arthur RImbaud che, credo converrà con me, giocava in una categoria diversa rispetto al pur apprezzabile Francesco Totti. Se facesse la fatica di ascoltarlo per davvero sentirebbe armonizzazioni molto poco usuali nell’ambito della musica “popolare” con una tensione e ricerca armonica che definire scontata sarebbe un insulto agli anni e anni di studio e di prove che la strada a diventare musicisti professionisti (molti tra noi suonano in numerosi progetti che vanno dal colto al popolare proprio perché siamo professionisti e non possiamo permetterci la sua puzza sotto il naso) ha comportato. Nel nostro nuovo lavoro, per farle un altro esempio, abbiamo musicato un sonetto di Baudelaire: la traduzione che proponiamo rispetta in tutto e per tutto la forma del sonetto. L’Orchestrazione prevede tra l’altro, una Ghironda (strumento millenario)… Forse converrà con me anche questa volta che questa descrizione ha poco a che fare con quella del becerume che ci viene proposto quotidianamente dalla televisione e dalle radio. Perché attenzione Signora, noi il becerume imperante lo subiamo ben più di lei. E se per lei può essere il motivo di uno sfogo mattutino che lascia il tempo che trova per noi è questione esistenziale, e proprio di sopravvivenza: finché il mercato non si rinnoverà relegando per sempre all’oblio il pop di plastica di questi ultimi anni non ci sarà spazio per gente preparata come, a dispetto delle sue posizioni, noi siamo, all’interno dei circuiti nazionali. Questo per noi significa continuare nella nostra lotta solitaria e indipendente (perché tutto quello che abbiamo fatto l’abbiamo fatto solo con le nostre forze), ai limiti della sopravvivenza talvolta. Però io credo che mille valdostani che si prendono la briga di uscire di casa la sera per andare a cantare e ballare le musiche di un gruppo che parlano di Rimbaud, di Calvino, di Cesare Pavese, che suonano strumenti antichi insieme e non invece a delle chitarre elettriche, che si divertono senza spegnere il cervello… ebbene… credo che questi mille valdostani siano qualcosa. E qualcosa di importante per chi, come lei, ama l’arte e la cultura. Qualcosa che potrebbe addirittura farla sorridere, se il suo spirito non fosse così colmo d’amarezza.

  5. Ebbasta says:

    Prendo atto di aver urtato troppe sensibilità e me scuso. Era considerazioni di carattere generale partendo dallo specifico ( che era uno spunto di discussione e non un attacco, purtroppo a volte le dita corrono piu veloci del pensiero). chiedo venia e auguro una carriera luminosa agli artisti sopracitati e soprattutto a lei Sig Visconti.

  6. liliana thouveray says:

    Ascoltar musica e canzoni più o meno “colte” è sempre un fatto soggettivo, se entrano è sempre un piacere.

  7. Biricchi' says:

    @Ebbasta: sei una grande! Le cose che hai detto sono davvero correttissime! Senza parole! @Alberto: forse sarebbe meglio che ti prendessi meno sul serio: citare Rimbau, Baudelaire o suonare strumenti antichi non significa essere artisti nè musicisti di valore…anzi, semmai dimostrare ben poca originalità cosa che al buon Vasco Rossi, diamo a Cesare quel che è di Cesare, non difetta certo a scapito delle sue chitarre elettriche…ad averne!!

    • LUCIO BATTISTI a “Speciale per voi”: “Sono tre ore che state a parlà e non si è capito niente. Io vi propongo delle cose, vi emozionano? vi piacciono? Sì o no? Bene, mi fa piacere. Maestro, sotto con la base”. Il succo della discussione (e della musica POPOLARE) è questo. Grazie Gabriele per la segnalazione.
      P.S.: chi di Mogol (e Battisti) ferisce, di Mogol (e Battisti) perisce

  8. Ebbasta says:

    Sig. Lo Presti, che paura ha di un’opinione anonima ? Un’ opinione è un’opinione, poi sapere chi ci sta dietro ha un’importanza relativa fino a che il dibattito è civile e non viola le legge.. Che desiderio morboso c’è nel sapere CHI scrive piuttosto che concentrarsi sul COSA scrive! Quando mi sono accorta di aver esagerato ho chiesto scusa,quindi non mi si può accusare di essere stata diffamatoria ( anche perchè ho detto quello che pensavo senza usare termini offensivi). Adesso il dibattito continui nel merito, al diavolo chi sono o chi non sono: IO SONO QUELLO CHE SCRIVO: Le va bene? Si? No? Se non le va bene chiudiamo qui il discorso.
    Io non ho niente da perdere…Lei si…in credibilità..se non riesce a sostenere una critica al suo modo di fare opinione solo perchè chi la critica è persona anonima.. Non ci si nasconde dietro l’anonimato ( almeno non io) per fare del male, l’anonimato può essere una scelta di vita, che contrasta con il protagismo assoluto che si respira in questo blog e in alcune persone di cui il blog parla.
    ps: per la cronaca io sono sempre io…non uso identità multiple… continuo a firmarmi come Ebbasta… ed ora blocchi pure il mio commento anonimo.

    • Io ho bloccato un altro commento di Biricchì che si riferiva ad Alberto. Come può notare lei non è stata bloccata ed ha potuto esprimere opinioni (e fin qui va bene) ma anche apprezzamenti su di me (“vuoto esistenziale”, “baciamo le mani Don Lo Presti”, “chi scrive su di loro perchè altrimenti non hanno argomenti e /o si ritagliano, con la lusinga, una fetta di rispettabilità e di considerazione”, il “protagonismo assoluto che si respira in questo blog”) altamente offensivi soprattutto perchè non veri. Che, poi, lei getti il sasso e poi ritiri la mano su questi attacchi asserendo che “sono di pancia”, che non pensava di urtare sensibilità e, comunque, chieda scusa, lascia il tempo che trova. Soprattutto per il peccato d’origine di non avere il coraggio di rivelarsi ed, eventualmente, di avere un confronto di persona. Ne acquisterebbe in credibilità che, invece, perde via via ad ogni intervento, pur avendo anche qualche ragione. Come vede non ho assolutamente timore di chiudere il discorso, piuttosto voglio continuarlo guardandosi negli occhi. Se, poi, guarda in giro per blog vede che la maggior parte dei critici è anonima, mi sembra che la sua intelligenza merita ben altro che l’intruppamento stereotipato.

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