The guitar killer EMANUELE POLI

Il trentenne Emanuele Poli ha molto del guitar hero. Dal physique du rôle, tra l’efebico e il maudit, ad una storia personale che ha conosciuto bruschi alti e bassi. Il musicista torinese ha, soprattutto, una bravura trascendentale nel suonare la chitarra che lo pone di diritto nell’iperuranio degli “shredder”, nome che deriva dall’inglese “to shred” che vuol dire “stracciare, ridurre in briciole” i rivali. «E’ un tipo di chitarrismo estremo.– spiega Poli- Tecnicamente ed armonicamente molto complesso e spettacolarmente molto appariscente. Molti si limitano a far sfoggio di velocità “smarronando” note su note e finendo per triturare le palle, io, invece, punto a miscelare il tocco di spettacolarità che caratterizza il genere con la musicalità legata a giusti fraseggi e armonie.»

Qualità che, nel 2008, lo hanno portato ad un soffio dal suonare in tour con Zucchero (occasione svanita per uno di quei “bassi” di cui sopra) e sulle quali garantisce Alessandro Giorgetta, insegnante di chitarra della SFOM e del CCS Cogne di Aosta che il 23 marzo gli ha organizzato una masterclass nel salone del CCS Cogne che nei manifesti è, significativamente, stata annunciata con lo slogan “the guitar killer is back” (Poli era già stato ad Aosta). Al termine il “killer” è passato dalla teoria alla pratica nel corso di un miniconcerto che lo ha visto affiancato dallo stesso Giorgetta al basso, da Simone Pellicanò alla batteria e da Giada Cognein alla voce. In programma rivisitazioni di “Sunny” e di alcuni classici di Jimi Hendrix ed un medley di cavalli di battaglia del chitarrista svedese Yngwie J. Malmsteen, famoso per aver portato all’estremo l’applicazione della musica classica alla chitarra elettrica in un contesto heavy metal. «E’ lui che negli anni Ottanta ha dato il la all’orda di cristiani che cercano di suonare così.– ha chiosato Poli- A me piaceva molto quando ero ragazzo, adesso preferisco altra roba più sul lato fusion e jazzato e chitarristi come Greg Howe, Richie Kotzen e Vinnie Moore