Il metodo “bona” e le musiciste classiche pin-up

Il metodo “bona” è sempre più in auge nel mondo della musica classica. Fino a poco tempo fa era indissolubilmente legato al metodo di solfeggio del compositore pugliese Pasquale Bona, che da anni è alla base dell’insegnamento della musica, da qualche anno, invece, si è, in senso lato, esteso alla serie di concertiste classiche “figone” che l’industria discografica ha imposto all’attenzione del grande pubblico e dei principali circuiti concertistici. Mani da virtuoso e portamento da modella, è tutto un fiorire di violiniste-modelle, violoncelliste-pin-up e soprani-veline.

Se ne è accorto addirittura Playboy che lo scorso anno ha lanciato un sondaggio su «the sexiest babes of classical music», che invitava ia votare la più bella fra dieci bellissime della musica colta. Ha vinto la violinista Jennifer Frautschi davanti alla collega Julia Fischer. Un predominio delle violiniste confermato dal buon piazzamento, nonostante i suoi 45 anni, di Anne-Sophie Mutter. In questo campo, del resto, la Mutter è stata un’antesignana, coltivando la sensualità della sua immagine attraverso le foto in copertina dei suoi dischi e dichiarazioni del tipo: «Il violino è vivo, è il mio amante sensuale. Un prolungamento del corpo. Per questo, da sempre, suono indossando vestiti senza maniche e con le spalle nude: mi piace sentirlo sulla pelle.»

La Mutter è stata una delle pupille del leggendario Herbert von Karajan, come del resto la clarinettista Sabine Meyer che fu all’origine della clamorosa rottura tra il celebre direttore austriaco e i Berliner Philharmoniker. Da sempre affascinato dalle bionde, Karajan impose l’assunzione della strumentista nonostante il veto dell’orchestra. La Meyer subentrò come primo clarinetto al leggendario Karl Leister, ma dopo un anno lasciò liberamente l’orchestra. La scia di polemiche che ne seguì, però, portò, nel 1986, alla scissione -da parte dell’orchestra e dell’amministrazione generale- del contratto che legava i Berliner a Karajan fino al 1987.

Anche in Valle d’Aosta più che i concerti di Radu Lupu o Luciano Berio, si ricordano le grazie della violinista russa Viktoria Mullova o della violoncellista Tatjana Vassileva. O, per rimanere all’ultima Saison Culturelle, quelle della bionda trombettista inglese Alison Balsom e della pianista Khatia Buniatishvili.

Interessante, a questo proposito,lo studio condotto da Noola K. Griffiths dell’University of Sheffield su quanto la percezione della bravura delle musiciste dipenda dal loro fisico o look.

La ricercatrice inglese ha, infatti, filmato 4 violiniste classiche (tra i 20 e i 22 anni, di taglia simile e appartenenti allo stesso gruppo etnico per ottenere un campione esteticamente più uniforme possibile) impegnate a suonare lo stesso brano musicale in tre diverse tenute: in abito da sera, in jeans e maglietta e con un tubino sexy. 

Dopodiché ha sostituito le 12 tracce musicali ottenute con una unica traccia musicale (registrata da un musicista anonimo che non ha partecipato allo studio) per ottenere la massima uniformità possibile tra le performance tecniche analizzate.

Sono, quindi, stati selezionati 30 esperti di musica (studenti dell’University of Sheffield o membri dell’orchestra della Sheffield Philarmonic), ai quali sono stati mostrati tutti i video, pregandoli di dare alle performance un voto da 1 a 6.

È emerso che in tutte le categorie di giudizio proposte le performance effettuate in abito da sera hanno ricevuto voti sensibilmente più alti. Non farà, quindi, il monaco, ma, evidentemente, l’abito contribuisce non poco a creare la virtuosa classica di successo.

Janine-Jansen_xlarge

Olga Jegunova 1334.b