APPUNTI DI VIAGGIO (12): Quando, a STROMBOLI, ad esplodere fu la passione tra Ingrid Bergman e Roberto Rossellini (2012)

1 Stromboli (by Gaetano Lo Presti) ae0b_z

E’ pericoloso giocare col fuoco, figuriamoci coi vulcani! Era, quindi, inevitabile che fra il regista Roberto Rossellini e l’attrice svedese Ingrid Bergman, sbarcati nell’isola di Stromboli nell’aprile 1949, la passione “esplodesse”. Le premesse lo lasciavano, del resto, presagire vista l’appassionata lettera che, nella primavera 1948, quella che allora era la più famosa attrice del mondo (aveva girato Casablanca, Per chi suona la campana, Notorious e avuto quattro nomination all’Oscar) aveva scritto al maestro del neorealismo italiano.

«Caro Signor Rossellini,- vi si leggeva- ho visto i suoi film “Roma città aperta” e “Paisà” e li ho apprezzati moltissimo. Se ha bisogno di un’attrice svedese che parla inglese molto bene, che non ha dimenticato il suo tedesco, non si fa quasi capire in francese, e in italiano sa dire solo “ti amo”, sono pronta a venire in Italia per lavorare con lei.»

Rossellini, grande tombeur de femmes, non tardò ad abboccare all’«amo», nonostante in quel momento fosse legato alla “vulcanica” attrice romana Anna Magnani. Volato a Londra, dove la Bergman stava girando un film con Hitchcock, le propose subito di recitare nel suo nuovo film, Stromboli, senza, però, dirle che la parte era già prevista per la Magnani. La Bergman, a sua volta, lo invitò come ospite d’onore a un party nella sua villa californiana con il Gotha di Hollywood (da Gary Cooper a Bette Davis), e, sembra sia stato in quell’occasione che, in cucina, sia stato concepito il loro figlio Robertino.

A Stromboli i due arrivarono nell’aprile 1949 sul “San Lorenzo“, un barcone da pesca lungo 15 metri, sul quale Rossellini aveva caricato cineprese, riflettori, rotoli di filo elettrico, attori, comparse, sacchi di farina e scatolette di pomodoro. Il vulcano li accolse da par suo, visto che la Bergman scrisse nel suo diario: “un semicerchio di lava rossastra lo avvolgeva, simile a un labbro insanguinato, il cono fumante, mentre un’enorme cascata di pietre scure rotolava verso il basso”. Rossellini scovò nel paesino una casa rosa, quattro stanze vicine al mare, dove si sistemò con sua sorella, Ingrid e la sua segretaria. Girare il film fu un’impresa e la fatica fece sì che ad Ingrid sfuggisse un: «Maledetti questi film realisti.» Per ammansirla Roberto le regalò un piccolo bulldog nero di nome, guarda caso, Stromboli. A completare l’opera, durante le riprese avvenne un’eruzione del vulcano che fornì a Rossellini spunti per girare alcune scene di evacuazione della popolazione, che, insieme a quelle della pesca, costituiscono una specie di “documentario nel film”.

Durante la lavorazione del film sbarcarono a Stromboli anche giornalisti di tutto il mondo per seguire una storia che nell’opinione pubblica americana aveva provocato uno scandalo enorme, visto che l’attrice, pur da tempo in crisi, era ufficialmente ancora sposata con il medico Peter Lindstrom. Il marito chiese, a questo punto, il divorzio, ottenendo l’affidamento della figlia Pia e la Bergman, fino ad allora considerata una specie di santa, divenne un’adultera da lapidare, «apostolo della depravazione di Hollywood». Anche la Magnani si vendicò girando, in quella stessa estate 1949 nella vicina Vulcano, il film “Vulcano”, con Rossano Brazzi, che l’anno dopo fu presentato, a Roma, contemporaneamente a “Stromboli, terra di Dio”. Era il 2 febbraio ’50, e al cinema “Fiamma”, dove ebbe luogo la prima del film della Magnani, il proiettore andò a fuoco. Quando venne sostituito, gran parte degli invitati era sparita. «Cosa succede?», urlò la Magnani. «I giornalisti se ne sono andati- le risposerò- perché la Bergman ha appena avuto un figlio e la stampa sta raggiungendo l’ospedale.» E’ pericoloso giocare col fuoco, figuriamoci coi vulcani!