APPUNTI DI VIAGGIO (10): Quella volta al Dickens Festival di ROCHESTER (2005)

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Sono passati due secoli dalla sua nascita (Portsmouth 7 febbraio 1812), eppure le opere di Charles Dickens, il più grande scrittore inglese dopo Shakespeare, sono quanto mai vive. Lo dimostra il “cratere Dickens” che gli è stato intitolato su Mercurio, ma, anche, il successo, nel 2009, del film in 3D “A Christmas Carol”, tratto da un suo racconto del 1843.

Per celebrarne il bicentenario della nascita oggi si terranno nel mondo oltre mille eventi, mentre, ad agosto, a Portsmouth sarà inaugurato il suo primo monumento (nonostante Dickens avesse definito “abominevole” questo genere di sculture).

Da anni, poi, Dickens rivive due volte l’anno a Rochester, durante il Summer (a giugno) e il Christmas (a dicembre) Dickens Festival che popolano la cittadina del Kent di una moltitudine di coloratissimi costumi ispirati alle sue opere.

Da David Copperfield al corpulento Mister Pickwick, dall’arido e tirchio Ebenezer Scrooge di “A Christmas Carol” al viscido Uriah Heep, da Oliver Twist a Joe, un cocchiere del “Circolo Pickwick” che si addormentava di continuo per cui ha fatto sì che la “Sindrome delle apnee ostruttive” fosse ribattezata “Sindrome di Pickwick“.

Rochester fu, infatti, la città più amata da Dickens, che vi visse gli ultimi anni e morì il 9 giugno 1870. A due chilometri dal centro della «piacevole, piccola, linda, bella e prospera» cittadina nel 1856 comperò Gad’s Hill, dove ospitò Hans Christian Andersen.

Nel suo giardino venne montato lo “chalet svizzero”, regalatogli dall’amico attore Charles Fetcher e arrivato smontato dalla Svizzera, in cui Dickens scrisse “La piccola Dorrit”, “Grandi speranze”, “Il nostro comune amico” e “Il mistero di Edwin Drood”.

E’, infine, “nel piccolo cimitero sotto le mura del castello di Rochester” che voleva essere tumulato, ma una vera e propria sollevazione popolare fece sì che, dopo la morte, fosse portato da un treno speciale nel Poets’ Corner dell’abbazia di Westminster.

La sua originaria volontà di essere sepolto a Rochester è, però, ricordata da una targa posta nella Cattedrale «che odora di terra» che aveva citato in tre romanzi: “Grandi Speranze”, “Il Circolo Picwick” e l’incompiuto “Mistero di Edwin Drood”.