Ad Aosta PAOLA TURCI incanta con “le storie degli altri” cantautori italiani

Pur avendovi fatto finora un solo concerto (al Palais Saint-Vincent nel febbraio 2003), la Valle d’Aosta occupa un posto importante nella vita della cantautrice romana Paola Turci. Si può, infatti, dire che la sua carriera sia iniziata “in questa parte del mondo”. «Durante le vacanze natalizie dell’82- ha raccontato-scappai di casa perché i miei non volevano che facessi la cantante. Avevo 18 anni, e, con l’inseparabile chitarra, mi ritrovai a cantare per un paio di settimane all’Hotel “Des Alpes”, tra Courmayeur ed Entreves. Per caso mi sentì un giornalista di una testata nazionale che stava facendo un servizio sulle capitali dell’inverno, e mi inserì, con tanto di foto, nell’articolo su Courmayeur. Fu la mia fortuna, perché, quando i miei genitori mi videro sul giornale, si ricredettero sulle mie capacità musicali.»

Da allora ne ha fatta di strada, affermandosi come una delle voci più interessanti del panorama musicale italiano, con all’attivo 9 Festival di Sanremo, 14 Cd e canzoni come “Volo così”. Nel 2009, al concorso “Musicultura” di Macerata, ha incrociato la valdostana Naïf Hérin, rimanendone colpita. «Per il suo aspetto, che non passa inosservato- ha ricordato- ma, anche, per come scrive, giocando con le parole e andando in profondità pur rimanendo leggera. Mi piacque, in particolare, come cantò “Oui Maman”, l’uso del francese mi affascinò e le chiesi di scriverne una anche per me

Nacque, così, una collaborazione che l’ha portata a registrare due canzoni di Naïf Hérin (“Tous les jours” e “Goccia”) nel cd “Giorni di rose” e un rinnovato interesse per la canzone francese, che il 3 febbraio si è concretizzato nel progetto che le due cantautrici hanno portato sul palco del Teatro Giacosa di Aosta per la Saison Culturelle. Le due hanno, infatti, rivisitato grandi classici della canzone italiana e francese, dal primo dopoguerra ai giorni nostri, sottolineandone divergenze ma anche affinità, soprattutto nella canzone d’autore.

Mentre Naïf Hérin ha fatto gli onori di casa occupandosi del versante francofono, la Turci, accompagnata da Pier Paolo Ranieri (basso) e Andrea di Cesare (violino e pianoforte), ha rivisitato da par suo pezzi come “Pensiero stupendo”, “Mi sono innamorata di te”, “Preghiera in gennaio” e “Ovunque proteggi”. Per, poi, unirsi alla valdostana in classici francesi come “Tous les visages de l’amour” di Aznavour e “La chanson des vieux amants” di Brel. «Amo cantare i grandi autori italiani- ha confessato prima del concerto- e li ho spesso registrati su cd: dal Modugno di “Dio come ti amo” al Gaber di “Si può”. I pezzi che canterò ad Aosta fatto la storia della musica italiana.» Storia che anche lei ha contribuito a fare grazie alla bravura e all’istinto di mettersi continuamente in discussione. Nell’occasione lo ha confermato con un’interpretazione da brividi della sua “Attraversami il cuore” e l’annuncio dell’uscita ad aprile del cd “Le storie degli altri”, già anticipato dalla pubblicazione del singolo “Utopia”. «Vi affronto il tema degli ultimi, che, sparita la cultura dell’accoglienza, vengono attualmente emarginati molto più di prima. Non ci resta che aggrapparci all’utopia che è la porta della speranza di un mondo diverso.» Mondo che dovrebbe essere unificato anche nel segno della musica, come ha detto al termine dei bis cantati con Naïf Hérin: “Tous les jours” e “Bambini”.


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