“Il più bel discorso sul rock’n’roll mai sentito” di BRUCE SPRIGSTEEN

A mezzogiorno del 15 marzo 2012quando tutti i musicisti degni di questo nome dormono»), alla Ballrom del Convention Center di Austin, Texas, Bruce Springsteen ha tenuto uno dei suoi più bei “concerti”. Senza E Street Band (che, comunque, era in prima fila) e senza strumenti (anche se una chitarra acustica ad un tratto si è materializzata), ma toccando le “key notes (note giuste)” in quello che è stato definito “il più bel discorso sul rock’n’roll mai sentito”.

L’occasione era il “Keynote Address” (discorso inaugurale) del South By Southwest Music Conference (SXSW), il più importante appuntamento internazionale dell’anno per l’industria musicale americana, che attira ad Austin 50000 professionisti della musica e più di 2000 band da tutto il mondo, che si esibiscono in circa 100 locali.

In poco meno di un’ora The Boss ha parlato della rivoluzione sociale e culturale che il rock ha provocato, dei mutamenti avvenuti nella tecnologia e nella comunicazione e, soprattutto, degli artisti che hanno influenzato il suo percorso musicale. Perché oggi che «viviamo in un mondo postautentico, l’autenticità è una casa degli specchi. In fin dei conti, tutto si riduce a quel che porti con te quando le luci si abbassano: i tuoi maestri, le tue influenze, la tua storia personale. E ciò che conta davvero è il potere e lo scopo della tua musica.»

Per Bruce tutto partì nel 1956, con “il momento di genesi”, quando vide Elvis Presley all’Ed Sullivan Show. «Una settimana dopo- ha raccontato- ispirato dalla passione nei pantaloni di Elvis, le mie piccole dita di seienne si aggrapparono per la prima volta al manico di una chitarra noleggiata da Mike Deal’s Music di Freehold, New Jersey

Ha, quindi, tirato fuori ricordi di doo-wop («la musica più sensuale mai composta»), del pop di Johnny Cash e Roy Orbison, del “Wall of Sound” di Phil Spector, dei Beatles e degli Animals di “We Gotta Get Out of This Place”. «Ecco, dentro questa canzone ci sono tutte le canzoni che ho mai scritto.- ha confessato- Tutte quante. E non scherzo. C’è Born to Run, Born in the USA, tutto quel che ho fatto negli ultimi quarant’anni, compresi i pezzi nuovi…Anche “Darkness on the Edge of Town” trasuda “Don’t Let me Be Misunderstood” da tutti i pori.»

Ha, quindi, citato James Brown («che faceva il culo a strisce ai Rolling Stones»), Bob Dylanil padre del mio Paese, musicalmente parlando, ora e per sempre») e il fatalismo del country, finendo con il senso di libertà di Woody Guthrie. Ed è stato dopo aver accennato “This land is your land” che ha fatto una calorosa esortazione alle nuove generazioni di artisti che affollavano le strade e i club di Austin. «Fatevi sentire, musicisti, fatevi sentire. Aprite le orecchie e aprite il cuore. Non prendetevi troppo sul serio e prendetevi sul serio come la morte. Non preoccupatevi, e preoccupatevi da star male. Abbiate una fiducia di ferro in voi stessi, ma dubitate sempre: vi tiene svegli e all’erta. Pensate sempre di essere i figli di puttana più fichi della città, e pensate sempre che fate schifo! In questo modo rimarrete onesti. Rimarrete onesti. Cercate di tenere sempre vive nel cuore e nella mente due idee completamente contradditorie. Se riuscirete a non diventare matti, vi ritroverete più forti. E restate tosti, restate affamati, restate vivi.» L’e-book “La nota giusta” di Bruce Sprinsten è disponibile gratuitamente su Apple Store.