La “S(u)onata per strumenti a fato” di GAIA MOBILIJ

Sarà per quel Giove che favorisce viaggi e avventure. O per il pianeta co-dominante Nettuno che li rende particolarmente abili nel cambio di “maschera”, ma gli appartenenti al segno dei Pesci sono spesso caratterizzati da inquietudine. Umana ed artistica.

Lo conferma la pescarese Gaia Mobilij, nata il 12 marzo 1975, che il 9 giugno si è esibita all’Espace Populaire di Aosta. Polistrumentista, è passata attraverso svariate esperienze umane ed artistiche (ha fatto, anche, teatro, mimo e clownerie). «Probabilmente sono alla continua ricerca di me stessa.- ammette- ma dovrebbe essere una condizione tipica di ogni artista degno di questo nome essere alla continua ricerca di nuove sonorità ed avventure.» Gran parte delle sue esperienze artistiche, la Mobilij (il nome sembra derivare da lontane origini albanesi) le ha concentrate nello spettacolo “S(u)onata per strumenti a fato” portato all’Espace con la regia e la voce narrante di Giuseppe Vetti. Curioso anche il sottotitolo: “spettacolo musical-teatrale forse autobiografico, forse no”.

«E’ un excursus un po’ romanzato, sulla mia vita e la mia professione.– ha spiegato- In gran parte è una storia di fallimenti, infatti è uno spettacolo… comico.» La Mobilij è, così, passata da pezzi di musica classica (nel 2001 si è diplomata in pianoforte al Conservatorio di Pescara) a canzoni di Edith Piaf (ha studiato e lavorato a Parigi), da hit di Lady Gaga («perché sognavo di diventare una rockstar») a pezzi popolari suonati con le lire calabrese e cretese («mi sono appassionato alla musica etnica studiando Etnomusicologia all’Università “La Sapienza” di Roma»).

Durante lo spettacolo la musicista abruzzese ha recitato con tono stralunato, mimato e messo in mostra il suo schizofrenico polistrumentismo, passando dal pianoforte (in cui ha alternato Bach e Chopin a “La Bamba”), lira calabrese, fisarmonica, chitarra e tamburello. «Segnano dei periodi della mia vita.– ha concluso- Nello spettacolo è il fato che muove tutto, facendo sì che, nonostante io cerchi di scappare dalla musica, questa mi rincorra sempre.»